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La Repubblica - Il Foglio Rassegna Stampa
12.07.2022 Perché rinunciare del tutto al gas di Putin è possibile
Analisi di Stefano Cingolani, Tonia Mastrobuoni

Testata:La Repubblica - Il Foglio
Autore: Stefano Cingolani - Tonia Mastrobuoni
Titolo: «Tagliare il cappio - Tagliato il gas russo a Italia e Austria. La Ue prepara un piano d’emergenza»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 12/07/2022, a pag.1, con il titolo "Tagliare il cappio", il commento di Stefano Cingolani; da REPUBBLICA, a pag. 9, con il titolo "Tagliato il gas russo a Italia e Austria. La Ue prepara un piano d’emergenza", la cronaca di Tonia Mastrobuoni.

A destra: Vladimir Putin

Ecco gli articoli:

Stefano Cingolani: "Tagliare il cappio"

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Stefano Cingolani

Roma. E se fosse una liberazione? Se fossimo noi europei, senza subire il ricatto di Vladimir Putin, a tagliare il cappio che scelte sbagliate, incaute e non del tutto chiare, hanno stretto attorno al nostro collo? Se anche il Vecchio continente seguisse l’esempio americano? Durante la crisi petrolifera scoppiata con la rivoluzione iraniana, il presidente Jimmy Carter fece approvare una direttiva sulla sicurezza nazionale che poneva al centro l’approvvigionamento energetico. La piena autonomia è stata realizzata molto tempo dopo grazie a innovazioni come l’estrazione di gas e petrolio da rocce scistose. Tuttavia a partire dai primi anni Ottanta l’America e l’Europa occidentale furono messe al sicuro. Grazie alla liberalizzazione dei prezzi e ai nuovi giacimenti (soprattutto nel Mare del Nord e nel Golfo del Messico), venne ridimensionato il cartello dei paesi produttori (l’Opec). Fu la risposta liberale all’embargo degli sceicchi. Oggi non siamo di fronte a una guerra di mercato, ma a un conflitto armato, abbiamo davanti non l’Arabia Saudita, ma la Russia nucleare, gli Usa e i paesi europei hanno imposto una serie di sanzioni, mentre il Cremlino manovra i rubinetti del metano per mettere l’Europa con le spalle al muro. Si levano già alti lai, dopo l’inflazione arriva il razionamento e il generale inverno marcia inesorabile. Eppure ancora una volta la crisi sta mettendo in moto cambiamenti profondi che possono rivelarsi clamorosamente positivi. Il primo è che Mosca non è più il fornitore numero uno di gas in Europa. Gazprom è stato rimpiazzato non da “stati canaglia”, ma dal colosso norvegese Equinor (ex Statoil). Nel 2019 la Russia forniva all’Europa (Gran Bretagna compresa) 16 miliardi di metri cubi. Con la pandemia sono scesi a 12 miliardi. A giugno di quest’anno sono crollati a 4,86 miliardi. Testa a testa con la Norvegia c’è il gas liquefatto che arriva dal Qatar e dall’America (circa 12 miliardi). Poi i metanodotti dal Nordafrica (soprattutto dall’Algeria) e quello del Levante con il Tap che parte dal Tagikistan. Attenzione, questi esportatori alternativi non riescono ancora a colmare il gap soprattutto nel paese più esposto, la Germania. L’Italia che si è mossa prima e meglio, a giugno aveva a disposizione 200 milioni di metri cubi, 40 in più della domanda per famiglie e imprese. Dal Tap che parte dall’Azerbaigian, e dall’Algeria sono arrivati 100 milioni di metri cubi, altri 50 milioni dai tre rigassificatori in attività (La Spezia, Livorno e Rovigo), il resto dal Mare del Nord al passo Gries e a Tarvisio dove finisce anche il metanodotto russo. Ma s’avvicina l’autunno e gli impianti di stoccaggio sono pieni solo per due terzi. Dunque, non siamo del tutto al sicuro e un blocco improvviso provocherebbe difficoltà immediate. Eppure lo scenario energetico europeo per gli idrocarburi è ben più ricco di quel che si dice. E consente di prepararci anche a un embargo. La svolta fa perno sul Mediterraneo, parte tra Goro e Ravenna, scende dall’Adriatico all’Egeo, da Cipro si dirama al largo di Israele e dell’Egitto fino alla Libia e all’Algeria. Sotto le acque del Mare Nostrum c’è una enorme quantità di metano ancora da sfruttare. Ritrovamenti importanti sono già stati fatti e una fitta miriade di ricerche sono in corso. Zhor, scoperto dall’Eni al largo dell’Egitto, è il più grande con 850 miliardi di metri cubi, poi il Leviathan (Israele) con 500 miliardi, l’Algeria ha riserve per 159 miliardi, la Libia per 53 miliardi. Nel Nord Adriatico si stimano tra i 50 e 70 miliardi. Liberarci della garrota russa, dunque, è possibile con una serie di mosse strategiche. L’East Mediterranean Gas Forum tra Cipro, Egitto, Grecia, Israele, Giordania, Autorità nazionale palestinese, Italia e Francia, può diventare una sorta di Opec alternativa e coordinarsi con l’Unione europea, la quale a sua volta dovrebbe adottare una direttiva strategica sulla indipendenza energetica. Davvero un rivolgimento di enorme impatto, una trincea dal Mare del Nord al Mediterraneo. L’Italia potrebbe prendere in mano questo progetto, convincendo una tremebonda Germania e una Francia angosciata dagli spettri dei gilet jaunes. A quel punto, il potere di mercato sarebbe spostato definitivamente a sfavore della Russia che non potrebbe compensare la perdita economica con vendite scontate in Asia. Il cammino è arduo, inutile ripeterlo, gli inciampi sono molteplici, la volontà politica viene annunciata in teoria e smentita in pratica. D’accordo. Il catalogo è questo, lungo quanto quello di Leporello. Ma vale più che mai la legge di Tina (acronimo thatcheriano per “There is no alternative”).

Tonia Mastrobuoni: "Tagliato il gas russo a Italia e Austria. La Ue prepara un piano d’emergenza"

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Tonia Mastrobuoni

Ieri mattina, il Nord Stream 1 ha smesso di pompare gas verso l’Europa: «Il metano non circola più», ha fatto sapere Robert Habeck, il ministero tedesco dell’Economia dal Paese terminale del gasdotto russo. Ma è tutta Europa a temere le mosse di Vladimir Putin che sta usando sempre di più il gas come un’arma rivolta contro i suoi vicini occidentali: oltre al blocco annunciato del Nord Stream 1, ad aggravare la crisi energetica sono intervenute ieri le improvvise riduzioni di un terzo e di oltre due terzi del gas forniti da Mosca rispettivamente a Italia e Austria. La notizia ha indotto il Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni a mettere in guardia da una possibile recessione, se il gas proveniente dalla Russia si fermasse del tutto: «È lo scenario avverso per l’economia ipotizzato un paio di mesi fa come ipotesi di scuola, ma che ora rischia di realizzarsi davvero». Bruxelles ha prospettato un inverno difficile: La situazione «è molto seria e dobbiamo essere preparati al meglio a ogni evenienza e a ogni scenario», ha detto un portavoce dell’esecutivo Ue. La Russia ha già tagliato le forniture, con varie giustificazioni, a dodici Paesi membri. E la Commissione si prepara il 20 luglio a presentare un piano per l’emergenza, sperando che l’austerity non scavi nuove crepe tra i Paesi membri. Le direttrici del piano anticrisi dovrebbero essere tre: riempire gli stoccaggi all’80% entro l’inverno - e alla luce delle attuali interruzioni non sarà facile ma sicuramente costoso. In secondo luogo, elaborare strategie di risparmio dei consumi energetici e razionamenti. Infine, ed è il punto che rischia di spaccare la Ue, prevedere interventi “solidali” tra partner europei, la possibilità che i Paesi che se lo possono permettere concedano del gas a chi ne ha bisogno. Peraltro, l’Italia potrebbe figurare tra i “donatori” e sfruttare questa posizione per rilanciare su un tema caro a Mario Draghi: il tetto al prezzo del metano. In teoria, laCommissione Ue ha tempo fino a ottobre per esprimersi sul price cap. E ieri Gentiloni ha voluto solo confermare che «è una delle misure in discussione ». E che una proposta di Bruxelles non c’è ancora. La situazione è talmente eccezionale che la Commissione Ue consentirà di infrangere uno dei tabù delle politiche europee. Sarà consentito aumentare i massimali autorizzati «nel quadro temporaneo di crisi sugli aiuti di Stato per sostenere le imprese e i settori più colpiti dal caro energia esacerbato dalla guerra in Ucraina». Una bozza della proposta è già stata inviata ai governi per consultazione. Lo ha confermato la vicepresidente Ue, Margrethe Vestager: «Proponiamo di adeguare il quadro temporaneo di crisi in modo che rifletta e sostenga gli importanti e urgenti obiettivi del piano RePowerEU per accelerare la diversificazione degli approvvigionamenti energetici per diventare indipendenti dai combustibili fossili ancora più in fretta». Perché nessuno sa cosa potrebbe accadere con la prossima mossa di Putin.

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