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Il Giornale - La Stampa Rassegna Stampa
03.05.2021 Iran terrorista, il capo del Mossad vola da Biden
Cronache di Francesco Semprini, la redazione del Giornale

Testata:Il Giornale - La Stampa
Autore: Francesco Semprini
Titolo: «Disgelo con Teheran, l'ira di Israele, il capo del Mossad vola da Biden - Iran, è giallo su uno scambio per liberare l'anglo-iraniana»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 03/05/2021, a pag. 18 con il titolo "Disgelo con Teheran, l'ira di Israele, il capo del Mossad vola da Biden", il commento di Francesco Semprini; dal GIORNALE, a pag. 15, la breve con il titolo "Iran, è giallo su uno scambio per liberare l'anglo-iraniana".

Ecco gli articoli:

LA STAMPA - Francesco Semprini: "Disgelo con Teheran, l'ira di Israele, il capo del Mossad vola da Biden"

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Francesco Semprini

New Mossad chief brings touch of Bond, lots of reality to the job - Al  Monitor: The Pulse of the Middle East
Yossi Cohen

Il capo del Mossad vola negli Stati Uniti per incontrare Joe Biden e chiarire le contrarietà di Israele sul rientro americano nell'accordo nucleare iraniano (Jcpoa). Una missione dal carattere di urgenza ancor maggiore se inquadrata non solo nell'accelerazione dei colloqui sul dossier atomico (ieri si è chiuso il terzo round di colloqui a Vienna) ma anche sul miglioramento dei rapporti prospettato dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (alleato degli Usa) con la Repubblica islamica. Apertura accolta con interesse da Teheran: «Due importanti Paesi della regione e del mondo islamico - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Saeed Khatibzadeh potrebbero aprire un nuovo capitolo di impegno e cooperazione attraverso un dialogo costruttivo per raggiungere pace, stabilità e sviluppo nella regione superando le dispute». Il fermento regionale ha messo in guardia Israele che vede nell'Iran e nelle sue procure locali, come Hezbollah in Libano, la principale minaccia alla sicurezza nazionale. Così Yossi Cohen, il capo dei servizi segreti, è stato ricevuto venerdì da Biden nel corso di una visita considerata una forzatura rispetto ai protocolli cerimoniali. Di solito il primo incontro con un nuovo presidente Usa spetta al primo ministro. In realtà il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva inviato a Washington Cohen ed il consigliere per la Sicurezza nazionale Meir Ben Shabat per discutere i vari aspetti del dossier nucleare. Il colloquio con Biden non era incluso nel programma originale ma si è reso necessario dato il veloce sviluppo delle dinamiche regionali. Cohen ha così illustrato direttamente all'inquilino della Casa Bianca le ragioni dell'opposizione di Israele ad una riedizione del Jcpoa. L'urgenza deriva dall'ottimismo sui negoziati con la possibile rimozione delle sanzioni Usa entro le elezioni del 18 giugno nella Repubblica islamica, in cui i moderati del presidente Hassan Rohani partono sfavoriti rispetto ai conservatori, ostili al dialogo con Washington. L'Iran vede «segnali positivi all'orizzonte» sia sui negoziati a Vienna che su una riconciliazione nel Golfo, ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri Zarif, riferendo dei suoi incontri in Kuwait, ultima tappa di un tour diplomatico nel Golfo. Ma il capo della diplomazia iraniana è stato ripreso dal leader supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, che ha definito un «grosso errore» i commenti fatti dal ministro in un'intervista in cui spiega che i militari sono troppo influenti nella diplomazia. Frizioni interne che potrebbero far rallentare il dialogo sul nucleare e con le monarchie del Golfo rafforzando lo status quo voluto da Israele.

IL GIORNALE: "Iran, è giallo su uno scambio per liberare l'anglo-iraniana"

The Observer view on Britain's ineptitude at securing Nazanin Zaghari- Ratcliffe's release | Observer editorial | The Guardian
Nazanin Zaghari-Ratcliffe

Prima l'annuncio di Teheran, poi la smentita di Washington. Nella giornata di ieri l'agenzia di stampa iraniana Mehr aveva riferito di un accordo tra Iran e Gran Bretagna per il rilascio della manager britannica Nazanin Zaghari-Ratcliffe accusata di propaganda dalla Repubblica islamica e condannata nei giorni scorsi a un altro anno di carcere, pena definita da Londra «crudele e del tutto infondata». Secondo l'agenzia, che riportava rivelazioni di una fonte iraniana, la Gran Bretagna sarebbe stata disposta a pagare 400 milioni di sterline per la liberazione della donna anglo-iraniana dipendente della Fondazione Thomson Reuters, arrestata nel 2016 per spionaggio e condannata di recente a un altro anno di prigione a Teheran. Proprio sabato mattina il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, aveva detto alla Bbc che «la maniera in cui viene trattata equivale alla tortura» e che gli iraniani hanno «l'obbligo di liberarla». In serata la smentita di Washington: «Le notizie secondo cui sarebbe stato raggiunto un accordo di uno scambio di prigionieri non sono vere». Intanto una buona notizia arriva dalla Repubblica islamica, riportata da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international. Il 1° maggio il prigioniero di coscienza iraniano Mash Sadeghi è uscito dalla prigione di Karaj grazie a una riduzione della pena. Era stato condannato a 15 anni di carcere per «cospirazione», «propaganda» «offesa alla leadership del paese», ne ha scontati cinque e mezzo in condizioni drammatiche: ammalato di cancro alle ossa, è stato operato a una spalla, ma non ha ricevuto cure mediche adeguate e ha subito torture. Ha intrapreso scioperi della fame per chiedere la scarcerazione della moglie, l'attivista Golrokh Ebrahimi-Iree, tuttora prigioniera di coscienza.

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