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La guerra dei sei giorni: Israele si difende e vince (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Libero - Il Manifesto Rassegna Stampa
10.09.2021 Israele, terroristi evasi ancora a piede libero mentre continuano le violenze palestinesi
Commento di David Zebuloni, la disinformazione di Michele Giorgio

Testata:Libero - Il Manifesto
Autore: David Zebuloni - Michele Giorgio
Titolo: «Israele teme una nuova intifada. I palestinesi sparano ai militari - Caccia ai sei evasi, se li uccidono scoppia una nuova Intifada»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 10/09/2021, a pag.15 con il titolo "Israele teme una nuova intifada. I palestinesi sparano ai militari", il commento di David Zebuloni; dal MANIFESTO, a pag. 9, con il titolo "Caccia ai sei evasi, se li uccidono scoppia una nuova Intifada", il commento di Michele Giorgio.

Corretta l'informazione di David Zebuloni, mentre Michele Giorgio si schiera ancora una volta con i terroristi responsabili di azioni criminali e ora a piede libero, che dunque rappresentano un pericolo.

Ecco gli articoli:

the Dry Bones Blog: The Threat Increases
La vignetta di Dry Bones: "La cosa strana è che la comunità internazionale sembra meno preoccupata della minaccia iraniana di distruggere Israele e più preoccupata della possibilità che Israele riesca a evitare che l'Iran la metta in atto"

LIBERO - David Zebuloni: "Israele teme una nuova intifada. I palestinesi sparano ai militari"

Inseguire il sogno di Israele, tra realtà e illusioni | Kolòt-Voci
David Zebuloni

A differenza degli altri scontri avvenuti sul suolo israeliano, dopo i quali il Paese ha goduto di un periodo di quiete tanto breve e precario quanto efficace e necessario, lo Stato ebraico pare non aver mai realmente terminato la sua ultima battaglia: l'operazione Guardiano delle Mura. Dallo scorso maggio, infatti, quando l'allora governo Netanyahu aveva accettato il cessate il fuoco di Hamas, Israele non è mai più tornata alla normalità. I palloncini incendiari hanno continuato a tormentare i cittadini di Sderot e le tensioni sul confine riesplodono. Solo nell'ultimo mese, durante una dimostrazione violenta organizzata dai terroristi di Hamas e da altri gruppi jihadisti al confine di Gaza, Barel Shmueli, soldato israeliano di 21 anni, è stato colpito alla testa dal proiettile sparato da un palestinese. Subito ricoverato e operato, Barel si è spento una settimana dopo all'ospedale di Beer Sheva. Inoltre, anche all'interno del suolo israeliano, la fetta di popolazione araba pare in subbuglio. Centinaia di manifestanti sono scesi in piazza ieri, a Gerusalemme e in Cisgiordania, a sostegno dei sei detenuti palestinesi evasi questa settimana dal carcere israeliano di Gilboa. Il ministro della Sicurezza Interna, Orner Bar Lev, ha definito l'evasione un fallimento delle forze dell'ordine israeliane, ma ha garantito: «Gireremo ogni pietra per ritrovare i prigionieri». E mentre la caccia all'uomo continua, un incendio è stato appiccato dall'altra parte del paese, all'interno della cella numero 7 del carcere israeliano di Ramon. Un episodio non trascurabile poiché lascia presagire che l'evasione da Gilboa non rappresenti solo un singolo fenomeno di rivolta, bensì un vero e proprio risveglio collettivo da parte dei prigionieri palestinesi in Israele. Un risveglio che, secondo il peggiore degli scenari, potrebbe condurre lo Stato ebraico a una terza agognata Intifada.

IL MANIFESTO - Michele Giorgio: "Caccia ai sei evasi, se li uccidono scoppia una nuova Intifada"

Risultati immagini per michele giorgio il manifesto
Michele Giorgio

Gerusalemme II Da tre giorni giovani palestinesi armati di mitra pattugliano il campo profughi di Jenin. Non si sa nulla di Zakaria Zubeidi, ex comandante dei Martiri di Al Aqsa, e degli altri cinque palestinesi, militanti del Jihad islamico, evasi domenica dal carcere di massima sicurezza israeliano di Gilboa. Loro, comunque, si preparano a proteggerli se dovessero scegliere di nascondersi a Jenin. «Abbiamo formato delle unità di monitoraggio, controlliamo ogni persona sospetta. Se Zakaria torna a casa sua nel campo, tutti lo proteggeranno e lo stesso vale per gli altri cinque eroi», spiega uno di questi giovani, con il volto coperto, in un video girato due giorni fa a Jenin.

NON È SOLO JENIN. La mobilitazione palestinese a sostegno dei sei fuggitivi cresce di ora in ora, di pari passo con la pressione che militari e polizia di Israele esercitano sulla Cisgiordania. Ed è aiutata dalla rabbia e dalla frustrazione per la grave situazione economica e la disoccupazione dilagante. Ma anche dalla diffidenza, a dir poco, per l'Autorità nazionale palestinese ritenuta da non pochi una sorta di «agenzia» dell'occupazione israeliana o, nella migliore della ipotesi, un'istituzione impotente, quindi non in grado di ottenere l'indipendenza e di assicurare una vita migliore ai palestinesi. Mercoledì sera in una dozzina di località, tra cui Huwara (Nablus), Betlemme e Gerusalemme Est, centinaia di palestinesi hanno bruciato pneumatici e affrontato i soldati israeliani con pietre e molotov, in un caso sono stati esplosi colpi d'arma da fuoco verso i militari.

LA FUGA DEI SEI DETENUTI è motivo di orgoglio per gran parte degli abitanti della Cisgiordania e la possibile, probabile dice qualcuno, uccisione degli evasi durante la caccia all'uomo lanciata da Israele, finirebbe per innescare una sollevazione palestinese come non accade da anni. «Se Israele li uccide, ci sarà un'Intifada sia contro Israele che contro l'Anp» avvertono alcuni. E lo stesso governatore dell'Anp a Jenin, Akram Rajoub, intervistato dall'emittente israeliana Kan, ha ammonito che «la situazione sarà grave anche se uno solo di loro sarà ucciso» e ricordato che i prigionieri politici occupano un posto speciale nella società palestinese. Dall'altra parte ci sono le forze armate, la polizia e l'intelligence di Israele impegnati in rastrellamenti senza precedenti in Cisgiordania. L'obiettivo non è solo quello di catturare i fuggitivi. Si vuole lavare l'onta di un'evasione clamorosa che ha rivelato debolezze nel sistema carcerario, forse non solo a Gilboa, che nessuno sospettava. Non si esclude peraltro che qualche guardia carceraria abbia dato una mano ai sei palestinesi a dileguarsi.

IN BALLO C'È L'IMMAGINE di Israele-tempio della sicurezza. La scelta, perciò, è caduta sul pugno duro, lo conferma il tono perento- rio usato ieri dal ministro per la sicurezza Orner Barley: «Metteremo le mani sui terroristi in fuga, correggeremo i fallimenti che potrebbero aver portato alla fuga e se registreremo negligenze professionali adotteremo le misure conseguenti». Quindi sono state annullate le visite dei familiari ai prigionieri palestinesi fino alla fine del mese mentre proseguono le proteste, scattate in varie carceri, contro il trasferimento di centinaia di detenuti dalle prigioni del nord a quelle nel sud di Israele.

I CONTROLLI NELLE CELLE si sono intensificati, le misure di sorveglianza sono molto più rigide. L'associazione dei detenuti palestinesi punta il dito contro l'amministrazione penitenziaria mentre l'esercito israeliano lancia blitz a sorpresa nei centri abitati palestinesi e ha arrestato i familiari di due degli evasi.

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