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Nazione/Carlino/Giorno - Italia Oggi Rassegna Stampa
04.03.2022 Profughi oltre un milione. Putin: 'Andrò fino in fondo'
Due servizi di Roberto Giardina

Testata:Nazione/Carlino/Giorno - Italia Oggi
Autore: Roberto Giardina
Titolo: «Mini tregua per fare scappare i profughi. Ma Putin avverte: 'Andrò fino in fondo' - Berlino, città amata dai russi»
Riprendiamo da NAZIONE/RESTO del CARLINO/IL GIORNO di oggi 04/03/2022, a pag.3 con il titolo "Mini tregua per fare scappare i profughi. Ma Putin avverte: 'Andrò fino in fondo' "; da ITALIA OGGI, a pag. 13, con il titolo "Berlino, città amata dai russi", due commenti di Roberto Giardina.

Ecco gli articoli:

"Mini tregua per fare scappare i profughi. Ma Putin avverte: 'Andrò fino in fondo' "

Immagine correlata
Roberto Giardina

Ucraina e Russia tornano a parlarsi, ieri a Brest in Bielorussia, dopo il primo round di lunedì scorso. Ci sono poche speranze di giungere a un rapido accordo, ma è stata raggiunta un'intesa sui corridoi umanitari con un 'cessate il fuoco' temporaneo per proteggere la fuga di centinaia di migliaia di profughi dalle zone di guerra. L'Ucraina spera che si possa giungere a un armistizio, ma, dice il negoziatore ucraino Mikhailo Podolyak, «il negoziato non ha prodotto il risultato sperato».La tregua è lontana. Mentre si parla, si continua a combattere e a morire. E Zelensky da Kiev accusa Putin di voler guadagnare tempo, per portare a termine l'occupazione, che si sta rivelando per lui più sanguinosa e difficile del previsto. Non è stata la guerra lampo, di tre giorni, sperata dall'ultimo Zar. Quali sono le prospettive? Si intuiscono in parte dalla telefonata, ieri mattina, tra Putin e Macron. Un colloquio durato novanta minuti. Alla fine, il presidente francese ha confessato di essere più pessimista che mai: «II peggio deve ancora venire». Putin non cede: pretende un'Ucraina neutrale, e demilitarizzata. «L'operazione militare va avanti, non tornerò mai indietro rispetto alla mia dichiarazione su Russia e Ucraina unico popolo, nonostante gli ucraini siano terrorizzati dai neonazisti che li governano», ha detto ieri sera. E ha aggiunto: «I militari russi stanno combattendo per la pace, per non avere un'anti-Russia» creata dall'Occidente «che ci minaccia, anche con armi nucleari». Vuole rimettere al potere a Kiev, al posto di Zelensky, il vecchio presidente, il fedelissimo Victor Yanukovich, deposto il 12 febbraio del 2014 da un colpo di Stato, secondo Putin organizzato dagli americani. Difficile che gli ucraini accettino: Yanukovich è stato condannato da un tribunale a Kiev a 13 anni per aver facilitato l'annessione della Crimea. Anche il ministro degli Esteri, Lavrov, prima dell’incontro, ha dichiarato: «Ci fermeremo solo dopo aver compiuto la demilitarizzazione dell'Ucraina» Ciò sarebbe possibile con un'occupazione per anni o decenni del Paese, e un costo insopportabile per la Russia. Secondo il Pentagono, se non si arriva a un accordo, la guerra potrebbe continuare per dieci o vent'anni. Come il conflitto in corso con le regioni secessioniste del Donbass che dura da otto anni. L'obiettivo di installare un governo fantoccio a Kiev e ottenere l'indipendenza delle due regioni orientali filorusse creerebbe una situazione di instabilità perenne. Altrettanto poco reale, anche se moralmente giusta, la richiesta di Zelensky di ottenere riparazioni di guerra da Putin: «Dovete pagare tutte le devastazioni compiute e risarcire le famiglie delle vittime, militari e civili». Si spera in un'intesa che salvi la faccia sia a Putin che a Biden: i russi si ritirano, ma l'Ucraina non entra nella Nato. Mentre si combatte e si parla, sono già fuggiti dall'Ucraina almeno in 700mila, diretti verso Ungheria, Romania, Moldavia o Austria. Mezzo milione circa è in Polonia, dove già si trovano per lavoro un milione e mezzo di ucraini. Sul confine, la Polonia ha aperto 27 centri di accoglienza, ma vengono discriminati gli stranieri residenti in Ucraina, in gran parte musulmani, circa il 10% dei fuggiaschi. La Ue ha garantito a chi fugge un'accoglienza di tre anni e il permesso di lavoro. I polacchi temono che molti restino per sempre. Anche la scelta di Brest, a otto chilometri dalla Polonia, come sede dell'incontro ha una storia importante per le due parti, che non va sottovalutata. Qui, nel 1918, Russia e Germania firmarono il trattato di pace che segnò anche la fine della Russia zarista, e qui nacque l'Ucraina indipendente. Alle trattative partecipò Lev Trotzky. Nel dicembre del 1991, ancora a Brest, venne firmato l'accordo che sanciva la fine dell'Unione Sovietica. E l'Ucraina riconquistò la sua nuova, travagliata, indipendenza.

"Berlino, città amata dai russi"


Hitler e Putin in un fotomontaggio

Nabokov sarebbe stato mio vicino di casa, un secolo fa a Berlino, nella Nestorstrasse 22. Un grande negozio, con l'insegna Russia in carattere cirillici, offre frutta e verdura, sotto la stazione della S-Bahn. Il metro di superficie, innanzi al palazzo dove si trovava la Kommune Numero Uno, quella storica della contestazione nel `68. D mio quartiere di Charlottenburg, era chiamato Charlottengrad perché era stato scelto dai russi che fuggivano dalla rivoluzione di Ottobre. Un secolo sembra lungo, ma quando l'autore di Lolita viveva da profugo a Berlino, mio padre andava al ginnasio, e mio nonno aveva 45 anni. Sono storie di ieri, e le tracce non si cancellano, il che non entra in testa ai politici, che avrebbero potuto evitare il conflitto in Ucraina. Nel quartiere sono tornati i russi dopo il crollo dell'Urss, trent'anni fa, e continuano ad arrivare quelli che non vivono bene sotto Putin, e gli altri che invece fanno quattrini nella Russia d'oggi, i piccoli milionari non i grandi oligarchi. Sulla Kurfürstendamm, il grande viale che attraversa quella che era la Berlino Ovest, e che raggiungo a piedi, prima del Covid, le boutiques delle grandi firme avevano in vetrina toilette appena modificate, colore taglio, per venire incontro al gusto delle signore russe. Le uniche, o quasi, che potevano permettersi i prezzi. In un negozio di scarpe da uomo, vidi un paio in pelle di serpente bicolore a cinquemila euro, Pu tin style. Da sempre Berlino ha sentito il fascino dell'est, nel bene e nel male. Da casa mia alla Piazza Rossa ci sono, in auto, circa 1800 chilometri, passando da Varsavia e da Minsk in Bielorussia. Fino al mio appartamento a Trastevere sono esattamente 1526. Non c'è una grande differenza, a parte lo stato delle strade. Al renano Konrad Adenauer non piaceva Berlino. «Alla Porta di Bradenburgo», disse, «avverto il vento della Siberia». Meteorologicamente aveva ragione. Lo sento anch'io, gelido in questi giorni, e caldo d'estate. In questi anni Berlino è stata scelta come base dai servizi segreti russi. Nell'agosto del 2019, un dissidente georgiano in esilio è stato assassinato nel Tiergarten. Per la giustizia tedesca il mandante è Putin. L'estate scorsa un giovane diplomatico è precipitato da una finestra dell'Ambasciata russa. Suicidio? Esattamente un secolo fa, Nabokov arrivò nel 1922, a 23 anni, e ci rimase fino al 1937, quando Hitler lo convinse a trasferirsi negli Stati Uniti. Il 28 marzo del `22, suo padre fu ucciso a Berlino davanti alla Filarmonica da esuli monarchici di estrema destra. Vladimir, anche se come giocatore era mediocre, si guadagnava da vivere dando lezioni di tennis in un club sempre nel mio quartiere, ancora aperto fino a pochi anni fa. Ora il quartiere sta per essere cancellato dalla speculazione edilizia. Nel `34 a Berlino nacque suo figlio Dmitri. Durante la Repubblica di Weimar passarono da Berlino 400mi1a esuli, e molti rimasero. Oggi, i russi nella capitale sono circa centomila, più o meno come nel 1928. Scrittori, musicisti, pittori, architetti, cantanti che influenzarono l'arte tedesca, e l'europea. Si aprirono dozzine di ristoranti russi, 48 case editrici, e uscivano ogni giorno 24 giornali in russo. Il padre di Nabokov era il direttore del settimanale Rul, la rivista pubblicò dopo la sua morte le prime poesie e racconti del figlio. All'università si formarono associazioni di studenti russi. Ogni sera Der blaue Vogel, l'uccello azzurro, il cabaret russo, era esaurito. Russia e Germania si trovarono unite dopo la Grande Guerra: i tedeschi sconfitti e umiliati accanto ai russi isolati e temuti dopo la rivoluzione. A Berlino arrivò il poeta Vladimir Majakovskij, ma rimase poche settimane. A Charlottenburg, o Charlottengrad, vissero Boris Pasternmak, Maxim Gorki, Ilja Ehrenburg. Si ritrovavano in un caffê nella Pragerplatz. Compravano romanzi e saggi nella libreria Rodina. I russi tornarono a emigrare all'avvento di Hitler, molti di loro erano ebrei. Nel 1933, a Berlino erano rimasti in mille. Oggi esce un giornale in russo, e nel quartiere si trovano diversi antiquari, che vendono icone, gioielli in ambra, portasigarette d'argento degli Anni Venti.

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