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La Ragione Rassegna Stampa
08.06.2021 Israele, una società vitale, multietnica, complessa
Analisi di Flavio Pasotti, Anna Mahjar-Barducci

Testata:La Ragione
Autore: Flavio Pasotti - Anna Mahjar-Barducci
Titolo: «E' il Medio Oriente, bellezza - Gli arabi per primi non credono all'apartheid in Israele»
Riprendiamo dalla RAGIONE di oggi, 08/06/2021, a pag. 5, i servizi di Flavio Pasotti, Anna Mahjar-Barducci con i titoli "E' il Medio Oriente, bellezza", "Gli arabi per primi non credono all'apartheid in Israele".

Da pochi giorni esce un nuovo quotidiano, LA RAGIONE, in edicola dal martedì al sabato. Quelli di oggi sono i primi ottimi articoli che riprendiamo su IC.

Ecco gli articoli:

Flavio Pasotti: "E' il Medio Oriente, bellezza"

L'intesa per l'esecutivo Bennett-Lapid c'è, ma ora serve la fiducia della  Knesset - Moked
L'intesa tra Yair Lapid, Naftali Bennett, Mansour Abbas

Cautela e molti punti di domanda, come sempre quando si guarda al Medio Oriente: l'una e gli altri non bastano mai. Partendo dalla constatazione che mancano molti giorni al voto di fiducia per il possibile nuovo governo israeliano e anche da una considerazione: proprio come Trump, anche Netanyahu si avvia a essere il perdente predestinato ma nonostante tutto mantiene un consenso elettorale che nessun politico o analista può ignorare. Non può essere però sfuggito che mentre da Gaza partivano salve di razzi e qualche missile, gli Hezbollah — proxy iraniani al confine settentrionale (proxy war è la guerra per procura, ndr.) — sparavano sì ben tre razzi ma verso il mare a fronte della costa israeliana. Della serie: noi con questa cosa di Gaza non c'entriamo e anzi ci serve tenere un low profile per favorire i colloqui a Vienna tra Teheran e l'amministrazione Biden sulla ripartenza del dialogo nucleare. Cosi come non passa inosservato che nonostante le `misteriose' esplosioni di navi e raffinerie a Hormutz e Teheran sia proprio Rohani — curiosamente finito sotto accusa perché veste costumi tradizionali ma made in Italy — ad assicurare che le cose procedono positivamente. Gli accordi di Abramo furono un grande successo di Trump e un buon risultato per il Medio Oriente ma, tra le altre cose, reggevano sulla dichiarata ostilità dei sottoscrittori (e dei loro padrini) verso l'Iran: reggeranno al cambio di Washington e al possibile nuovo governo di Gerusalemme? Si potrebbe dire che per un punto Bibi perse la cappa, perché questo è il possibile vantaggio del Governo di Bennet Lapid alla Knesset. Ma i partiti ultraconservatori potranno sopravvivere fuori dalle ricchissime prebende governative che Bibi garantiva loro o si affievolirà la durissima opposizione all'ingresso nelle stanze del potere di Ra'am — uno dei partiti degli arabi israeliani, più probabile nei ruoli della Knesset che nell'esecutivo — come spera Lapid offrendo una maggioranza più ampia al possibile nuovo governo? E ancora, che autonomia ha il musulmano Mansour Abbas — il capo di Ra'am che in questi giorni ha dato prova di intelligenza andando a visitare la sinagoga di Lod distrutta dai missili di Gaza e offrendosi di partecipare alla sua ricostruzione — da quei Fratelli Musulmani che dopo la caduta di Modi in Egitto vedono in Erdogan, sponsor di Hamas, il loro punto di riferimento? La partecipazione degli arabi israeliani al gioco politico, non accadeva dal 1977, è una vera speranza soltanto se verrà confermato che il Governo nasce su un programma che escluda di discutere di uno Stato palestinese. È questa la scommessa di Lapid, vero demiurgo dell'operazione. Può sembrare paradossale che l'unica cosa importante di cui si discuterà sia quella di cui non si deve parlare. Ma è il Medio Oriente, bellezza.

Anna Mahjar-Barducci: "Gli arabi per primi non credono all'apartheid in Israele"

55% of Israeli Arabs are 'proud citizens' of Israel, but 76% reject its  definition as a 'Jewish state' | The Times of Israel
Una famiglia di israeliani arabi

È diventato comune leggere nei media che in Israele vige un "regime di apartheid". I primi a non credere a questa affermazione sono però gli arabi stessi. L'attivista palestinese Bassem Eid, che vive a Gerusalemme, ha scritto recentemente sul suo account Twitter: «Il leader del partito arabo-israeliano Mansour Abbas ha firmato un accordo per partecipare alla prossima coalizione di governo. I gruppi antiIsraele chiamano Israele uno Stato di apartheid ma la verità è che arabi, ebrei, musulmani, persone con background diversi hanno [qui in Israele, ndr.] gli stessi diritti e possono anche governare il Paese». In effetti, basta andare in una farmacia nel centro di Gerusalemme per veder che la maggior parte dei farmacisti sono solitamente donne arabe oppure fare un giro negli ospedali, dove si possono incontrare stimati primari di origine araba. L'attivista arabo-israeliano Yoseph Haddad, nato in Galilea, ha anche scritto un commento su "Israel Hayom" dal titolo: «Ma quale apartheid?». Nell'articolo chiede: «Come si può dire che la nostra società vive sotto un regime di apartheid quando tra di noi [arabi, ndr.] ci sono medici, giudici e persino legislatori? Come si può dire che Samer Haj-Yehia [avvocato e chairman del board di Bank Leumi, ndr.] vive in un regime di apartheid quando è a capo della più importante banca in Israele?». L'ambasciatore di Israele in Azerbaijan George Deek, araboisraeliano nato a Jaffa, la pensa allo stesso modo. In un'intervista alla rivista americana "Tablet" racconta di un incontro con un giornalista norvegese, meravigliato che Israele avesse un ambasciatore arabo. «Ma come, sei israeliano? Ma non sei arabo?» gli aveva chiesto. Deek si dice meravigliato dalla sua meraviglia e spiega: «Molte volte i personaggi di spicco della politica, dei media o del mondo accademico basano le loro idee non sui fatti o sulla sostanza ma su ciò che va di moda dire». Secondo i media, infatti, gli arabi in Israele non solo vivrebbero in uno stato di apartheid ma sarebbero tutti uniti contro Israele, identificandosi pertanto nella lotta armata di Hamas. Durante l'ultima "guerra degli undici giorni" contro Hamas, Deek ha però pubblicato un video, subito diventato virale, nel quale afferma: «Questo è un messaggio per i leader di Hamas... In questo periodo ho pensato molto alla differenza tra me e voi. Siamo entrambi arabi ma non potremmo essere più diversi... Nel Medio Oriente che voi volete non c'è spazio per uno Stato ebraico e non c'è spazio per nessuna minoranza — cristiani, druzi o anche musulmani — che non condivide la vostra ideologia di odio. In altre parole, un Medio Oriente che non ha posto per nessuno che è diverso [da voi, ndr.]». Deek ha poi concluso il video rivolgendosi a Hamas: «Non vincerete, la vostra filosofia di odio e repressione sarà sconfitta. Non vincerete». Se infatti c'è qualcuno che nega i diritti ai propri cittadini quello è Hamas. Waseem Youssef, chierico palestinese adesso negli Emirati Arabi, ha scritto recentemente su Twitter. «Hamas vuole trasformare Gaza in una Teheran... Chiedete agli iracheni che cosa è l'Iran [finanziatore di Hamas, ndr.], ve lo spiegheranno con il sangue negli occhi».



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