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La Repubblica - Il Foglio Rassegna Stampa
23.03.2022 Il Papa e Kiev: come si posiziona il Vaticano sulla guerra in Ucraina?
Cronaca di Paolo Rodari, editoriale del Foglio

Testata:La Repubblica - Il Foglio
Autore: Paolo Rodari
Titolo: «'Per Papa Francesco difenderci è legittimo'. Il Vaticano non esclude una missione a Kiev - Quale prezzo è disposto a pagare il Papa»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 23/03/2022, a pag. 2, con il titolo " 'Per Papa Francesco difenderci è legittimo'. Il Vaticano non esclude una missione a Kiev", il commento di Paolo Rodari; dal FOGLIO, a pag. 3, l'editoriale "Quale prezzo è disposto a pagare il Papa".

Ecco gli articoli:

Paolo Rodari: " 'Per Papa Francesco difenderci è legittimo'. Il Vaticano non esclude una missione a Kiev"

Papa Francesco ai fedeli:
Papa Bergoglio

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky cerca di arruolare il Papa fra i suoi: «Mi ha detto parole molto importanti: “Capisco che desiderate la pace e dovete difendervi”», ha riferito riportando in Parlamento un colloquio telefonico avvenuto fra i due ieri mattina. Francesco aveva già sentito Zelensky lo scorso 26 febbraio. Ieri ha ribadito la sua vicinanza a chi soffre, ha ascoltato Zelensky invitarlo a Kiev e chiedergli di mettere in campo una mediazione. Ma, spiegano Oltretevere, sulla mediazione non ci sono novità: sarà possibile solo se la chiedono le due parti, per adesso no. Mentre un viaggio del Papa a Kiev è possibile? Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, non conferma ma nemmeno esclude che la cosa possa avvenire: «Non ho ancora elementi sulla telefonata », spiega. E ancora: «Non sono in grado di dire, loro dicono di poter garantire la sicurezza e so che anche il presidente Macron andrà... forse anche Johnson...», ha aggiunto non chiudendo la porta all’eventualità di una trasvolata che sarebbe storica. La legittima difesa, spiega il Catechismo, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere. Per questo in Vaticano segnalano come in linea un tweet del cardinale Gianfranco Ravasi che cita una frase del teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer: «Se un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di seppellire i morti, cantare in gregoriano e consolare i parenti. Io devo afferrare il conducente al suo volante e bloccarlo». Fino a oggi Francesco ha cercato di non schierarsi politicamente nel conflitto. Anche al patriarca ortodosso di Mosca Kirill dieci giorni fa aveva detto: «La Chiesa non deve usare la lingua della politica, ma il linguaggio di Gesù ». Lo stesso concetto ribadito ancora ieri a Zelenski. Francesco ha mandato in Ucraina i cardinali Konrad Krajewski, elemosiniere della Santa Sede, e Michael Czerny, prefetto ad interim del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale proprio per portare la sua vicinanza a chi soffre. «Altre azioni non spettano né a loro né alla Chiesa», dicono Oltretevere. Sull’invio di armi in Ucraina la Chiesa resta comunque divisa. «Inaccettabile che l’Italia invii aiuti militari», ha detto ieri il presidente nazionale del movimento pacifista cattolico “Pax Christi”, monsignor Giovanni Ricchiuti. E ancora: «Il Parlamento, che oggi comunque non era al completo, ha visto, ha sentito i cori, gli slogan, le invocazioni alla pace che sono salite dalle piazze, dalle scuole, dai bambini in marcia con le bandiere arcobaleno?». Francesco è sempre in contatto con il mondo ortodosso. Più volte ha sentito l’arcivescovo maggiore di Kiev-Haly? della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, chiedendo informazioni sulla situazione a Kiev e esprimendo la volontà di fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per la pace. «C’è sempre la possibilità di trovare una soluzione e una soluzione che sia onorevole per tutti, basta avere la buona volontà di farlo, io credo che in questo caso c’è bisogno di tanta buona volontà», ha confermato Parolin.

IL FOGLIO: "Quale prezzo è disposto a pagare il Papa"

Shevchuk, la Chiesa Greco Cattolica Ucraina come Chiesa globale
Sviatoslav Shevchuk

Volodymyr Zelensky ha ribadito, stavolta parlando direttamente al telefono con il Papa che "Sua Santità è l'ospite più atteso in Ucraina". Se non si tratta di invito ufficiale, poco ci manca. Francesco ha risposto ribadendo di essere impegnato a fare "tutto il possibile" per fermare la guerra. Già nei giorni che precedettero l'invasione russa, i vescovi greco-cattolici locali avevano chiesto che il Pontefice si recasse a Kyiv: "La guerra finirebbe ancora prima di iniziare", spiegava l'arcivescovo maggiore della capitale, Sviatoslav Shevchuk. Oggi, a quasi un mese dall'attacco, le cose sono più complicate. Una visita di Francesco a Kyiv o a Leopoli avrebbe l'effetto di imporre di fatto una no fly zone sull'Ucraina: la Russia sarebbe costretta a rivedere i piani d'attacco, nessun missile potrebbe essere lanciato mentre il Papa cammina tra i cavalli di Frisia disposti lungo le strade ucraine. Avrebbe un enorme peso politico: non che Bergoglio abbia mancato di far capire come la pensa sul conflitto in corso (basterebbe rileggersi gli Angelus delle ultime domeniche), ma è indubbio che una presenza fisica sul posto, per di più su invito di Zelensky, lo porterebbe a essere identificato da parte della propaganda del Cremlino come uno dei tanti leader occidentali che minacciano l'onore della Grande Madre Russia impegnata nella sua operazione speciale per fermare il genocidio nel Donbas e denazificare il paese. Senza contare, poi, le conseguenze sul dialogo ecumenico, visto che da Mosca Kirill avrebbe molto da ridire su una visita in solitaria del "primate della Chiesa cattolica romana" in un territorio che il Patriarcato considera di sua proprietà. L'ala più nazionalista del clero moscovita (ma anche quella più moderata) non tarderebbe a denunciare la crociata del Papa di Roma sul santo e benedetto suolo della Russia. E', questa, una guerra di nervi che rischia di assumere i contorni di una devastante guerra di religione. Francesco ha davanti a sé due strade: mantenere aperti i canali con Mosca e deludere le aspettative di Zelensky o rompere gli indugi in nome della Verità, andando a Kyiv. In ogni caso, pagherebbe un notevole prezzo morale.

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