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Deborah Fait
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Solidarietà a Giovanbattista Brunori: la verità non si processa 31/07/2026

Solidarietà a Giovanbattista Brunori: la verità non si processa

Commento di Deborah Fait

 Deborah Fait
Deborah Fait

 

A quanto pare, nel magnifico mondo della sinistra militante, la libertà di stampa funziona così: sei libero di dire tutto quello che vuoi, purché tu dica esattamente quello che vogliono loro.

Se invece osi raccontare quello che accade davvero in Israele senza recitare il rosario della demonizzazione, allora cambia tutto. Diventi improvvisamente un problema. Un bersaglio. Un giornalista da mettere sotto esame, da delegittimare, da attaccare.

È quello che sta accadendo a Giovanbattista Brunori.

Quale la sua colpa? Quella di aver chiamato "escursionisti" un gruppo di israeliani (famiglie con bambini) che stava facendo un'escursione a Nablus in Samaria, di non averli apostrofati come coloni e di aver raccontato che erano caduti in un'imboscata araba che ha sparato e ammazzato due del gruppo. 

Ieri sera al Tg2 hanno mostrato di nuovo il servizio di Brunori ma solo la parte che riguardava le violenze dei “coloni” e quelle di alcuni soldati IDF. hanno tagliato la parte che parlava delle violenze compiute dai palestinesi. Ecco come funziona la fogna dell'informazione italiana!

A Brunori va tutta la mia solidarietà e tutta la mia ammirazione per il coraggio di fare il giornalista senza chiedere il permesso ai sacerdoti del pensiero unico.

Perché oggi, evidentemente, raccontare Israele con obiettività è diventato un atto sovversivo.

Basta pronunciare la parola "genocidio" e improvvisamente si aprono tutte le porte. Basta accusare Israele di ogni nefandezza possibile e nessuno pretende più prove, contesto, equilibrio o memoria.

La storia? Quella si può tranquillamente manipolare. 

 

Il 7 ottobre? Dimenticato. Hamas? Meglio non parlarne troppo.

Israele è sempre e comunque sul banco degli imputati.

E guai al giornalista che osa uscire dal recinto imposto dalla sinistra e dai suoi amichetti musulmani. 

E quando la demonizzazione dello Stato ebraico diventa così sistematica, così ossessiva e così sproporzionata rispetto a qualunque altro Paese del mondo, sarebbe ora che qualcuno avesse il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: odio, odio e ancora odio.

L'antisemitismo a volte si presenta con la svastica, altre volte con lo slogan "Israele assassino" o per cambiare ritornello "Netanyahu assassino". Io non dimentico il volto schifato di Paolo Del Debbio ogni volta che pronunciava le parole Israele o Netanyahu. Non dimentico Carmen La Sorella che sghignazzava parlando degli stupri del 7 Ottobre. Per loro nessun rimprovero, nessun richiamo, nessuno scandalo, nessun manifesto. "Israele stato canaglia" lo hanno detto e ripetuto quasi tutti in questi anni dopo il 7 Ottobre, lo hanno detto apertamente giornalisti della sinistra militante, giornali inutili come il Fatto Quotidiano, detto anche Fango quotidiano,  AVS con i due sacerdoti dell'odio Fratoianni e Bonelli, il Movimento 5 Stelle, Giuseppi Conte in testa,  molti del PD, per non parlare di chi pretende di cancellare Israele dalla carta geografica attraverso boicottaggi, delegittimazione e campagne di odio.

A volte, per non apparire troppo antisemiti, la campagna d'odio si traveste da rispettabile indignazione politica. Ma il risultato non cambia: Israele è sempre il colpevole. Gli altri, sempre le vittime.

Lo scandalo è che qualcuno pensi di poter stabilire ciò che un giornalista è autorizzato a dire.

A Giovanbattista Brunori diciamo: non mollare.

Continua a fare il tuo mestiere.

Continua a raccontare.

Continua a dare voce alla realtà, anche quando la realtà disturba i professionisti dell'indignazione selettiva.

Perché la libertà di stampa è un diritto.

E noi non accetteremo che venga trasformato in una tessera di appartenenza ideologica.

Brunori non è sotto processo perché ha raccontato male la realtà, lo è perché ha osato raccontarla in modo diverso da quello che qualcuno pretendeva.

Ed è proprio per questo che moltissimi, come me, sono al suo fianco con tutta la solidarietà dovuta a un giornalista bravo e onesto.  Ma è anche solidarietà al diritto di fare informazione senza essere sottoposti a processi politici e campagne di intimidazione. È solidarietà a chi rifiuta di inginocchiarsi davanti alla propaganda.

Con tutta la mia indignazione, ho una domanda da fare agli odiatori di Israele:

Se siete così sicuri di avere ragione, perché avete tanta paura di chi racconta una verità diversa dalla vostra?

 


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