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La Repubblica - Il Foglio Rassegna Stampa
07.09.2022 Centrale nucleare: un altro ricatto di Putin
Cronaca di Daniele Raineri, commento di Cecilia Sala

Testata:La Repubblica - Il Foglio
Autore: Daniele Raineri - Cecilia Sala
Titolo: «Zaporizhzhia, l’allarme dell’Onu: 'Rischio catastrofe, i russi se ne vadano' - Rischio Zaporizhzhia»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 07/09/2022, a pag. 14, con il titolo "Zaporizhzhia, l’allarme dell’Onu: 'Rischio catastrofe, i russi se ne vadano' " l'analisi di Daniele Raineri; dal FOGLIO, a pag. 1, l'analisi di Cecilia Sala dal titolo "Rischio Zaporizhzhia".

Ecco gli articoli:

Daniele Raineri: "Zaporizhzhia, l’allarme dell’Onu: 'Rischio catastrofe, i russi se ne vadano' "

Festival Internazionale del Giornalismo
Daniele Raineri

Ieri il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, ha presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il rapporto sulla situazione alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, che lui stesso aveva visitato alla testa di una squadra di ispettori internazionali una settimana fa. Due sono i punti principali. Grossi ha definito la situazione «non sostenibile » e ha detto che occorre un cambio di rotta rapidissimo altrimenti si rischia che succeda qualcosa di «very very catastrophic». È un cambiamento rispetto a una settimana fa, quando invece era apparso più ottimista sulla capacità dell’Agenzia delle Nazioni Unite di tenere sotto controllo con la sua presenza quello che succede attorno ai sei reattori dell’impianto nucleare più grande d’Europa. Il secondo punto è che Grossi chiede la creazione di una zona di sicurezza, una bolla smilitarizzata all’interno della quale russi e ucraini – che da mesi si scambiano colpi di artiglieria vicino all’impianto – sarebbero tenuti a rispettare una tregua in nome di un principio di sicurezza superiore. Il rapporto di cinquantadue pagine nota anche che i russi hanno piazzato armi e mezzi militari dentro alla centrale nucleare e questa aumenta il pericolo – tra l’altro la posizione ufficiale di Mosca è che non ci sono armi e mezzi militari russi sul posto se non quelli degli “addetti alla sicurezza”, ma è stata già smentita così tante volte da testimonianze, video e immagini satellitari che ormai non è nemmeno più un punto importante. E c’è anche l’elenco dei danni causati dai colpi d’artiglieria, incluso un colpo che ha sfondato il tetto dell’edificio che contiene le scorte di combustibile nucleare e il deposito delle scorie. I sei reattori sono invece protetti da calotte di cemento che li rendono molto meno vulnerabili anche ai danni causati dalla guerra. Non siamo in presenza di un’emergenza nucleare, dice il rapporto, ma i colpi di artiglieria «devono cessare immediatamente ». L’Agenzia si astiene dall’indicare chi tra le due parti è quella che bombarda la zona della centrale. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, sostiene la richiesta della «zona di sicurezza» da parte dell’Agenzia e chiede che sia realizzata in due fasi. In un primo momento russi e ucraini «devono impegnarsi a non intraprendere alcuna attività militare verso o dal sito» e poi «come secondo passo dovrebbero garantire un accordo su un perimetro smilitarizzato. Le forze russe devono impegnarsi a ritirare tutto il personale e l’equipaggiamento militare dalla centrale e le forze ucraine devono impegnarsi a non entrarvi». L’ambasciatore di Mosca alleNazioni Unite, Vasily Nebenzya, ha risposto che la Russia non considera seria la proposta di una zona di sicurezza attorno alla centrale nucleare. L’idea di abbandonare un sito che in questi mesi è diventato non soltanto una guarnigione militare ma anche il pilastro del fronte russo nella regione di Zaporizhzhia non piace per nulla al Cremlino. Nebenzya nega checi siano armi pesanti all’interno della centrale e sostiene che se i russi se ne andasse ro «arriverebbero subito gli ucraini a occuparla ». I soldati russi, ha aggiunto l’ambasciatore, «proteggono e garantiscono la sicurezza della centrale». C’è poi il fattore umano. I tecnici ucraini che gestiscono il funzionamento dell’impianto – sotto il controllo fisico dei soldati russi ma anche in contatto con il governo ucraino – sono sotto pressione, spiega il rapporto dell’Aiea, non possono prendere decisioni in libertà e da quaranta giorni non lasciano la centrale. Questo potrebbe portare a errori, in un contesto nel quale sarebbe molto raccomandabile non commetterne.

Cecilia Sala: "Rischio Zaporizhzhia"

Cecilia Sala (@ceciliasala) | Twitter
Cecilia Sala

Kyiv, dalla nostra inviata. Ieri è stato pubblicato il report dell’Agenzia per l’energia atomica dell’Onu sulla centrale di Zaporizhzhia: “E’ importante che ciò che sappiamo dai lavoratori, cioè che la situazione è insostenibile, lo scrivano anche gli esperti internazionali”, dice Olga Kosharna, specializzata in sicurezza delle centrali atomiche e membro del Consiglio per la regolamentazione del nucleare di Kyiv. Kosharna non ha mai creduto al “rischio Chernobyl” e neppure che i russi possano provocare un disastro nucleare intenzionalmente: “Per Putin è un altro strumento di ricatto”. Per Kosharna è un altro modo per giocare con le paure europee. “Ma per far funzionare il ricatto, i russi scollegano l’impianto nucleare dalla rete elettrica di Kyiv: è un’operazione pericolosa perché quei canali elettrici alimentano il sistema di raffreddamento che serve a evitare la fusione dei reattori”. Quando la centrale viene scollegata, entra in funzione il piano B: “Per legge deve essere sempre presente una quantità di carburante che sia sufficiente ad alimentare l’impianto di raffreddamento per dieci giorni, nel caso in cui la centrale rimanga isolata”. In questo momento l’unico reattore attivo, il numero sei, fa affidamento sul sistema di emergenza per mantenere una temperatura che non costituisca un pericolo: “Quando finisce il carburante di riserva, inizia il conto alla rovescia per il peggio”. Non è la prima volta che i russi scollegano la centrale. “E l’hanno sempre riattacca alle linee prima che si sfiorasse la fase critica”. Il gioco perverso di Vladimir Putin sarebbe questo: scollegare la centrale a intervalli regolari e terrorizzare l’opinione pubblica mondiale ma soprattutto europea allo scopo di spingere gli alleati dell’Ucraina a rivolgersi a Zelensky con il seguente messaggio: stiamo rischiando una catastrofe di portata immensa e, arrivati a questo punto, devi fare dei sacrifici e cedere qualcosa a Putin pur di evitarlo. Olga Kosharna è convinta che, anche questa volta, i russi riallacceranno la centrale nucleare alla rete di Kyiv, “ma una centrale nucleare andrebbe maneggiata con estrema cura, non dovrebbe essere lo strumento dei giochi psicologici di Mosca perché, a prescindere dalle intenzioni, in un contesto così precario gli eventi possono precipitare”. Il contesto precario è dovuto anche ad altri due fattori. Il primo è che i russi hanno riempito la centrale di armi – nelle immagini satellitari si vedono quaranta mezzi militari nascosti nell’impianto, che viene usato come scudo – e se fossero colpite causerebbero potenti esplosioni secondarie. Il secondo riguarda il contesto particolarmente stressante per i dipendenti, Kosharna ne conosce alcuni ed è in contatto costante con loro: “Alcuni sono scappati, e adesso manca personale sufficiente a coprire tutte le mansioni. Quelli che sono rimasti, evidentemente non possono lavorare in modo sereno e questo influisce sulla loro concentrazione. Conoscevo il nostro elettricista che è stato trovato morto nel suo appartamento, come il sommozzatore che si è rifiutato di registrare un video in cui avrebbe dovuto dire che i soldati ucraini avevano nascosto le armi nelle vasche per il raffreddamento dei reattori, e che per questo è stato torturato e poi ucciso dai russi”. Venerdì – con due ispettori dell’Aiea presenti nella centrale – è stata scollegata anche l’ultima delle quattro linee elettriche rimasta attiva per un incendio causato dai combattimenti nell’area. Lunedì, a seguito di un’altra esplosione, è stata scollegata anche quella minore di riserva e ieri c’è stato un nuovo incendio. Oltre alla conta dei danni (nel report non ci sono novità sostanziali, solo descrizioni più dettagliate di quelli già noti), la presenza degli ispettori internazionali servirà a capire se i russi hanno sottratto materiale nucleare da usare per scopi militari, cioè per le armi atomiche di Mosca. Secondo la professoressa Kosharna è molto probabile che abbiano rubato quantomeno i documenti e i campioni di alcune tecnologie americane utilizzate nella centrale che gli Stati Uniti hanno venduto all’Ucraina e di cui i russi non dispongono (o non disponevano). Inizialmente, i russi avevano in mente un altro piano per la centrale di Zaporizhzhia: rubare l’elettricità agli ucraini, scollegare i reattori (che in tempi normali soddisfano un quinto del fabbisogno energetico nazionale) dalla rete elettrica di Kyiv per collegarla a quella di Mosca attraverso la Crimea. I russi avevano già fatto un importante investimento per predisporre le strutture di Dzhankoi al passaggio, ma a metà agosto Kyiv le ha fatte saltare in aria: la stazione crimeana ha preso fuoco e i piloni sono crollati. Putin si è rivelato più abile nella guerra psicologica che in quella che combatte sul campo in Ucraina e ha convertito la centrale in un’arma da usare (anche) nella prima.

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