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La Stampa - Libero Rassegna Stampa
28.01.2020 Ecco il piano di pace di Donald Trump
Cronaca di Paolo Mastrolilli, analisi di Daniel Mosseri

Testata:La Stampa - Libero
Autore: Paolo Mastrolilli - Daniel Mosseri
Titolo: «Territori a Israele e fondi ai palestinesi, Trump scommette sul piano di pace - 'Palestinesi, vi faccio ricchi se cedete a Israele'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 28/01/2020, a pag.17, con il titolo "Territori a Israele e fondi ai palestinesi, Trump scommette sul piano di pace", la cronaca di Paolo Mastrolilli; da LIBERO, a pag. 11, con il titolo 'Palestinesi, vi faccio ricchi se cedete a Israele', il commento di Daniel Mosseri.

Ecco gli articoli:

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Benjamin Netanyahu, Donald Trump


LA STAMPA - Paolo Mastrolilli: "Territori a Israele e fondi ai palestinesi, Trump scommette sul piano di pace"

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Paolo Mastrolilli

«Io penso che alla fine lo vorranno. È molto buono per loro». Il presidente Trump ha professato così il suo ottimismo, sulla possibilità che i palestinesi accettino il piano di pace che sta per presentare, ricevendo ieri alla Casa Bianca il premier israeliano Netanyahu. Mohammad Shtayyeh, leader dell'esecutivo di Ramallah, ha però già risposto che la sua proposta «non costituisce una base per risolvere il conflitto», viola la legge internazionale e «viene da una parte che ha perso la sua credibilità come onesto mediatore. Noi la rigettiamo». 
Ieri mattina Trump ha ricevuto prima Netanyahu, e poi il generale Benny Gantz, suo avversario nella terza tornata delle elezioni israeliane, in programma il 2 marzo. Lo scopo era anticipare ad entrambi i contenuti del piano, ed ottenere il loro appoggio. Oggi il capo della Casa Bianca ha in programma una dichiarazione congiunta col premier, in cui dovrebbe annunciare alcuni dettagli. 
La prima parte della proposta, preparata dal genero del presidente Jared Kushner, era quella economica, presentata nel giugno scorso durante una conferenza nel Bahrain. Secondo questo progetto, i palestinesi riceverebbero un pacchetto di finanziamenti da 50 miliardi di dollari se firmassero l'intesa, ma il leader dell'Autorità Abu Mazen lo ha già bocciato. La seconda parte del piano, cioè quella politica, è pronta da tempo, ma la sua pubblicazione è stata rimandata a causa della crisi politica nello Stato ebraico. Secondo le indiscrezioni circolate finora, consentirebbe l'annessione degli insediamenti, e non darebbe ai palestinesi la possibilità di formare un loro esercito o negoziare accordi internazionali. 
Il negoziatore Saeb Erakat ha detto che se Netanyahu userà questo piano come copertura per cominciare l'annessione dei territori palestinesi, ciò porterà al ritiro dagli accordi di Oslo, perché «è un tentativo di distruggere la soluzione dei due Stati». Shtayyeh ha commentato che l'iniziativa di Trump ha solo lo scopo di «proteggere lui dall'impeachment, e Netanyahu dalla prigione», dato che oggi la Knesset voterà sulla sua richiesta di immunità dall'accusa di corruzione.
Secondo Benny Avni, analista di Medio Oriente per il New York Post, «la rinnovata diplomazia mediorientale del presidente Trump probabilmente mancherà l'obiettivo di una pace istantanea tra israeliani e palestinesi, ma potrebbe aiutare a mettere fine alla paralisi politica che ha bloccato Israele per un anno». Secondo Avni, il capo della Casa Bianca ha invitato Netanyahu e Gantz a poco più di un mese dal voto per aiutare il premier a vincere le elezioni, o comunque per facilitare la formazione del governo di unità nazionale, nel caso in cui per la terza volta nessuno dei due candidati ottenesse la maggioranza necessaria per formare il governo. La volta scorsa Bibi aveva proposto di dividere a metà la legislatura, governando lui all'inizio per neutralizzare il processo per corruzione, e cedendo poi la guida a Benny.
L'ex generale però aveva rifiutato, anche perché molti nel suo partito chiedono l'uscita di scena di Netanyahu come condizione per qualsiasi compromesso. Ora Gantz ha accettato l'invito alla Casa Bianca per mantenere buoni rapporti con Trump, ma si è rifiutato di apparire insieme al premier per non rafforzarlo e non dare l'impressione di essere pronto all'accordo. Il presidente però ha detto che alla fine i palestinesi accetteranno il suo piano, perché «è un'opportunità per la pace».

LIBERO - Daniel Mosseri: 'Palestinesi, vi faccio ricchi se cedete a Israele'

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Daniel Mosseri

"The deal of the century", l'accordo del secolo. Il nome è altisonante e le ambizioni non sono da meno: comporre il conflitto arabo-israeliano con un'intesa che porti pace e prosperità nella regione. Il progetto, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump espone in queste ore al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al suo rivale di centrosinistra Benny Gantz, è frutto dell'opera del first-genero Jared Kushner (marito di Ivanka Trump), e dell'ex inviato Usa per il Medio Oriente, Jason Greenblatt. Il piano non nasce dunque al Dipartimento di Stato ma fra una ristretta cerchia di confidenti dell'inquilino della Casa Bianca. Anziché puntare alla nascita immediata di uno stato arabo palestinese accanto a quello ebraico nel solco della soluzione "due popoli, due stati", l'accordo si concentra sullo sviluppo economico dei territori palestinesi. Una sorta di Piano Marshall con gli attori del mondo arabo sunnita moderato - Giordania, Arabia Saudita, paesi del Golfo Persico - chiamati a garantire lo sviluppo della regione.

TROPPI «NO» Dalla Conferenza di Madrid del 1991 agli accordi di Oslo del 1993, il processo di pace arabo-israeliano ha fin qua seguito il principio guida "pace in cambio di territori". Un processo sfociato nel 2000 nell'offerta da parte del premier laburista israeliano Ehud Barak alla controparte palestinese del ritiro di Israele dal 90% dei territori occupati, lo smantellamento di 63 insediamenti e lo scambio di un altro 5% dei territori. Fu l'allora presidente Usa Bill Clinton a benedire l'intesa ospitando in un vertice alla Casa Bianca Barak e il capo dell'Olp Yasser Arafat Ma Arafat, espressione come il suo successore Abu Mazen non degli arabi dei territori ma dei profughi palestinesi e dei loro discendenti nei Paesi limitrofi, rifiutò la proposta. Anche il premier progressista Ehud Olmert si scontrò con il niet dell'Olp e dell'Autorità palestinese. Donald Trump, maestro di discontinuità, non riparte dal fallimento degli altri. Il 45esimo presidente degli Usa manda un messaggio molto forte ai palestinesi: avete rifiutato il 90%? Con me avrete il 60%, coniugato però con prosperità e sviluppo. Ricevendo lunedì Netanyahu alla Casa Bianca, Trump ha affermato che «il piano ha molto senso e i palestinesi dovrebbero accettarlo». Quanto all'inusuale incontro in programma anche con Benny Gantz, leader del partito con più seggi al Parlamento israeliano ma privo di un ruolo istituzionale, il presidente ha osservato: «(Bibi e Gantz) Sono due ottimi concorrenti. Io aspetto le elezioni (del 3 marzo)». Prima di congedare i giornalisti, Trump ha annunciato che la presentazione del piano di pace avverrà stasera. Bibi da parte sua ha ringraziato l'ospite per aver spostato l'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme e per aver affermato che gli insediamenti israeliani non violano il diritto internazionale, spianando cosi la strada all'annessione di alcuni di questo al territorio israeliano.

AYATOLLAH E CALIFFO Il presidente Abu Mazen ha convocato una "giornata della rabbia" per mercoledì in segno di protesta, dando istruzione alla forze di sicurezza di non impedire gli scontri fra i palestinesi e militari israeliani in Cisgiordania Sostegno ai palestinesi è arrivato dall'Iran, il cui ministro degli Esteri lavad Zarif ha definito il piano americano «delirante e nato morto». Anche lo Stato islamico si è fatto sentire, chiamando a raccolta tutti i membri dell'Isis affinché prendano di mira gli ebrei e trasformino i territori occupati in campi di battaglia Date le premesse, l'iniziativa di Trump non dovrebbe avere migliore sorte di quelle che l'hanno preceduta. Eppure per Michael Oren non è cosi. Intervistato da FoxNews, l'ex ambasciatore israeliano negli Usa ha sottolineato due differenze fondamentali con il passato: il piano si rivolge a israeliani e al mondo sunnita moderato «presso il quale ha già ricevuto ottima accoglienza». Poi ha osservato che la grande maggioranza degli israeliani si fida di Trump, mentre i piani precedenti erano ben visti dalla sinistra ma respinti da destra «Oggi anche la destra radicale lo appoggia: è un fatto senza precedenti». Quanto all rifiuto di Abu Mazen, Oren ha concluso: «I palestinesi detengono il record mondiale delle persone alle quali nel corso della storia è stata offerta la pace con una soluzione a due stati e ogni volta hanno detto "no". Non hanno nemmeno un "si" nel loro vocabolario».

 

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