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La Repubblica - Libero Rassegna Stampa
25.07.2021 Olimpiadi: dopo 49 anni la commemorazione degli atleti israeliani uccisi a Monaco
Commento di Enrico Franceschini, il judoka rispedito in Algeria

Testata:La Repubblica - Libero
Autore: Enrico Franceschini
Titolo: «Monaco ’72, la ferita sanata - II judoka algerino è stato sospeso e rispedito a casa»

Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 25/07/2021, a pag. 24, con il titolo "Monaco ’72, la ferita sanata", la cronaca di Enrico Franceschini; da LIBERO, a pag. 28, la breve "II judoka algerino è stato sospeso e rispedito a casa".

Ecco gli articoli:

LA REPUBBLICA - Enrico Franceschini: "Monaco ’72, la ferita sanata"


Enrico Franceschini

L'Opinione delle Libertà
La copertina del Sun dedicata alla strage di Monaco

Era stata dimenticata per mezzo secolo: c’è voluta l’Olimpiade dell’anno della pandemia per commemorare i Giochi di una strage differente. Su Monaco 1972 calarono le tenebre del terrorismo: l’attacco di un commando palestinese dell’organizzazione Settembre Nero, che entrò negli alloggi della squadra israeliana all’interno del villaggio olimpico, uccidendo subito due atleti che avevano opposto resistenza e prendendone in ostaggio altri nove. La crisi tenne per giorni il mondo con il fiato sospeso prima di concludersi, dopo un fallito tentativo di liberazione da parte della polizia tedesca, con la morte di tutti gli israeliani sequestrati, di cinque palestinesi e di un poliziotto. Due giorni fa, durante la cerimonia di apertura dei Giochi di Tokyo, per volere di Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Cio), il minuto di silenzio osservato nel corso dell’evento è stato dedicato anche alle undici vittime israeliane di quell’attentato. «Meglio tardi che mai», commenta il ministro della Cultura e dello Sport israeliano Hili Tropper. Un ritardo colpevole: per troppo tempo il Cio ha preferito non riaprire la ferita di Monaco, respingendo perfino una richiesta di commemorazione nel quarantennale della strage, alle Olimpiadi di Londra 2012, da parte di Ilana Romano, vedova di uno degli undici israeliani assassinati. I Giochi, era la motivazione ufficiale, non sono la sede per questioni politiche. Ma lo sport vive dentro la società e la storia, come illustrano i giocatori che si inginocchiano prima delle partite per solidarietà con il movimento Black Lives Matter. E la politica si è intrufolata anche altre volte nelle Olimpiadi: gli Stati Uniti boicottarono Mosca 1980 per protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan e l’Urss boicottò l’edizione successiva, Los Angeles 1984, per ripicca. Sia pure tardivo, il minuto di silenzio per il massacro di Monaco ’72 invia tre messaggi importanti. Il primo è che sottolinea l’importanza di dare dignità morale alle Olimpiadi e alle grandi manifestazioni sportive. Il secondo è che serve a ricordare cosa seguì: la decisione dell’allora premier israeliana Golda Meir di colpire i responsabili dell’attacco, non per un biblico occhio per occhio, bensì per dimostrare che nessuno poteva più uccidere impunemente gli ebrei. Da quelle operazioni, non prive di errori come racconta Munich, il bel film di Steven Spielberg sulla vicenda, nacquero altri attentati e rappresaglie, finché vent’anni dopo le due parti compresero che soltanto con il dialogo si poteva provare a risolvere il confitto. E il terzo è un messaggio di cordoglio ai familiari delle vittime. Anni fa, a Tel Aviv, l’ex-premier israeliano Ehud Barak, il militare più decorato al valore nella storia dello Stato ebraico e l’autore dell’offerta di pace migliore mai fatta ai palestinesi (che potrebbero a lungo rimpiangere di averla respinta), mi rivelò un piccolo segreto: appena nominato capo di Stato maggiore, una soldatessa lo accolse nel suo ufficio per spiegargliene la logistica. A domanda di Barak, rispose di chiamarsi Romano. «È parente del nostro atleta ucciso a Monaco?», chiese il capo di stato maggiore. «Era mio padre», rispose la soldatessa. Barak non poté confidarle, perché ancora top secret, che aveva fatto parte, travestito da donna, del commando mandato a Beirut a eliminare uno degli autori dell’attacco. Ma oggi non ci sono più ragioni per tacere. «Ci fa piacere che alla gente sia rammentato cosa accadde a Monaco nel 1972», disse Ilana Romano dopo aver visto il film di Spielberg, «affinché non accada mai più».

LIBERO: "II judoka algerino è stato sospeso e rispedito a casa"

FETHI-NOURINE/ | La Sicilia
Fethi Nourine

II judoka algerino che si è rititrato dal torneo per non affrontare al secondo turno un israeliano è stato rimandato in patria. Fethi Nourine e il suo coach Amar Benikhlef sono stati sospesi temporaneamente dalla federazione judo e il comitato olimpico algerino ha ritirato i loro accrediti.

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