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Il Giornale-Corriere della Sera Rassegna Stampa
19.09.2011 Onu, radiografia di una istituzione dannosa e squalificata
Commento di Fiamma Niresntein, intervista con Alan Dershowitz di Alessandra Farkas

Testata:Il Giornale-Corriere della Sera
Autore: Fiamma Nirenstein-Alessandra Farkas
Titolo: «Diffamare Israele, ecco il copione in scena all'Onu-Dershowitz,dico no al ricorso all'Onu»

Perchè NO alla autodeterminazione dello Stato di Palestina. Riprendiamo il commento di Fiamma Nirenstein sul GIORNALE di oggi, 19/09/2011, a pag.13, e l'intervista a Alan Dershowitz di Alessandra Farkas sul CORRIERE della SERA a pag.23.

Ricoldiamo ai nostri lettori, su questo argomento, i pezzi di Ugo Volli, usciti oggi e ieri, colmi di argomentazioni utili a chi vuole scrivere ai giornali.

Ecco gli articoli:

Il Giornale-Fiamma Nirenstein:" Diffamare Israele, ecco il copione in scena all'Onu"

Fiamma Nirenstein

una settimana drammatica all’Onu,l’isti­tuzione internazionale più im­portante e spesso la più danno­sa e confusa. Dall’Onu, poiché è nelle mani di una maggioranza automatica di stati islamici e di ex Paesi non allineati, più che so­luzioni ci si possono aspettare equivoci e violazioni dei diritti umani. E così si presenta lo scon­tro di questa settimana: da una parte l’Autonomia Palestinese che chiede il riconoscimento unilaterale di uno Stato, cioè cancello tutto, mi disegno da so­lo i miei confini, risolvo io pro­blemi bilaterali spinosissimi co­me i profughi e Gerusalemme, senza trattative, senza garanzie di sicurezza per Israele, senza ri­conoscerlo come stato del popo­lo ebraico, senza i precedenti dell’Onu, del quartetto, della road map; dall’altra parte Israe­le, affranto dalla solita menzo­gna: è lui che opprime, che non vuole fare la pace. Nessuno ricor­da che Israele lascia la terra ap­pena pensa di essere in sicurez­za, lo ha fatto in Sinai, in Libano, a Gaza,ha lasciato con l’accordo di Oslo tutte le città palestinesi. L’Onu spinge la favola dei paesi occidentali oppressori e impe­rialisti, non mette in conto ai pa­lest­inesi il regime di fatto autori­tario, l’enorme potere di Ha­mas, le persecuzioni di omoses­suali e dissidenti politici.
I palestinesi hanno di fatto, a ogni trattativa, rifiutato l’accor­do con Israele, il sogno è che sva­nisca: anche questa volta rifiuta­no di trattare senza che nessuno gli ricordi come abbiano rifiuta­to gli accordi con Rabin, con Ba­rak, con Olmert, la proposta di Netanyahu di sedersi e parlare. Ci sono in queste ore trattative frenetiche sulle opzioni Consi­glio di Sicurezza- Assemblea Ge­nerale. I palestinesi se l’Europa li sosterrà in Assemblea genera­le, sono pronti a rinunciare per ora al Consiglio di Sicurezza, do­ve l’America ha promesso il ve­to. Ma l’Europa è spaccata, pro­pende in parte per una soluzio­ne di membro osservatore, ma non si sa se ai palestinesi baste­rebbe né se alla fine alcuni stati europei (fra cui l’Italia),che san­no che l’unilateralismo rompe il principio stesso della legalità in­ternazio­nale e che per fare la pa­ce si deve trattare, ci starebbero. Lo scontro servirà ad Abu Ma­zen per farne il capo di un movi­me­nto internazionale che gene­rerà la solita diffamazione di Israele, e forse molta violenza. Il seguito a questa settimana.

Corriere della Sera-Alessandra Farkas: " Dershowitz, dico no al ricorso  all'Onu"

Alessandra Farkas              Alan Dershowitz

NEW YORK — «Il tentativo del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) di chiedere l'ammissione di uno Stato palestinese all'Onu è un errore disastroso che egli pagherà con un prezzo personale altissimo». Alan Dershowitz, il giurista, docente di Harvard e autore di appassionati saggi pro Israele quali The Case for Israel è convinto che siamo alla vigilia di una nuova intifada.
«Abbas ha sollevato nel suo popolo attese enormi che non potrà mai soddisfare. Quando vincerà all'Assemblea Generale, i palestinesi gli chiederanno l'indipendenza che può venire solo attraverso negoziati diretti con Israele. La loro delusione si trasformerà in violenza, non solo contro lo Stato ebraico ma anche contro Abbas. La storia si ripete».
Che cosa intende dire?
«Quando al vertice di Camp David del 2000 il presidente Clinton e il premier israeliano Barak offrirono ai palestinesi tutto ciò che chiedevano — uno Stato, Gerusalemme capitale, il diritto al ritorno dei profughi, confini sicuri e risarcimenti da 35 miliardi di dollari — Arafat rifiutò, facendo scoppiare la seconda intifada che provocò migliaia di morti. Se ci sarà un altro bagno di sangue, la responsabilità questa volta sarà dell'Onu».
Quale alternativa avevano i palestinesi?
«Netanyahu ha accettato la richiesta Usa di andare a Ramallah per discutere senza precondizioni la creazione di due Stati indipendenti. I palestinesi hanno rifiutato, preferendo ottenere dall'Onu una vittoria simbolica che non significa nulla e violando gli Accordi di Oslo da loro stessi firmati. Di recente Abbas ha affermato di andare al Palazzo di Vetro per denunciare l'occupazione israeliana degli ultimi 63 anni. Come dire che tutto lo Stato di Israele, dalla sua fondazione nel 48, è "terra occupata"».
Come sarà, se mai ci sarà, lo Stato palestinese?
«La sua costituzione lo definisce come "uno Stato islamico" mentre un ambasciatore palestinese ha assicurato che nessun ebreo vi sarà ammesso, trasformandolo, di fatto, nel primo stato ufficialmente Judenrein, mondato da sangue ebreo, dai tempi del nazismo. Come può l'Onu accettare un tale regime d'apartheid? Ricordiamoci che Israele ha 1,2 milioni di cittadini arabi liberi».
L'autorità palestinese dice di volere uno Stato secolare e democratico.
«Hamas, che ha vinto le ultime elezioni, afferma il contrario. Basta guardare al resto del mondo islamico: il nuovo Egitto non sarà uno Stato secolare, così come non lo saranno Giordania, Libano, Libia, Siria e Turchia. Purtroppo la primavera araba rischia di trasformarsi in un freddissimo inverno per le democrazie occidentali».
È preoccupato dalle tensioni tra Turchia e Israele?
«Se la Turchia dovesse continuare nel suo corso belligerante contro Israele, il Congresso varerà misure punitive drastiche e io stesso parteciperò personalmente perché venga espulsa dalla Nato. Tranne quel vecchio pazzo isolato dell'ex presidente Carter, in America su questo tema c'è totale consenso bipartisan. Dopo essere stata rifiutata dalla Ue, Ankara ha deciso di guardare a Est invece che a Ovest, sperando di tornare ad essere il grande impero ottomano alleato dei peggiori regimi del mondo. Ma l'America, mi creda, non starà a guardare».

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