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La Repubblica - Il Foglio Rassegna Stampa
11.06.2022 1982: Sinagoga, terrorismo palestinese, la verità nascosta
Analisi di Giuliano Foschini, Andrea's Version di Andrea Marcenaro

Testata:La Repubblica - Il Foglio
Autore: Giuliano Foschini - Andrea Marcenaro
Titolo: «Sinagoga, la verità arriva dalle armi: 'Uguali a quelle di altri sei attentati' - Andrea's Version»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 11/06/2022, a pag. 18, con il titolo "Sinagoga, la verità arriva dalle armi: 'Uguali a quelle di altri sei attentati' ", la cronaca di Giuliano Foschini; dal FOGLIO di ieri, a pag. 1, "Andrea's Version" di Andrea Marcenaro.

Ecco gli articoli:

Chi è Stefano Gaj Tachè: da vittima dimenticata a simbolo - Panorama

Giuliano Foschini: "Sinagoga, la verità arriva dalle armi: 'Uguali a quelle di altri sei attentati' "

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Giuliano Foschini


Una granata, «probabilmente di modello sovietico». Le raffiche di mitragliette, “Makarow”, verosimilmente di costruzione polacca. È da questi due elementi che bisogna partire per ricostruire cosa accadde tra il giugno del 1981 e l’ottobre del 1982 quando in tutta Europa sinagoghe e simboli ebraici furono obiettivi di attentati terroristici. E potrebbero essere proprio quelle armi la chiave per avere, finalmente, la verità sull’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982 quando un bambino di 2 anni, Stefano Gaj Taché, fu ucciso e 37 persone restarono ferite. Come ha raccontato Repubblica , la procura di Roma — in un’indagine condotta dal pm Francesco Dell’Olio con la Digos di Roma — ha recentemente riaperto il fascicolo sulla strage. Fondamentale è stata la declassificazione di atti riservati da parte dei nostri Servizi e l’intervista alla fidanzata dell’unico condannato per quella strage, il palestinese Osama Abdel Al Zomar, arrestato mentre cercava di passare ilconfine fra Grecia e Turchia. E poi sparito nel nulla. La procura di Roma ha recentemente intensificato inoltre i rapporti con i colleghi francesi che indagando sull’attentato avvenuto il 9 agosto del 1982 al ristorante ebreo Jo Goldenderg di Parigi, avevano arrestato un uomo, Abu Zayed, che potrebbe avere avuto un ruolo nella strage di Roma. In realtà proprio analizzando i documenti riservati dell’epoca, ora declassificati, si scopre che la nostra intelligence già nell’immediatezza dei fatti aveva collegato i due fatti. E non solo. Emerge un legame con quella stagione di terrore in Europa che haproprio nel tipo di armi il punto di collegamento. Trovare dove era conservato l’arsenale, e da chi, significherebbe consegnare la verità alla storia. «Sulla base degli elementi trovati sul posto è possibile ritenere — scrivevano i nostri Servizi nel report di 40 anni fa — che nell’attentato di Roma siano state utilizzate granate di modello sovietico, probabilmente del tipo F1. Mentre la mitraglietta potrebbe essere una “Makarow” di fabbricazione sovietica ma costruita in un paese del Patto di Varsavia». «L’attentato — si legge nei documenti — presenta delle analogie sintomatiche con altri episodi. Il 28 agosto del 1981 a Vienna, attentato contro la sinagoga: è stato utilizzato lo stesso segnale, da parte del commando. Due dita a forma di V. Sono state lanciate due granate e sono state sparate due raffiche di mitragliette Makarow ». «Lo stesso tipo di pallottole — continuano — è stato utilizzato per l’assassinio di Naim Khader, rappresentante della Olp a Bruxelles, commesso in data primo giugno». Già all’epoca i nostri Servizi avevano poi tracciato un filo con la strage del primo agosto nel ristorante di Parigi. «Due gruppi di terroristi, uno operativo, l’altro di supporto, indicati come Medio-Orientali hanno lanciato una granata, costruita in un paese dell’Est. Sparato raffiche di mitraglietta, probabilmente Makarow, di costruzione polacca». «Le stesse armi sono state utilizzate a Londra il 3 giugno per l’attentato contro l’ambasciatore israeliano». Ancora, si legge nell’appunto, «il 18 settembre del 1982 a Bruxelles, durante l’attentato contro la Sinagoga, l’attentatore ha utilizzato una mitraglietta Makarow». «E la stessa arma sarebbe stata utilizzata per l’assassinio dell’avvocato Cotelo. La vittima sarebbe stata colpita per errore dato che l’obiettivo sarebbe dovuto essere Max Mazin, presidente della comunità ebraica spagnola». I punti erano dunque già tutti lì. Tocca ora alla magistratura, che ha ripreso in mano il fascicolo, provare a unirli.

Andrea Marcenaro: "Andrea's Version"

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Andrea Marcenaro

Cosa fa una persona normale in un pomeriggio semiestivo che, in un modo o nell’altro, deve far passare? Apre Wikipedia, la persona normale, cerca “Taché” e trova Taché: termine francese, in italiano “macchiato”, da cui tache, macchia, che può essere di vino, o della pelle, in tal caso rossore, o molto altro. Taché è un preziosissimo diamante, anche, quando preziosissimo vuol dire preziosissimo: per caratura, taglio e nome assolutamente unici. Esiste una lampada Taché, informa ancora Wikipedia, elegante creativa e a presa inglese. E ci fu un Alexandre Antonin Taché, missionario canadese nato a Fraserbille, Quebec, 1823, morto a Saint-Boniface, Manitoba, nel 1894. Poi sfogli, sfogli, e sfogli, imbattendoti sui “taché” più sfolgoranti e fantasmagorici del mondo, finché, verso pagina 212: Taché Stefano Gaj, bambino ebreo di 2 anni, assassinato il 9 ottobre 1982 a Roma, da un commando palestinese. Ahiahi! Errore blu per Wikipedia. Quell’azione eroica degli stessi palestinesi che oggi applaudono Putin in Ucraina, nonché la fuga obbligata da Mosca del rabbino Goldschmidt, venne esaltata in corteo dai putiniani di allora, con tanto di bara. Erano i simpatizzanti dell’Operazione speciale di denazificazione delle sinagoghe.

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