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La Stampa - La Repubblica Rassegna Stampa
15.09.2021 Caso Eitan, ecco gli sviluppi
Cronache di Sharon Nizza, Fabiana Magrì

Testata:La Stampa - La Repubblica
Autore: Sharon Nizza - Fabiana Magrì
Titolo: «Eitan, si muove Israele il nonno ai domiciliari. L’ex moglie indagata in Italia - Il nonno ai domiciliari. Eitan è a casa con lui: 'Lo volevano i genitori'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 15/09/2021, a pag. 12, la cronaca di Sharon Nizza dal titolo "Eitan, si muove Israele il nonno ai domiciliari. L’ex moglie indagata in Italia"; dalla STAMPA, a pag. 12, con il titolo "Il nonno ai domiciliari. Eitan è a casa con lui: 'Lo volevano i genitori' ", la cronaca di Fabiana Magrì.

In attesa degli sviluppi legali della vicenda, pubblichiamo due cronache che riportano i fatti.

Ecco gli articoli:


La famiglia Biran. L'unico sopravvissuto alla tragedia della funivia è Eitan, di 6 anni

LA REPUBBLICA - Sharon Nizza: "Eitan, si muove Israele il nonno ai domiciliari. L’ex moglie indagata in Italia"

Al quarto giorno in cui il piccolo Eitan si trova in Israele — “rapito” o “salvato” a seconda delle versioni dei due rami familiari che se lo contendono — le autorità giudiziarie cominciano ad attivarsi. Il nonno Shmuel Peleg, che sabato ha sfruttato la visita di routine per condurre il nipotino in Israele, prelevandolo alla custodia della zia paterna Aya Biran, è stato interrogato ieri dalla polizia di Tel Aviv in seguito alla denuncia per sequestro di minore presentata domenica in Israele dal fratello di Aya, Hagai Biran. Rilasciato con “misure restrittive” fino a venerdì, passaporto trattenuto e obbligo di dimora nella sua abitazione di Petah Tikva, potrà uscire per andare in sinagoga (stasera inizia il giorno del Kippur, una delle date più solenni del calendario ebraico). Non è stato emesso un ordine restrittivo nei confronti di Eitan, «che può stare con il nonno», specifica Gadi Solomon, un portavoce della famiglia, che aggiunge: «il trasferimento di Eitan in Israele è avvenuto in maniera legale e dopo consultazioni con esperti di diritto». Non risulta invece iscritta nel registro degli indagati la nonna Etty Cohen (ex moglie di Peleg), diversamente da quanto stabilito dalla procura di Pavia che la reputa complice del sequestro di minore. Cohen era in Italia sicuramente fino a venerdì e in un’intervista rilasciata lunedì mattina alla radio israeliana 103 ha affermato «di essere appena rientrata dall’estero» e di non conoscere i dettagli della vicenda. Sempre sul fronte italiano delle indagini, emerge che a metà agosto la giudice tutelare Michela Fenucci ha sporto denuncia alla procura perché aveva chiesto al nonno materno il passaporto del piccolo, che non l’aveva restituito: in seguito alla denuncia la procura aveva chiesto alla polizia di tenere d’occhio Shmuel. La polizia israeliana, secondo l’emittente israeliana Kan 11,è orientata a considerare il caso «una vicenda civile più che penale», che verrà gestita dal Tribunale per le questioni familiari di Tel Aviv. È in questo foro che ieri mattina l’avvocato Shmuel Moran ha intentato, a nome di Aya, la causa per la restituzione del minore rapito ai sensi della Convenzione dell’Aja. Causa presentata in parallelo anche presso il tribunale di Pavia, che attiverà i canali istituzionali tramite i ministeri della Giustizia dei due Paesi. «Aya è in procinto di arrivare in Israele per assistere alle udienze — che dovrebbero iniziare entro 15 giorni — e chiederemo che le venga affidata la custodia del bambino anche durante il processo », dice l’avvocato Moran a Repubblica. Resta l’incognita su dove alloggi Eitan, che avrebbe dovuto iniziare la prima elementare in questi giorni. La famiglia Peleg continua a tenersi lontana dai riflettori, un silenzio stampa imposto in questi giorni dai due assi assoldati dalla famiglia: Ronen Tzur, stratega politico che ha gestito tra l’altro le campagne elettorali dell’attuale ministro della Difesa Benny Gantz, e l’avvocato Boaz Ben Tzur, trai cui clienti compare anche l’ex premier Benjamin Netanyahu. Con un’unica breccia finora: in una breve intervista concessa al canale Kan 11, lo zio paterno, Guy Peleg, continua a sostenere che «Eitan è stato salvato, portato a casa come avrebbero voluto i suoi genitori che programmavano di tornare a vivere in Israele». Una foto lo ritrae mentre si fa un selfie con il nipotino sorridente durante i controlli medici all’Ospedale Sheba domenica. «Eitan qui è felice. Vado a dormire con lui tutte le notti e si addormenta con il sorriso», dice lo zio, che sostiene che la famiglia Biran «è invitata a venire a trovarlo». Eppure, una semplice telefonata tra Eitan e Aya che si sarebbe dovuta svolgere ieri, su proposta della stessa famiglia Peleg, non è mai avvenuta.

LA STAMPA - Fabiana Magrì: "Il nonno ai domiciliari. Eitan è a casa con lui: 'Lo volevano i genitori' "

Sono le sei di sera quando su Petah Tikva, città satellite di Tel Aviv, si accendono simbolicamente i riflettori. Il piccolo Eitan si trova qui, nella casa di Shmuel Peleg, il nonno materno che venerdì scorso l'ha prelevato illegalmente dall'Italia per condurlo in Israele. Ma non è tutto. Proprio quell'uomo che ha organizzato e condotto il blitz è appena stato rilasciato dalla polizia dopo un interrogatorio e sottoposto a misure restrittive, una sorta di arresto domiciliare. «Il 12 settembre - si legge in una nota della polizia israeliana - c'è stata una denuncia per sospetto reato di rapimento di un minore a seguito del fatto che un bambino di 6 anni è stato portato in aereo dall'Italia in Israele». «Stasera (martedì, ndr) - va avanti il comunicato - un uomo di 58 anni, è stato interrogato con l'accusa di coinvolgimento nella vicenda». La notizia dell'interrogatorio di Shmuel Peleg rimbalza sui media israeliani. Quasi nello stesso momento, si fa vivo con un messaggio anche il portavoce della famiglia Peleg, Gabi Solomon, dello studio di comunicazione di Ronen Tzur, un consulente specializzato nella gestione dei media in casi scottanti. Dalla sua nota si apprende che il nonno di Eitan si è presentato presso la stazione di polizia per essere interrogato in seguito al rientro del bambino «nella sua casa in Israele, su richiesta dei suoi genitori». Contattato da La Stampa per capire quali, secondo la famiglia Peleg, sarebbero state le volontà dei genitori - la mamma Tali e il papà Amit, morti nell'incidente del Mottarone il 23 maggio - Solomon sostiene che «se fossero vivi, oggi sarebbero in Israele». Perché, ha aggiunto «avevano avviato ricerche per acquistare una casa qui e per iscrivere Eitan a scuola in Israele, a partire da questo anno scolastico». Risponde anche sulla salute di Eitan facendo sapere che «sta bene, è felice, circondato dall'affetto della sua famiglia che lo ama». Secondo il portavoce dei Peleg, il nonno Shmuli ha collaborato all'interrogatorio, rispondendo a tutte le domande. Le misure restrittive saranno in vigore fino a venerdì e tra i provvedimenti, gli è stato trattenuto il passaporto. Quello che accadrà dopo, secondo fonti interne alla polizia, dipenderà dalle indicazioni del Dipartimento Internazionale della Procura di Stato. Alla luce della svolta nella dolorosa vicenda che riguarda il piccolo Eitan, anche l'opinione pubblica israeliana, che fino a questo momento sembrava trattenere il flato e sospendere il giudizio, ha iniziato a manifestare dubbi sulle circostanze in cui si muove il ramo materno della famiglia del bambino. I Peleg erano riusciti a raccogliere, con una campagna di crowdfunding su internet, una cifra vicina ai 150mi1a euro. Sul profilo instagram di Gali Peleg c'è ancora il post del 12 luglio con cui la ragazza faceva appello al popolo del social, sollecitando donazioni attraverso il sito Giusmehalev ("Arruolamento del cuore", in ebraico). I soldi, scriveva, sarebbero serviti per coprire i costi delle spese processuali dopo la disgrazia del Mottarone. Nella foto la zia Gadi tiene in braccio i nipoti, sia il piccolo Tom, morto all'età di 2 anni nel crollo della funivia, sia Eitan, intento a spegnere sei candeline su una torta al cioccolato con le fragole. Dopo l'azione forzata del nonno, alcuni donatori hanno espresso dubbi rispetto alle finalità della campagna. Il sospetto è che il denaro sia stato speso per finanziare il volo privato di ritorno in Israele. I titolari del sito hanno provveduto a rimborsare chiunque ne abbia fatto richiesta. Una delle granitiche certezze di Shmuel Peleg, ribadita anche nella nota trasmessa ieri sera, è che Eitan sia stato condotto in Israele legalmente. «Non è vero, non possono provarlo. È rapimento». A esprimere un parere senza mezzi termini è l'avvocato israeliano Avner Zinger, annoverato tra i legali più influenti dalla classifica "Dun's 100". Negli anni '90 Zinger si occupò di difendere Moshe Dulberg in un complicato caso analogo a quello dei Biran, insieme con Shmuel Moran, l'attuale avvocato israeliano di Aya Biran. «I tempi della corte israeliana sono rapidi. In un paio di settimane, al massimo un mese, Eitan - sostiene - sarà a casa in Italia, sotto la custodia della zia Aya, come già stabilito dal Tribunale di Torino. Così come nel caso Dulberg - ha aggiunto -, e se mai decideranno di avviare un contenzioso, con questa mossa i Peleg si sono bruciati la possibilità di ottenere l'affidamento da parte del tribunale in Italia».

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