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Il Giornale - Corriere della Sera Rassegna Stampa
11.03.2022 Nuove sanzioni contro Putin: 'In gioco c'è la civiltà'
Commenti di Daniel Mosseri, Stefano Montefiori

Testata:Il Giornale - Corriere della Sera
Autore: Daniel Mosseri - Stefano Montefiori
Titolo: «Ancora flop dei negoziati Kiev, fuggiti in 2 milioni - Da Sting a Rushdie, l'appello contro lo zar: 'Dieci nuove sanzioni, in gioco c'è la civiltà'»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 11/03/2022, a pag. 2, con il titolo "Ancora flop dei negoziati Kiev, fuggiti in 2 milioni" l'analisi di Daniel Mosseri; dal CORRIERE della SERA, a pag. 17, il commento di Stefano Montefiori dal titolo "Da Sting a Rushdie, l'appello contro lo zar: 'Dieci nuove sanzioni, in gioco c'è la civiltà' ".

Ecco gli articoli:

Daniel Mosseri: "Ancora flop dei negoziati Kiev, fuggiti in 2 milioni"

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Daniel Mosseri

Russia, Putin firma la stretta sull'informazione: fino a 15 anni di carcere  per chi diffonde «fake news» - Open
Vladimir Putin

Nessun passo in avanti dei negoziati tra Russia e Ucraina con la mediazione della Turchia. Kiev si prepara alla battaglia. Dramma profughi: 2,3 milioni in fuga verso l'Europa. Il livello dell'incontro era molto alto e, a differenza dei tre precedenti round negoziali che si sono tenuti nella schieratissima Bielorussia, organizzato su un terreno neutrale. Eppure il faccia a faccia fra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il suo omologo ucraino Dmytro Kuleba ad Antalya, in Turchia, non ha prodotto né un accordo per la fine del conflitto russo-ucraino né un cessate il fuoco fra le parti. Poche ore dopo l'incontro a tre, mediato dai turchi, il fallimento era chiaro. Kuleba ha riferito di aver chiesto una tregua di 24 ore e un corridoio umanitario per Mariupol, la città ucraina il cui ospedale pediatrico è stato distrutto in un attacco russo. «Spero che porterà le richieste dell'Ucraina a Mosca», ha twittato Kuleba. La risposta di Lavrov non è stata conciliante: nell'ospedale, ha spiegato, non c'erano pazienti ma la struttura fungeva da «base militare per i nazionalisti» del battaglione Azov. L'uomo di Putin, e suo ministro dal lontano 2004, ha poi aggiunto che la Federazione Russa non ha attaccato l'Ucraina e non ha intenzione di invadere altre nazioni. E tuttavia «l'operazione militare» si è resa necessaria per prevenire un attacco da parte di Kiev alla Russia. Mentre la martella, Mosca auspica anzi che l'Ucraina diventi pacifica e neutrale: «Non vogliamo la militarizzazione dell'Ucraina». Lavrov ha anche inferto una stoccata all'Ue, perché fornisce armi a Kiev «in violazione dei propri principi», e agli Usa, che gestiscono «laboratori biologici militari lungo il perimetro» della Russia. L'unica crepa nel muro dell'incomunicabilità è stata registrata dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu secondo cui il presidente russo Vladimir Putin «non è contrario per principio a incontrare il collega ucraino Volodymyr Zelensky». Un passo in avanti rispetto a quanto affermato nei primi giorni del conflitto da Zelensky, secondo cui Putin intenderebbe uccidere lui e la sua famiglia. Gli obiettivi del vertice trilaterale di Antalya erano stati illustrati dal padrone di casa, il presidente Recep Tayyip Erdogan. «Stiamo lavorando per impedire che questa crisi si trasformi in una tragedia». Erdogan ha giocato la carta del vicino di casa in buoni rapporti con tutti: paese dirimpettaio (sul Mar Nero) di Russia e Ucraina, dai quali dipende per le importazioni di energia e cereali, la Turchia è un membro della Nato, quindi tecnicamente ostile alla Russia. Eppure il leader turco, che pure non ha mancato di condannare l'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa, si è ben guardato dall'adottare sanzioni commerciali contro Mosca. Da anni ormai Erdogan gioca come battitore libero in seno all'Alleanza atlantica e ha sviluppato relazioni indipendenti con la Russia in scenari come la Libia e la Siria. Non va poi dimenticato che la Turchia è l'unico paese della Nato ad aver acquistato il sistema missilistico S-400 di fabbricazione russa, suscitando la grande irritazione della Casa Bianca. Ecco perché poco prima di aprire le porte di Antalya a russi e ucraini, Erdogan ha ricevuto ad Ankara il capo dello stato israeliano Isaac Herzog fra picchetti militari, 21 salve di cannone e un banchetto di Stato. Anche Israele intrattiene rapporti eccellenti con Kiev e Mosca: con il pretesto di parlare di pace in Europa dell'Est, Erdogan ha riallacciato i rapporti con lo stato ebraico da lui stesso messi in frigorifero ormai dal 2009 quando strapazzò l'ex presidente israeliano Shimon Peres in pubblico al forum di Davos. Da allora le relazioni Ankara-Gerusalemme non hanno fatto che peggiorare mentre oggi, con la lira turca al collasso e Joe Biden che lo ha definito «un'autocrate», Erdogan ha bisogno di riavvicinarsi tanto alle monarchie del Golfo Persico quanto agli Usa: la sua speranza è che Israele possa dargli una mano. Con le elezioni parlamentari e presidenziali fra poco più di un anno (giugno 2023), un Erdogan debole in economia cerca di portare a casa un successo diplomatico e non è dunque escluso che Ankara torni a offrire i propri buoni uffici a Russia e Ucraina. Nel frattempo, il magazine Politico ha svelato un nuovo tentativo di mediare la pace. Giovedì l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, molto criticato in patria per il suo ruolo di lobbista di lusso per il gas russo, è volato alla volta di Mosca per incontrare Putin dopo aver discusso con un diplomatico ucraino a Istanbul.

Stefano Montefiori: "Da Sting a Rushdie, l'appello contro lo zar: 'Dieci nuove sanzioni, in gioco c'è la civiltà' "

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Stefano Montefiori

«Il destino del mondo si gioca a Kiev», si intitola l'appello firmato ieri su Liberation da Bernard-Henri Lévy, Salman Rushdie, Sting e Sean Penn. L'intellettuale, lo scrittore premio Nobel, il musicista e l'attore salutano le sanzioni prese da Unione europea, Stati Uniti, Canada, Giappone e altri contro la Russia, ma chiedono di fare di più e suggeriscono dieci nuove misure: 1) La giustizia internazionale esamini tutte le procedure possibili per incolpare Purin e i suoi di crimini di guerra 2) I Paesi che forniscono un aiuto militare urgente all'Ucraina si assicurino che le armi inviate corrispondano ai bisogni tattici del momento: missili anticarro leggeri, batterie antiaeree 3) Le informazioni sui beni degli oligarchi russi siano portate a conoscenza dell'opinione pubblica russa 4) Oltre alle compagnie aeree, tutte le compagnie di navigazione, i cargo con bandiera russa, tutte le imprese immatricolate in Russia abbiano l'accesso vietato, fino a nuovo ordine, nei mercati americani ed europei 5) Le compagnie europee, americane o alleate congelino a ogni costo le loro attività commerciali in Russia e conia Russia 6) I grandi social media blocchino tutti gli account che permettono al governo russo e ai suoi lobbysti di diffondere la loro propaganda 7) I servizi e i sistemi di Microsoft siano bloccati in tutta la Russia e i servizi cloud siano inaccessibili, fino a nuovo ordine, a partire dalla Russia 8) Le sanzioni personali vadano aldilà dei politici e dei loro oligarchi; devono estendessi ai responsabili militari e agli amministratori civili che sono corresponsabili di questa devastazione 9) Tutti i conti bancari della Russia devono essere congelati io) Le importazioni di petrolio russo siano sospese in tutta l'Europa, che deve impegnarsi a diversificare in modo permanente il suo approvvigionamento di gas. «L'aggressione di Putin contro l'Ucraina libera non è solo una questione militare ma lo scontro tra due forme di civiltà».

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