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Cronacaqui.it Rassegna Stampa
22.06.2009 I fondi per la nuova moschea di Torino non provengono dal Marocco, ma da fondamentalisti islamici
Perchè i quotidiani italiani nazionali non trattano la notizia?

Testata:Cronacaqui.it
Autore: La redazione di Cronacaqui.it
Titolo: «Mistero sui 2 milioni per la maxi moschea»

Riportiamo da WWW.CRONACAQUI.IT l'articolo dal titolo " Mistero sui 2 milioni per la maxi moschea ".

La notizia che i fondi per la costruzione di una maxi moschea a Torino non provengono dal Marocco ma, molto probabilmente, da fondamentalisti islamici non è stata pubblicata su nessun quotidiano. Perchè? Le moschee, molto spesso, diventano centri di reclutamento per terroristi islamici. E' una notizia di poco conto l'ipotesi che dei terroristi vogliano costruirne una a Torino e che stanzino per il loro progetto ben 2 milioni di euro? Invitiamo i lettori di IC a protestare con i quotidiani che leggono abitualmente per la mancanza di informazione riguardo questa notizia.
Ecco l'articolo:

 Souad Sbai. Sarà lei a richiamare l'attenzione del Parlamento italiano sulla vicenda della moschea torinese

TORINO - Altro che contributo del ministero degli Affari religiosi: sul conto in banca dell´imam Khounati starebbero indagando i servizi segreti marocchini. L´annunciato finanziamento della moschea di via Urbino sarebbe, infatti, al centro di una indagine della Direzione generale per gli studi e documentazioni, l´intelligence marocchina all´estero, secondo quanto riportato dal più autorevole quotidiano di Casablanca, Assabah. «Falsità, montate ad arte con uno scopo politico - replica l´imam Abdelaziz Khounati -. La cifra che l´Umi ha ricevuto dal ministero degli Affari religiosi è di molto inferiore ai due milioni di euro di cui si è parlato, ed è tutto alla luce del sole».

A darne notizia, in Italia, è l´onorevole Souad Sbai, che il prossimo lunedì porterà l´intera faccenda all´attenzione del Parlamento. A partire dal finanziamento di due milioni di euro che proprio l´imam della moschea della Pace di Torino, Abdelaziz Khounati, avrebbe ricevuto da un finanziatore privato per un progetto ambizioso e decisamente contestato. L´apertura di un grande centro islamico nel cuore di Borgo Aurora. «Questi soldi sarebbero stati versati sul conto personale di un sedicente imam - spiega il deputato del Pdl -. La cronaca di questi anni ci ha mostrato che pericolo possano rappresentare questi imam fai da te in termini di sicurezza nazionale e internazionale e non possiamo permettere che venga loro lasciato libero gioco».
Immediate le reazioni del mondo politico torinese.

«La Giunta torinese, sindaco e assessore Curti in testa, ci ha rassicurato nelle scorse settimane sulla moschea - commenta il consigliere comunale Andrea Tronzano, (Pdl) -. Chiediamo conto di chi sia e che cosa faccia l´associazione La Palma, Onlus costituita ad hoc per questo progetto, e chi controlla questi due milioni di euro». Transitati, a quanto pare, da conto privato a conto privato. « È ora che venga fuori la verità - continua Mario Carossa (Lega Nord) -. Il sindaco ha sbandierato ai quattro venti il fatto che questa moschea venisse aperta attraverso i fondi del governo marocchino. Se la notizia fosse confermato il sindaco avrebbe preso, per una colpevole superficialità, ancora una volta in giro i cittadini torinesi». Proprio quei cittadini che, nei giorni immediatamente successivi alla notizia dell´apertura di una moschea nel loro quartiere, hanno raccolto oltre 1800 firme per manifestare la propria contrarietà al progetto. «Per questo meritano rispetto - sottolinea il consigliere del Pdl alla Sette, Franco Poerio - Noi siamo contrari alla apertura e, dopo questa notizia, se venisse confermata, capiamo quanto fossero giuste le nostre posizioni».

Da Bruxelles, intanto, anche l´onorevole Mario Borghezio (Lega Nord) annuncia battaglia. «Il progetto di una grande moschea a Torino resta estremamente pericoloso - spiega -. Questo progetto è diretto e coordinato dall´Unione musulmani italiani, presieduta da Abdelaziz Khounati, seguace del partito islamista radicale marocchino Al Adala wa Attanmiya (Giustizia e sviluppo)».

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