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Italia Oggi - La Stampa Rassegna Stampa
22.04.2022 Dossier Anpi: chi si appella all'equidistanza sostiene l'aggressione
Commento di Valter Vecellio, breve della Stampa

Testata:Italia Oggi - La Stampa
Autore: Valter Vecellio
Titolo: «L'Anpi sostiene l'aggressore - Polemiche per il 25 aprile, l'Ucei: 'No a equidistanza sull'Ucraina'»
Riprendiamo da ITALIA OGGI del 22/04/2022, a pag.7, con il titolo "L'Anpi sostiene l'aggressore" il commento di Valter Vecellio; dalla STAMPA, a pag. 10, la breve "Polemiche per il 25 aprile, l'Ucei: 'No a equidistanza sull'Ucraina' ".

Ecco gli articoli:

I partigiani dell'Anpi chiedono la fine della Nato:
Gianfranco Pagliarulo, presidente dell'Anpi

Valter Vecellio: "L'Anpi sostiene l'aggressore"

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Valter Vecellio

Innegabile: il presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo ha il talento raro di dire cose sbagliate, nel momento sbagliato; poi cerca di rimediare, e sbaglia ancora. «Peso el tacon del sbrego», dicono i veneti. Sull'Ucraina, e proprio a ridosso del 25 aprile, Pagliarulo dice quello che dice; è libero di farlo, per sua e nostra fortuna; anche per questa sua libertà in tanti hanno combattuto, si sono sacrificati, sono morti. Pagliarulo lo si prenda come una cartina al tornasole: fino a quando potrà dire le sue corbellerie senza pagarne pegno, l'Italia, pur piagata da mille disgrazie, resterà un luogo dove si pub vivere. Dunque, non se ne faccia un dramma, e neppure un cruccio. Dalle pagliarullate in tanti si dissociano, le condannano. Anche questo è bene. Rassicura che in tanti, e tra loro aderenti alla stessa Anpi, prendano le distanze da quelle dissennate affermazioni. Viene da chiedersi chi e come l'abbiano eletto, che credenziali abbia esibito, quando si è candidato alla presidenza dell'Anpi; se si sia rivelato «dopo», o se invece a suo tempo non lo abbiano «capito»; e cosa faranno una volta che il suo mandato scadrà. Nel frattempo molti assicurano che «i veri partigiani» non avrebbero esitato a schierarsi contro l'aggressione russa, e avrebbero sostenuto concretamente la resistenza ucraina. Sicuri? Qui ci si consenta un dubbio. Nelle formazioni partigiane, in quegli anni, c'è un po' di tutto; utile, al riguardo è la lettura dei romanzi di Beppe Fenoglio, di cui ricorre il centenario della nascita. Lui il partigiano l'ha fatto davvero, la gabbana non l'ha mai rivoltata: laico, liberale, antifascista sempre. Racconta di una Resistenza cruda, eroica, ma con le sue asprezze e dolorose contraddizioni; formazioni «azzurre», nelle quali lui milita; e quelle comuniste, che guardano alla Mosca di Stalin e pregustano Lubjanka e Siberia per i «fasci», ma anche per chi, semplicemente, non è «rosso». Ci sono splendide figure della Resistenza cui non si sarà mai troppo grati; ci sono le bellissime, strazianti «Lettere dei condannati a morte per la Resistenza», se ne dovrebbe caldamente consigliare la lettura nelle scuole. Ma ci sono anche gli eccidi del «triangolo rosso»; la «volante rossa»; Francesco Moranino e i suoi; l'eccidio di Porzus: la Brigata Osoppo trucidata da partigiani comunisti, sia titini che italiani, capeggiati da Mario Toffanin (nome di battaglia «Giacca»). In quella strage, tra gli altri, viene ucciso il fratello di Pier Paolo Pasolini, Guido. Da che parte si sarebbero schierati, loro? Gli storici possono documentare che dopo la Liberazione i partigiani aderiscono a un'unica associazione, l'Anpi, con un consiglio che riunisce i rappresentanti delle varie formazioni: Brigate Garibaldi, Giustizia e Libertà, Autonome, Brigate Matteotti, Brigate Mazzini, cattoliche. Nel 1947, al primo congresso a Roma, esplodono contraddizioni e polemiche: c'è chi vuole un'Italia governata da un regime democratico-parlamentare, occidentale; e chi vagheggia più radicali mutamenti con mezzi decisi, a fianco dell'Unione Sovietica. Lasciano l'Anpi, cattolici e autonomi (danno vita alla Fivl, Federazione Italiana Volontari della Libertà; ne diventano presidenti il generale Raffaele Cadorna, poi Enrico Mattei, infine Paolo Emilio Taviani); nasce poi la Fip, Federazione Italiana Associazione Partigiani, legata a Giustizia e Libertà di Ferruccio Parri... Queste per dire quanto è variegato e composite il mondo dei «veri partigiani»; come non lo si possa circoscrivere alla sola Anpi, tantomeno al suo attuale presidente; tuttavia, per quanto sperabilmente minoritaria, ne sono una componente. Giampiero Mughini, in un suo bel libro di qualche anno fa («Memorie di un rinnegato»), racconta di quando, nel 1951, crolla il pavimento di una fabbrica milanese; si scopre così che vi sono conservate tonnellate di armi perfettamente funzionanti: «In un'osteria di viale Toscana sedici operai tirarono la bruschetta per chi si doveva prendere la colpa. Quattro di loro andarono in galera e uscirono sei o sette anni dopo. Nel partite si sapeva che erano comunisti, ma lo tenevamo per noi. Sapevamo che tenere le armi nascoste era un'azione assolutamente corretta». Siamo sicuri che tipi così, anche loro certamente «veri partigiani», oggi si sarebbero schierati con il popolo ucraino, contro l'aggressione russa? Non ci scommetterei un nichelino.

La Stampa: "Polemiche per il 25 aprile, l'Ucei: 'No a equidistanza sull'Ucraina' "

«Un 25 Aprile con le bandiere italiane, della resistenza partigiana e della Brigata Ebraica», predicando «coerenza» e «nessuna equidistanza» per l'Ucraina. È l'appello dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per il 25 aprile.

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