martedi` 04 ottobre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






La Repubblica - Corriere della Sera Rassegna Stampa
23.03.2022 Zelensky al Parlamento italiano: applausi, ma 300 assenti
Cronache di Concetto Vecchio, Fabrizio Roncone

Testata:La Repubblica - Corriere della Sera
Autore: Concetto Vecchio - Fabrizio Roncone
Titolo: «'Fermiamo la barbarie'. Zelensky al Parlamento applausi ma 300 assenti - Dentro le ovazioni, fuori i veleni pro Putin. Politici in scena per il 'Volodymyr-show'»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 23/03/2022, a pag. 2, con il titolo "'Fermiamo la barbarie'. Zelensky al Parlamento applausi ma 300 assenti", la cronaca di Concetto Vecchio; dal CORRIERE della SERA, apag. 2, con il titolo "Dentro le ovazioni, fuori i veleni pro Putin. Politici in scena per il 'Volodymyr-show' ", la cronaca di Fabrizio Roncone.

Zelensky alle Camere: per Putin Ucraina è il cancello per l'Europa (IL  VIDEO)
Zelensky si rivolge al Parlamento italiano

Ecco gli articoli:

Concetto Vecchio: " 'Fermiamo la barbarie'. Zelensky al Parlamento applausi ma 300 assenti"

E poi tutti si alzano in piedi e lo applaudono, anche Matteo Salvini. Laggiù, sullo schermo, Volodymyr Zelensky, 44 anni, sembra un ragazzo, il capello corto, le maniche della camicia verde militare arrotolate, lo sguardo stanco di chi da ventisette giorni vive asserragliato nel bunker della storia. Dice che Mariupol è grande come Genova, e ora non c’è più. «Immaginate Genova, quindi. La conosco, ci sono stato». Nell’aula cala un silenzio spesso. A sera il sindaco Bucci lo inviterà a visitare la città, quando tutto questo orrore sarà finito. L’emiciclo di Montecitorio è pieno, ma non come ci sarebbe aspettati. Gli assenti sono almeno trecento, un terzo dei 945 parlamentari quindi ha disertato. Mancano all’appello soprattutto grillini e leghisti, tra cui Simone Pillon (a Londra) e Vito Comencini (che è stato in Russia). E non ci sono gli ex M5S Gianluigi Paragone, Mario Giarrusso, Elio Lannutti, Laura Granato, che per scelta è in treno anziché sugli scranni: «Zelensky non è un messo di pace». Fuori l’intero gruppo di Alternativa (tutti ex M5S). Alcuni tra i presenti, come l’altoatesina Julia Unterberger e Isabella Rauti (Fratelli d’Italia), si sono vestite di gialloblu, il renziano Luciano Nobili indossa una mascherina con i colori della bandiera ucraina, un deputato di Forza Italia ha dispiegato il vessillo sul banco. Sulle tribune fa discutere l’uscita del presidente filo russo della Commissione esteri, Vito Petrocelli, che ha chiesto al M5S di abbandonare il governo. I banchi di destra e di sinistra sono i più caldi nell’accoglienza, quando Zelensky appare sul monitor. Mario Draghi batte le mani con emozione. Solo nello spicchio M5S si notano parlamentari concentrati sul proprio cellulare o intenti a riprendere la scena. L’ex sottosegretario grillino, Alessio Villarosa, che ha lasciato un anno fa il Movimento, ostentatamente tiene le braccia incrociate. Il presidente ucraino parla per dodici minuti e paragona i russi ai nazisti. Spiega che lo ha chiamato il Papa. Zelensky lo ha invitato ad andare a Kiev. Da che luogo nascosto sta parlando viene da domandarsi mentre ricorda che «il nostro popolo è diventato l’esercito». Cita il numero dei bambini uccisi nel conflitto: 117. «E non sarà il numero finale, purtroppo». Non menziona invece mai Putin per nome. Non accenna nemmeno ai nostri partigiani, come ci si aspettava da più parti. In collegamento col Parlamento tedesco aveva evocato il Muro, con quello inglese Amleto, con gli americani l’11 settembre. Con noi italiani fa un discorso più sentimentale che politico: «Conosco la vostra ospitalità, il rapporto che avete con i vostri figli, so cosa significa la vita per voi». È come se Zelensky ci apprezzasse di più per quel che noi siamo nel mondo — cultura, umanità, mare («non accogliete i russi in vacanza») — più per quello che gli possiamo offrire nella lotta al nemico. Non a caso dice: «Qui è nato il primo figlio ucraino da una madre scappata dalla guerra ». Mario Draghi segue il discorso da un tablet. È in corso una lotta tra il bene e il male, ci ricorda. «Il loro obiettivo è l’Europa: l’Ucraina è il cancello per l’esercito russo, ma la barbarie non deve entrare». Insiste per le sanzioni, invita a congelare gli yacht degli oligarchi. «Vi siamo grati per tutto quello che fate, la vostra forza deve fermare una sola persona affinché possano sopravvivere in milioni». Quando finisce, alle 11,20, standing ovation di un minuto. Zelensky assiste ai battimani in silenzio, come assorto in cupi pensieri. Draghi usa parole come patriottismo, eroismo, inciviltà. Ringrazia l’opposizione per il sostegno ai provvedimenti pro Ucraina. Giorgia Meloni annuisce. L’aula lo interrompe dieci volte con moti di approvazione, specie quando ricorda che l’Italia vuole l’Ucraina nella Ue e rivendica gli aiuti militari offerti alla resistenza di Kiev. In questo secondo passaggio scoppia l’entusiasmo a sinistra, con deputati che freneticamente battono le mani sui banchi. Dopo mezz’ora il monitor si spegne, l’aula si svuota, tutti corrono alla buvette. Roma splende nel sole e noi ce ne torneremo nelle nostre comode case mentre i missili piovono su Kiev, Mariupol, Odessa. «Gloria all’Ucraina» sono state le ultime parole di Zelensky.

Fabrizio Roncone: "Dentro le ovazioni, fuori i veleni pro Putin. Politici in scena per il 'Volodymyr-show' "

Montecitorio, l'aula: deputati e senatori in piedi, Volodymyr Zelensky — in collegamento dal suo bunker di Kiev — è appena comparso sul maxischermo e dentro una standing ovation davvero vibrante, insistita, emozionata, con il premier Mario Draghi che applaude tenendo le mani bene in alto perché si veda e si senta che l'Italia è qui, che la politica è qui, e che sappiamo tutti — quasi tutti, va — da che parte stare in questa guerra. Zelensky è stato salutato subito dai presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellari. Poche parole: forti, inequivocabili. Lui: In camicia militare verde con doppio taschino, tipo quelle che vendono nei nostri negozi di abbigliamento con una certa inquietante passione style-war, barba lunga; la bandiera dell'Ucraina alle spalle. E l'identica immagine con cui si è già presentato agli altri parlamenti. L'unica cosa che ha modificato —e mai troppo — sono stati gli interventi: in Gran Bretagna ha citato Winston Churchill; negli Usa, Martin Luther King; in Israele si è avventurato in un paragone con l'Olocausto (non del tutto gradito). Qui, molti si aspettano un riferimento alla nostra Resistenza. «Quello laggiù è Enrico Letta, giusto?». Ci sono tutti: Letta, Renzi, Meloni. Manca Giuseppe Conte, ed è vero che non è parlamentare, ma — già polemizzano in diretta sui social — sarebbe potuto comunque venire, considerata l'eccezionalità dell'evento. Su Twitter, ecco pure il senatore grillino Vito Rosario Petrocelli, presidente della commissione Affari Esteri di Palazzo Madama: «M5S fuori da questo governo interventista». Fan di Putin. Più volte a Mosca per baciargli la pantofola (non il solo, come sappiamo). Irriducibile. Gli hanno già chiesto di dimettersi: ma Petrocelli non ci pensa proprio. Potrebbe costringerle Conte. Però Conte — come noto — non sa nemmeno se lui stesso può ancora ritenersi formalmente capo dei 5 Stelle. Zelensky, intanto, invece di parlarci della nostra lotta partigiana, inizia ricordandoci di quando sotto le bombe ci siamo stati noi, a Genova (il capoluogo ligure fu la prima città, durante la Seconda guerra, a sperimentare distruzioni indiscriminate). «Mariupol? Immaginatevi Genova completamente distrutta», dice con il suo tono fermo, poco retorico. Ad ascoltarlo, in un conteggio sommario, ci sono 580 parlamentari; che in totale, però, sono 945. Una ventina sono rimasti a casa con il Covid addosso. E gli altri? Zona grigia di turpe menefreghismo e militanza filorussa. Mancano gli ex grillini di Alternativa. «Non assistiamo ad un comizio senza contraddittorio», ha spiegato Francesco Forciniti. Pensi: che burlone, scherza. E invece sono serissimi. «Giusto invitare anche la controparte». Cioè quella che ha invaso un Paese libero e bombarda le città e gli ospedali pediatrici (Zelensky sta appunto ricordando: "In 27 giorni di guerra, i bambini morti sono tanti"). Però la senatrice del Gruppo Misto Laura Granato insiste su Telegram: “Io sto con Putin. Che conduce un'importante battaglia per la Russia e per tutti noi». Viene il nervoso a riferirle, robe così: ma è la bellezza di vivere in un Paese democratico, dove tutti possono esprimere le proprie opinioni, e i mezzi di informazione non le censurano. Rimbalza la domanda: chi altro manca? Figure pittoresche, di contorno. Nessuno ha visto i grillini Enrica Segneri, Davide Serritella, dietro le mascherine è dura riconoscere anche Gabriele Lorenzoni, un personaggione che ha già paragonato l'invasione dell'Ucraina a una partita di Risiko e che ritiene «inopportuno» il collegamento con Zelensky. E poi manca il leghista ultracattolico Simone Pillon: quello famoso perché indossa sempre una farfalla e perché, ad un certo punto, si era convinto che nelle scuole di Brescia fosse insegnata la stregoneria. «Pillon è a Londra per lavoro», prova a giustificarlo il suo capo. Salvini esce dall'aula a passo veloce dopo l'ultima scena: un minuto di applausi per Zelensky e altri applausi anche per il discorso del premier Draghi, che ha invocato la presenza dell'Ucraina nell'Unione europea e confermato l'invio di armi. Salvini cammina in Transatlantico con il passo di uno che ha fretta, e pero gli arrivano diritte un p8' di domande. Risponde: «Quando si parla di armi, io fatico ad applaudire» (subito, sul web, cominciano però a girare le foto di lui che, in campagna elettorale, imbraccia mitra e fucili). «Spero chele parole di Zelensky vengano raccolte dall'Occidente e da Mosca». Un cronista gli chiede: senatore, perché lei non riesce mai a pronunciare la parola «Putin»? Ma lui si è già voltato e così restiamo con Fabio Rampelii di Fratelli d'Italia, a ghigno perfido — «Noi mai avuto a che fare con la Russia» — e Lucia Annibali che, come tutte le parlamentari di Iv, sfoggia una coccarda gialloblu. Sull'ultima pagina di appunti c'è scritto: «Zelensky ha salutato dicendo: "Gloria all'Ucraina, e grazie Italia”».

Per inviare la propria opinione alla Repubblica, telefonare 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

Per esprimere la propria opinione al Corriere della Sera, telefonare al numero  02/62821 oppure cliccare sulla e-mail sottostante


rubrica.lettere@repubblica.it
lettere@corriere.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT