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L'Autorità palestinese insegna ai giovani che i terroristi sono 'martiri' (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Il Foglio - Il Giornale Rassegna Stampa
26.06.2012 L'intervista di Menachem Gantz a Beppe Grillo
con il commento di Marianna Rizzini. Gian Micalessin descrive l'Iran che piace a Grillo

Testata:Il Foglio - Il Giornale
Autore: Menachem Gantz - Marianna Rizzini - Gian Micalessin
Titolo: «Non è divertente - L’Iran che gli piace: torture e donne umiliate»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 26/06/2012, in prima pagina, l'articolo di Marianna Rizzini dal titolo " Il lato B di Beppe Grillo è un po’ fasciocomplottista". Dal GIORNALE, a pag. 2, l'articolo di Gian Micalessin dal titolo " L’Iran che gli piace: torture e donne umiliate ".
Ecco i pezzi, preceduti dall'intervista di Menachem Gantz a Beppe Grillo, tradotta in italiano, dal quotidiano israeliano YEDIOT HAARONOT:

YEDIOT HAARONOT - Menachem Gantz : " Non è divertente "

Per leggere la pagina di IC di ieri dedicata a Beppe Grillo, cliccare sul link sottostante:
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=45018


Menachem Gantz

Per molti anni, Giuseppe Grillo è stato considerato l'enfant terrible dell'Italia. I giornali lo boicottavano, era vietato farlo apparire in TV e, generalmente, era odiato. Ora sputa in faccia a tutti, dalla posizione di leader del movimento di protesta che, secondo i sondaggi otterrà un'alta percentuale di appoggio alle prossime elezioni politiche tra nove mesi. Riesce a far scendere le masse in piazza al suon di "Vaffanculo", un'imprecazione che forse è meglio non tradurre.

 È vero – Grillo non è un politico. Ma nel nuovo ruolo che ricopre non ha bisogno di abilità professionale. Da attore e comico di gran talento, se la cava benissimo ed evita di entrare nel vivo delle domande difficili, malgrado abbia acconsentito all'intervista volentieri e con gentilezza. Non necessariamente cerca di essere evasivo; forse, semplicemente, non ha buone risposte e, se le ha, sono deturpate di ignoranza nel migliore dei casi, oppure – nel caso peggiore – di una contorta concezione cospirativa. Tuttavia, con l'Italia in una situazione economica così difficile e con un futuro poco chiaro, sembra che il pubblico sia disposto ad aggrapparsi a qualsiasi speranza di cambiamento, per quanto possa essere immaginaria.

 Se la politica interna che propone è lungi dall'essere realista, questo comico – che in una certa costellazione potrebbe ancora diventare uno dei politici più forti d'Italia – ha delle posizioni del tutto lunatiche quando si arriva a parlare di politica estera in generale e dello Stato d'Israele in particolare. Questo non è necessariamente legato al fatto che egli è sposato con un'iraniana. "Tutto quello che sappiamo di Israele e Palestina ed è tradotto in lingue europee da un'agenzia chiamata MEMRI", sostiene, ad esempio. "Dietro l'agenzia si trova Kroin (Yigal Carmon – nota di Menachem Gantz), un ex agente del Mossad. Ho le prove, perché quando l'ex Sindaco di Londra ha utilizzato traduttori indipendenti per tradurre tutti i libri, è stato dimostrato che la realtà è completamente diversa".

Crede che si tratti di un complotto di agenti del Mossad?
"Per quanto riguarda i libri palestinesi non c'è complotto, ma prova a parlare con l'ex Sindaco di Londra Ken Livingstone. Egli ha tradotto i libri e scoperto cose incredibili con significati opposti. Quando ho sentito parlare Bin Laden, il padre di mia moglie mi ha detto che la traduzione non corrispondeva alla verità".
Ha dubbi sulle intenzioni che aveva Bin Laden?
"Ho dubbi. È stato fatto fuori? Era lui? La dinamica mi insospettisce. È strana."
In passato ha lasciato intendere che Israele progetta di sterminare i palestinesi.
"Io credo che i giovani in Israele non siano più come gli anziani. Apprendo dai siti che sono disposti a riconoscere uno Stato palestinese, ma parlare di israeliani è diventato tabù. Appena tocchi l'argomento, si dice di te che sei anti-sionista o razzista".
Forse perché nel Suo blog ha scritto che Israele sarà la causa di una Terza Guerra Mondiale?
"L'equilibrio è molto delicato. Come il Pakistan che ha le armi nucleari. Altrimenti che senso ha dire che l'Iran non deve avere armi nucleari? Non credo che i giovani in Israele vogliano una guerra del genere. Ho visto i blog di pacifisti che sono disposti a superarsi e dimenticare il passato".
Più di una volta, i commenti nel Suo sito sono stati molto antisemiti.
"Mi sono rivolto al precedente Ministro della Giustizia affinché agisse contro questo fenomeno di razzismo e negazionismo".
Quindicimila morti in Siria non hanno suscitato in Lei sentimenti simili a quelli causati da un'operazione a Gaza.
"Perché ci sono cose che non capiamo. In Siria non si riesce a capire cosa stia realmente avvenendo. È una vera guerra civile? Oppure sono agenti infiltrati?"
Da uno che conosce l'Iran, Lei non è preoccupato da questo regime?
"La preoccupazione c'è, certamente. Quelli rimasti lì non avvertono la grande preoccupazione suscitata [all'estero] da quel pazzo che detiene il potere lì. Il lavoro continua. Il PNL è in crescita".
In Iran?
"Le mie informazioni indicano che prima si stava peggio. Come in Sud America. Ho visto un'impiccagione a Isfahan. Eravamo in piazza. All'improvviso è arrivato un camion con una gru. Lo hanno impiccato e se ne sono andati. Mi sono detto, ma che cos'è questa inciviltà? Ma allora guardi agli Stati Uniti, dove hanno messo a dieta un condannato a morte affinché lo si potesse impiccare senza che la testa venisse tagliata. E allora io Le chiedo, che cos'è più civile? L'Islam non è una religione fondamentalista. Siamo a contatto con bloggers dell'Iran. C'è un cambiamento guidato dai giovani lì. C'è una vita parallela a quel folle dittatore. D'altronde, quando ti fanno saltare in aria gli scienziati, ti introducono i virus – lui si trova sotto continuo attacco. Si deve difendere".

 Nel 2009 è stato fondato il movimento Cinque Stelle: una stella per ciascun punto chiave – acqua pubblica, trasporti, sviluppo, connettività e ambiente. Nelle elezioni amministrative di maggio 2012 il movimento è riuscito a far eleggere quattro Sindaci, tra cui quello della capitale della gastronomia italiana, Parma, denominata dal leader-comico "la nostra Stalingrad".

 Grillo è molto abile nel descrivere la corruzione, il clientelismo e la stampa politica di parte, ma parla con clichè quando gli si chiede di proporre una soluzione. "Sono sorpreso per la velocità di crescita del movimento", dice. "Gli italiani sono disperati e vogliono un mutamento radicale. Quello che noi proponiamo è ridare il potere ai cittadini. Nei miei spettacoli parlavo di politica. Facevo ridere la gente ma, al contempo, smascheravo la politica ed il suo andamento in Italia. Ho suscitato curiosità, ho aperto gli occhi alla gente".
Vuole essere Presidente del Consiglio?
"Personalmente, ho già realizzato il mio obiettivo. Il mio compito è di fare quello che faccio ora – portare alla ribalta un movimento che non ha visibilità nei media e non ha fondi. Quello che abbiamo fatto finora è un miracolo. L'establishment mi odiava, ma il pubblico mi ha voluto bene".

 L'ironia del destino è che l'iniziativa di impedire a condannati in tre istanze di essere eletti al Parlamento colpisce Grillo personalmente. Nel 1988 è stato trovato colpevole della morte di una giovane coppia con il figlio di otto anni in un incidente stradale. "Non ho mai pensato di essere un politico attivo", egli sottolinea. "Non ho l'abilità di fare il Presidente del Consiglio o il Segretario di un partito. Quello che so fare è cercare di sostituire questi parassiti corrotti con delle persone oneste. Io non sarò una voce incaricata dal Governo. Sono un comico chiacchierone".

 Nonostante le sue asserzioni, i media in Italia già gli attribuiscono un coinvolgimento nei processi decisionali nelle località dove il movimento occupa posizioni di spicco. "Oggi", dice, "quando pensi ad un progetto di legge che il pubblico discute a priori in internet – sembra rivoluzionario".
Lei crede veramente che le decisioni verranno prese in internet?
"Al cento percento. Certamente sì. Non credo più nella leadership. Credo nel popolo. Non è che io abbia costruito un sistema alternativo del cui successo sia convinto. Mi è solo chiaro che il sistema attuale è finito, rovinato, e che io lo devo sostituire con un altro".
Anche al prezzo di una totale anarchia?
"Non credo questa sia la direzione. Credo che ci stiamo avviando verso una democrazia cooperativa, dove il cittadino comprende che, se non partecipa, rischia di perdere qualcosa. Attualmente, non ha niente da perdere. Non si vede la luce alla fine del tunnel. Gli italiani dovranno cambiare. Voglio cambiarli in una cosa sola: che sia di moda essere onesti, esattamente come era di moda rubare e tutti rubavano perché questa era la moda. Se continuiamo a crescere con il ritmo di oggi, alla fine ci troveremo a dover formare un Governo. Questo mi fa ridere".
Chi è responsabile della crisi economica in Europa?
"I politici, insieme alle banche, le autorità finanziarie e gli imprenditori. Io ti do il permesso per autostrade che ti fruttano 1100 miliardi di euro all'anno di pedaggio, e tu mi dai 100 milioni per il partito, come fa la famiglia Benetton. Il Partito Democratico ha fatto finta di essere contro Berlusconi ma, di fatto, i quesiti che gli rivolgevano si occupavano del suo pene, se fosse piccolo, medio o grande. Non hanno portato ad un serio dibattito su questioni come la mafia o la corruzione. Il Premier Monti avrebbe dovuto occuparsi immediatamente di queste questioni. Invece, ha convocato i tecnici. E questi cosa hanno finito per fare? Si sono rivolti ai cittadini chiedendo il loro aiuto, chiedendo indicazioni su dove bisognava tagliare. Questo è il motivo per cui il pubblico crede più ad un comico che a questa gente – perché sono dei dilettanti".

Il FOGLIO - Marianna Rizzini : " Il lato B di Beppe Grillo è un po’ fasciocomplottista "


Marianna Rizzini, Beppe Grillo

Roma. Non più solo cassette di frutta su cui salire per urlare “mascalzoni, verremo a prendervi casa per casa”. Non più solo vaffaday e pernacchie truculente alla politica corrotta. Il lato B di Beppe Grillo, finora movimentista anticasta con puntate mistico- ecologiche ma con pochi excursus sulla politica estera, comincia dove finivano i complottismi un tanto al chilo del dopo 11 settembre (quelli che giravano attorno alle presunte “lobby ebraiche” e al “chi semina vento raccoglie tempesta” riferito agli Stati Uniti: in Italia, anni dopo, si ritrovarono al massimo dell’impopolarità per lo scivolone orribile del grido di piazza “una, cento, mille Nassiriyah”). Intervistato da Menachem Gantz sul quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, e ripreso ieri dal Corriere della Sera, Grillo sembra infatti un Bignami della dietrologia. Sull’Iran dice: mia moglie è iraniana, mio suocero dice che le traduzioni che arrivano qui non sono esatte, le donne lì sono al centro della famiglia, l’economia va bene, quelli che scappano sono oppositori, si stava peggio prima, Ahmadinejad non vuole cancellare Israele dalle mappe, lo dice e basta, le impiccagioni ci sono ma guardate che cosa succede negli Stati Uniti, e tanto noi siamo sotto occupazione, le informazioni che arrivano qui vengono tutte dall’agenzia Memri, controllata da un ex agente del Mossad. Menachem Gantz, l’intervistatore, interpellato in proposito dal Foglio, dice che Grillo “era anche gentile, anche disponibile”, ma forse parlava di cose che non sapeva, e che comunque “non dava risposte. Io chiedevo, per esempio: allora che cosa si fa con la moneta unica? Opzione uno, due, tre. Ma lui niente, lui diceva che doveva sentire i cittadini, fare un gruppo di studio, fare un referendum”. Fatto sta che il Grillo anti Israele di oggi pare in linea con il Grillo anti Israele di ieri, quello che nel 2006 scriveva: “Israele fa paura. Il suo comportamento è irresponsabile. Ecco, l’ho detto. E non sono neppure ubriaco. Sono solo spaventato per i miei figli… Lo so, Veltroni mi metterà al bando da Cinecittà. Dietro Israele ci sono gli Stati Uniti o dietro gli Stati Uniti c’è Israele, chi è la causa e chi l’effetto?”. E ieri sul blog dell’ex comico c’era molta gente che gli dava ragione (“ha avuto coraggio”). E non basta, ché il lato B mostra un Grillo finora baldanzoso che diventa irascibile come un politico di vecchia scuola (“portare in tribunale alcuni per educarne molti”, anche il Fatto?) se il Corriere dà conto di un rapido passaggio, sul suo sito, del banner di Forza Nuova a Bari. E anche se lo stesso Corriere scrive: “E’ vero che la pagina a cui rimanda la locandina di Forza Nuova è gestita da ‘tze tze’, una sorta di aggregatore di notizie che le sceglie in automatico, gestito da Casaleggio e Associati…”, Grillo (e Casaleggio) non gradiscono (l’ex comico se la prende con i “fantasmi” che vogliono cercare “la pagliuzza” nell’occhio dei Cinque stelle). Intanto ogni polemica sul Pizzarotti temporeggiatore a Parma viene surclassata, nei forum, dal dibattito sul mondo visto da Beppe. E un attivista di nome Pericle, sul sito dell’ex comico, addirittura scrive: “Le Torri gemelle? Qualcuno crede veramente che siano crollate a causa dell’impatto con gli aerei?… Potrei smontare tutta la faccenda in 10 minuti”.

Il GIORNALE - Gian Micalessin : " L’Iran che gli piace: torture e donne umiliate"


Gian Micalessin, i diritti umani secondo l'Iran e Beppe Grillo

Riconosciamolo, anche in politica Gril­lo conserva la sua innata, strepitosa comi­cità. E la esprime con estro creativo e friz­za­nte nell’intervista al quotidiano israelia­no Yedioth Ahronoth in cui spiega i miraco­li dell’economia iraniana. Un’economia coi fiocchi a sentire il nostro guru dove gra­zie all’olio di gomito dei persiani tutto fila per il meglio. La battuta non è male, ma ri­schia di far infuriare i pochi imprenditori iraniani costretti a fare i conti non solo con le sanzioni internazionali, ma anche con il monopolio delle bonyads , le fondazioni re­ligiose che controllano il 20 per cento della produzione iraniana sfornando auto, pa­lazzi e pannolini senza pagare un riyal di tasse.
I guai delle
bonyads son però poca cosa rispetto ai disastri della presidenza di Mah­moud Ahmadinejad. Le ricette economi­che del presidente hanno fatto schizzare al cielo i prezzi di tutti i beni di consumo creando una situazione di povertà diffusa tra il ceto medio e facendo toccare all’infla­zione livelli molto più alti del 21 per cento annuo ammesso ufficialmente dal gover­no. Ma il problema più grosso dell’Iran re­sta la maledizione del petrolio, l’incapaci­tà di trovare alternative a quella ricchezza facile e remunerativa. Pur contando sulla terza riserva mondiale di greggio e su estr­a­zioni quotidiane per oltre 4mila milioni di barili gli oltre 70 milioni di iraniani devo­no accontentarsi di stipendi medi da 400 euro al mese pari cioè a quelli di un cittadi­no serbo, rumeno o algerino. Anche con queste paghe da fame il dieci per cento del­la popolazione attiva non riesce, secondo i dati ufficiali, a trovar un lavoro. Dati che salgono fin il 20 per cento se a maneggiarli è l’opposizione.
Ma il paradosso più strabiliante di que­st’economia del petrolio, 17ma al mondo per prodotto nazionale lordo, è la sua inca­pacità di diversificarsi. A 33 anni dalla rivo­luzione Teheran non s’è ancora dotata del­le raffinerie sufficienti a far fronte alla do­manda interna e importa il 40% della ben­zina consumata nel paese. Ma nell’Eldora­do di Grillo non si rischia solo di morire di fame. Per capirlo il nostrano profeta della democrazia digitale può provare a digita­resu Google il nome Mehdi Karzali. Scopri­rà che questo blogger iraniano, condanna­to a quattro anni e mezzo di galera per aver
«diffuso propaganda contro il sistema», è arrivato ad un passo dalla morte dopo 40 giorni di sciopero della fame nel carcere di Evin. Destino gramo, ma condiviso con de­cine di altri attivisti digitali finiti in galera e torturati per aver postato su internet qual­che critica al regime.
Grillo può anche leggersi i regolamenti che intimano agli internet cafè di riprende­re­con telecamere interne tutti i frequenta­tori e consegnare i loro dati alla neo nata
«cyber-polizia».Se non ci crede può telefo­nare a Mehdi Karroubi e Mir Hossein, due signori che dopo aver fatto la rivoluzione e aver ricoperto le più alte cariche dello Sta­to hanno avuto la balzana idea di contesta­re il regime e si ritrovano da due anni agli arresti domiciliari. Se non rispondono può navigare il sito di Amnesty Internatio­nal dove si ricorda che «centinaia di prigio­nieri di coscienza e prigionieri politici ri­sultano detenuti o imprigionati». Oppure dove basta essere sorpresi a bere alcolici (per la terza volta) per essere condannati alla pena capitale. La condanna, convali­data dalla Corte Suprema, per due uomini della provincia di Khorasan-e Razavi già puniti con 80 frustate in due occasioni.
Quanto alle donne «centro della fami­glia » Grillo non ha tutti i torti. Il matrimo­nio con una donna iraniana deve avergli regalato l’opportunità di farsi una sciatina sui monti Alborz a Nord di Teheran. Su quelle piste, dove il genere femminile si go­deva gli ultimi scampoli di libertà, sono ar­rivate, lo scorso inverno, le regole dell’au­torità religiosa e le donne hanno finalmen­te calato il velo e abbandonato la pessima abitudine di presentarsi in pista senza la compagnia di padri fratelli e mariti. Anche lì insomma tutto finalmente fila liscio e le donne sono, proprio come sostiene Gril­lo, solidamente e obbligatoriamente al centro della famiglia.
Quanto agli omosessuali, sul cui possibi­le matrimonio il nostro deve ancora riflet­tere, qualcuno in Iran sembra già aver pre­so una decisone. Il 16 aprile scorso l’ayatol­lah Abdollah Javadi-Amoli, affrontando nella città santa di Qom il tema dell’omo­sessualità e della tendenza dell’Occidente a legalizzarla, ha chiarito quale sia il ruolo degli omosessuali. «Secondo il Corano le loro vite sono ad un livello più basso di quelle degli animali. Neppure cani e maia­li commettono i loro atti odiosi».

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