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Corriere della Sera - Libero Rassegna Stampa
05.10.2010 Geert Wilders a processo in Olanda perchè non è islamicamente corretto
La sua difesa è affidata a Bram Moszkowitz. Commento di Souad Sbai, cronaca di Luigi Offeddu

Testata:Corriere della Sera - Libero
Autore: Luigi Offeddu - Souad Sbai
Titolo: «Wilders sfida i giudici: Qui si processa la libertà di parola»

Geert Wilders sta subendo un processo per aver espresso la propria opinione sull'islam e il terrorismo ad esso connesso. I quotidiani italiani, salvo rare eccezioni (come LIBERO, nell'articolo di Souad Sbai che riportiamo in questa pagina), non lo dipingono come vittima dell'islamicamente corretto e paladino dei diritti umani, ma come islamofobo. L'UNITA' si spinge oltre, pubblicano un articolo nel quale Wilders viene paragonato, impropriamente, a Gabor Vona, leader del partito ungherese antisemita Jobbik. E' una confusione che non leggiamo per la prima volta. Molto spesso chi prova ad opporsi ad Eurabia viene bollato come estremista e accomunato a criminali come Hitler. Speriamo che in molti fra i giornalisti che amano attaccare Wilders leggano il pezzo di Souad Sbai che riportiamo in questa pagina, chissà che  non comprendano la vera natura del politico olandese e la smettano di scrivere scorrettezze sul suo conto. 

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 05/10/2010, a pag. 17, l'articolo di Luigi Offeddu dal titolo " Wilders sfida i giudici: Qui si processa la libertà di parola ", segue la ricostruzione del discorso di Geert Wilders a Berlino (a cura di Emanuel Segre Amar). Da LIBERO, a pag. 14, l'articolo di Souad Sbai dal titolo " Geert difende le donne, siamo tutti islamofobi ".

Ottima la difesa che ha ricusato le accuse, di Geert Wilders, affidata all'avvocato Bram Moszkowitz, uno dei leader della comunità ebraica di Amsterdam.

CORRIERE della SERA - Luigi Offeddu : " Wilders sfida i giudici: Qui si processa la libertà di parola "


Nella foto, Geert Wilders in tribunale con il suo avvocato Bram Moszkowitz

BRUXELLES — «Signori giudici, ho detto ciò che ho detto e non ritirerò una sola parola. Su consiglio del mio avvocato, mi appello al mio diritto di tacere». «Signor Wilders, conferma dunque di aver detto che "quel giorno i confini verranno chiusi per tutti gli immigrati non occidentali", e che "noi dobbiamo fermare lo tsunami dell’islamizzazione che sta incidendo sul nostro cuore, la nostra identità, la nostra cultura?"». Silenzio. «Ha verificato il testo di queste frasi prima che venissero pubblicate?». Silenzio. «Conferma di aver detto altresì che il Corano è come il Mein Kampf di Adolf Hitler?». Silenzio dell'imputato, brusio in aula dove siedono molti deputati del Partito della libertà, seduta aggiornata.

Il processo contro Geert Wi l d e r s , il deputato anti Islam appena divenuto perno del nuovo governo di centrodestra in Olanda con il suo Partito della libertà, si arena così, al primo giorno di udienza.

Perché Wilders, davanti alla Corte di Amsterdam, prima parla per due minuti filati, ma soltanto per dire che non parlerà più: «Con me, qui si processa la libertà di espressione di molti olandesi: un milione e mezzo di olandesi che hanno votato per il mio partito».

Poi ricusa i giudici, accusandoli di essere prevenuti contro di lui: «Con questo tribunale non è possibile un processo equo». Il dibattimento sul merito dell'accusa, «incitamento all'odio e alla discriminazione razziale» (pena possibile fino a un anno di reclusione, e fino a settemila euro di multa), è solo rinviato: con questi o con altri giudici, è previsto che il processo duri per tutto il mese, dominando le prime pagine dei giornali come ha fatto già negli ultimi giorni. E per fine ottobre, già si preannuncia la calata su Amsterdam (e negli intenti dei promotori, anche sui suoi quartieri musulmani) di vari club europei di ultrà del calcio, calamitati da una manifestazione «pro Wilders». Già oggi, comunque, in tribunale vi sarà la risposta all'istanza di ricusazione della Corte.

Quanto all'attuale linea della difesa, Wilders la terrà quasi sicuramente fino alla fine: «Ho espresso le mie opinioni nel quadro di un dibattito pubblico e posso assicurare che continuerò a farlo: la democrazia ha bisogno di un dibattito aperto e libero, soprattutto su temi sensibili».

C'è anche altro, a confortare il deputato populista: ha un avvocato, Bram Moscowitz, conosciuto come un vero mastino in toga, e inoltre i sondaggi gli dicono che le sue parole sono condivise da ampie fasce della popolazione, anche al di fuori del Pvv, il suo partito; se non altro per i timori più o meno razionali che desta l'immigrazione musulmana, e che hanno consentito al Pvv di diventare il terzo partito in assoluto nel giro di pochi anni. È soltanto grazie al suo appoggio esterno, che è stato possibile formare pochi giorni fa il governo bi partito di centrodestra f r a c r i s t i a n o - d e mocr a t i c i (Cda) e liberal-conservatori (Vvd). Wilders vive da anni sotto scorta, per aver ricevuto ripetute minacce di morte, probabilmente dallo stesso gruppo islamico collegato all' omicidio del regista Theo Van Gogh.

Segue la ricostruzione a cura di Emanuel Segre Amar dell'intervento di Geert Wilders a Berlino:


René Stadtkewitz, fondatore del partito Freiheit, che ha ospitato a Berlino Geert Wilders
 

Nello scorso fine settimana, in una Berlino in festa per il ventennale della riunificazione della Germania, ma anche blindata come non mai per la ben nota paura di attentati (temuti in Germania, Francia ed Inghilterra), si è svolto il congresso che annuncia la nascita di un nuovo partito tedesco, "Die Freiheit" (la libertà). Il suo fondatore è il deputato della CDU René
Stadtkewitz, ex alleato di Angela Merkel dalla quale si è distaccato per non essere riuscito a convincerla del pericolo posto alla Germania dall'avanzata dell'islam.
E' necessario aspettare ancora qualche tempo prima di potersi esprimere sugli uomini di questo nuovo partito; l'esperienza del passato, anche relativamente recente, obbliga ad una grande cautela.

Ma certamente le parole di Wilders pronunciate al congresso devono trovare spazio in questa sede per capire fino in fondo le posizioni di questo giovane politico olandese, autore di Fitna. Va detto subito che le etichette di xenofobo, estremista, anche nazista che gli sono state affibbiate davvero non sono appropriate, né accettabili. Anzi, il persistere su tanti media di tali accuse anche dopo questo suo intervento, rappresenta l'ennesima prova della disonestà e della partigianeria di troppi professionisti dell'informazione.
Estrapoliamo dal suo discorso i principali argomenti trattati, lasciando, a chi fosse interessato, la lettura del testo integrale del discorso, qui <http://pvv.nl/index.php/component/content/article/36-geert-wilders/3587-speech-geert-wilders-berlijn-duits.html>  nella versione tedesca, pronunciata a Berlino, e qui <http://pvv.nl/index.php/component/content/article/36-geert-wilders/3586-speech-geert-wilders-berlijn.html>  nella versione inglese, entrambe pubblicate nel sito di Geert Wilders.

Il parlamentare olandese non ha voluto mancare a Berlino nonostante, nelle stesse ore, in Olanda il partito cristiano democratico fosse riunito per decidere se costituire un governo di minoranza appoggiato proprio dal PVV di Wilders (che ha deciso di restare fuori dal governo, assicurando un semplice appoggio esterno, al fine di preservare l'identità nazionale dell'Olanda ed assicurare un futuro migliore alle giovani generazioni).
Il problema, in Germania, sembra identico: Angela Merkel ritiene che l'islamizzazione della Germania sia inevitabile, e che le moschee saranno sempre più parte integrante delle città; ma non si deve accettare l'inaccettabile, sostiene Wilders, senza tentare di cambiare l'andamento delle cose, perché è dovere dei politici preservare le nazioni per i giovani.
Il problema è lo stesso in Olanda, in Svezia, in Danimarca ed ora anche in Germania e nel resto del mondo, ed è necessario stabilire un'alleanza internazionale per la libertà.
Wilders ha ricordato che l'indomani sarebbe stato il ventesimo anniversario dell'unificazione della Germania, che è la più grande democrazia che abbiamo in Europa, ed anche il motore della sua economia. E la prosperità ed il benessere della Germania sono fondamentali per l'Europa tutta.
Ma oggi l'identità nazionale, la sua democrazia e la sua prosperità sono in pericolo per l'ideologia politica dell'Islam. Se nel 1848, secondo Marx, lo spettro del comunismo si aggirava per l'Europa, oggi abbiamo un altro spettro: l'islam. E questo pericolo è, ancora una volta, politico: l'Islam non è solamente una religione, ma soprattutto un'ideologia politica.
Lo storico di Oxford J.M. Roberts ha scritto nel 1985: anche se si parla di religione islamica, si tratta più di un sistema di leggi che di idee teologiche. Lo stesso professor Vermeulen, già presidente dell'Unione europea di arabisti ed islamisti, sottolinea che l'Islam è prima di tutto un sistema di leggi più che una religione. Mark Alexander, scienziato politico americano, sostiene che uno dei nostri maggiori errori è considerare l'Islam una delle grandi religioni. L'islam è politico o non esiste, anche se mantiene una sua dimensione spirituale. E sarà così fino alla completa islamizzazione dell'Occidente.
Non si deve poi credere che questi siano solo i pensieri di chi si oppone all'Islam; Wilders ha ricordato Abul Ala Maududi, un influente pensatore pachistano del secolo scorso, che ha scritto che l'Islam non è solo un credo religioso, ma una ideologia rivoluzionaria, e che la jihad è la lotta rivoluzionaria necessaria per distruggere tutti gli stati ed i governi, ovunque nel mondo, che si oppongono all'ideologia ed al programma dell'Islam.
Non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te vale per tutti tranne che per gli islamici, ci ricorda Ali Sina, un apostata iraniano che vive in Canada. L'Islam, invece, che è un'ideologia politica, attrae soprattutto le persone che amano la violenza.
Se si esamina in modo spassionato l'origine dell'Islam, si vedrà che Maometto è stato, all'inizio, il conquistatore degli arabi, per unirli e conquistare il resto del mondo. "Ho ricevuto l'ordine di combattere tutti gli uomini finché non diranno che non hanno altro Dio che Allah". Lo dice, nei suoi ultimi versetti, Maometto: combatti gli uomini finché vi sarà dissenso e la religione non sarà tutta per Allah.
Secondo la mitologia, ci ricorda Wilders, Maometto fondò l'Islam alla Mecca dopo aver ricevuto la visita dell'arcangelo Gabriele, per la prima volta, nel 610. I primi 12 anni, quando l'Islam era solo una religione, non furono anni di successi. Nel 622 Maometto emigrò a Yathrib, un'oasi ebraica, con soltanto i suoi 650 seguaci. Lì fondò la prima moschea, assunse il potere politico, e divenne un leader militare e politico che conquistò l'Arabia. Yathrib fu denominata Medina, che significa città del Profeta; e il calendario islamico inizia proprio dal momento della migrazione a Medina, momento nel quale l'Islam divenne un movimento politico.
Dopo la morte di Maometto, seguendo il suo pensiero e le sue parole, venne sviluppata la sharia, un sistema di leggi che giustifica il governo repressivo del mondo per diritto divino, comprensivo delle regole del jihad  per il controllo totale di credenti e non credenti. La sharia è la legge dell'Arabia Saudita e dell'Iran, oltre che di altri stati islamici.
L'articolo 24 della Dichiarazione dei diritti umani dell'Organizzazione della conferenza islamica riunitasi al Cairo proclama che tutti i diritti e le libertà sono soggette alla sharia. E l'organizzazione è un'entità politica, non religiosa, che riunisce il più numeroso gruppo di stati presenti all'ONU.
Sotto le leggi della sharia i popoli, nelle terre conquistate, non hanno diritti legali, neppure quelli della vita e della proprietà, a meno che si convertano all'Islam.
Sia chiaro che parlo dell'Islam, e non degli islamici, ha ricordato Wilders. Ci sono molti islamici moderati, ma l'ideologia non è moderata ed ha ambizioni globali, da perseguire tramite la jihad. Non tutti seguono la sharia, ma coloro che la seguono sono pronti a tutto. Il professor Bernard Lewis, nel suo Comunismo ed Islam, ha fatto un chiaro parallelismo tra il fanatismo dei credenti e la visione comunista degli affari nel mondo. Per il pensatore scientifico Mark Alexander la natura dell'Islam differisce di poco, e solo nei dettagli, dalle ideologie totalitarie del nazional-socialismo e del comunismo. Si possono elencare questi tratti comuni, che Wilders ha ricordato:
- pulizia etnica di quanto viene considerato non desiderato
- un unico partito politico, e se nell'Islam se ne ammettono altri, tutti devono essere islamici
- il popolo va obbligato a seguire un cammino ben preciso
- si annulla la distinzione tra spazi privati e controllo pubblico
- il sistema educativo diventa un indottrinamento generale
- vengono fissate regole ben precise per l'arte, la letteratura, le scienze e la religione
- vengono sottomessi i popoli ai quali viene assegnato uno status di seconda classe
- viene creata una sorta di fanatismo; l'adeguamento viene ottenuto per mezzo della lotta e della dominazione
- sono spietati con gli avversari e considerano ogni propria concessione come un espediente temporaneo, mentre considerano segno di debolezza la disponibilità dei loro nemici
- considerano la politica come un'espressione di potere
- sono antisemiti
Vi è poi da rimarcare, ricorda ancora Wilders, l'apparente incapacità dell'Occidente di riconoscere il pericolo. Bisogna saper riconoscere la verità, anche se spiacevole. Non siamo più capaci di partire dalla realtà dei fatti, errore che continuiamo a ripetere.
Quale posto migliore, ha ricordato Wilders, di Berlino, per ricordare queste cose? Berlino, capitale dell'impero del male della Germania nazista e della cosiddetta Repubblica democratica per 40 anni.
Nel 1989, alla fine del comunismo, ha ricordato ancora Wilders, dissidenti come Solzenitsyn, Havel, Bukovsky ed altri ci hanno insegnato a convivere con la verità. La libertà richiede di essere sempre vigili; così è con la verità. Solzenitsyn ci ha detto che la verità sa essere dolce, ma è quasi sempre amara.
Oggi gli uomini politici di quasi tutti gli schieramenti favoriscono l'islamizzazione. Credono che l'Islam sia come la nostra cultura. A loro non interessa il dilemma: Islam o verità. Tutte le nostre dirigenze, università, chiese, sindacati, media, politici mettono in pericolo le nostre libertà conquistate con tanta fatica. Parlano di eguaglianza ma non vedono la diseguaglianza delle donne o degli infedeli.
Vogliamo ripetere il fatale errore della Repubblica di Weimar, si chiede Wilders? Noi non siamo come la Merkel, non accettiamo come inevitabile l'islamizzazione, vogliamo tenere in vita le nostre libertà. Lo dobbiamo pretendere nelle nostre elezioni democratiche, e per questo è nata la alleanza internazionale per le libertà.
Io, Wilders, lunedì mi dovrò presentare in tribunale in Olanda a causa delle mie opinioni sull'Islam, e per aver espresso queste opinioni in articoli e nel film Fitna. Io vivo sotto continua protezione della polizia perché estremisti islamici mi vogliono assassinare, e finisco in tribunale perché la dirigenza olandese mi vuole imporre il silenzio. Nel mio paese non esiste più la libertà totale, non abbiamo, come in America, il primo emendamento che permette la libertà di opinione. In Europa i singoli stati, ed anche l'Unione, sempre più impongono a tutti, cittadini e parlamentari, quanto deve essere detto. Non possiamo più sostenere che la nostra cultura è superiore ad altre; siamo indottrinati giorno dopo giorno, a scuola e dai media, e se una cultura è inferiore, quella è la nostra. Dobbiamo rispettare tutti tranne noi stessi. Per il Corano i non islamici sono dei Kafir, che significa rifiuto. Noi, in quanto infedeli, siamo dunque colpevoli.
Gli intellettuali delle nostre sinistre, aggiunge Wilders, sono ciechi di fronte ai pericoli dell'Islam. Il dissidente Bukovsky osserva che, dopo la caduta del comunismo, l'Occidente non si è guardato nel suo intimo; l'Occidente ha mancato di smascherare coloro che reggevano le fila del comunismo, preferendo una politica di distensione e di coesistenza pacifica. L'Islam è il comunismo di oggi: e come siamo stati ciechi col comunismo ieri, così lo siamo oggi con l'Islam. Gli argomenti di ieri sono gli stessi di oggi a favore della distensione e dell'appeasement, e sembra quasi che tutti siano convinti che il nostro nemico sia amante della pace quanto noi e che ci si possa incontrare a metà strada; ci tocca persino risentire i vecchi slogan sull'equivalenza morale: ieri l'imperialismo occidentale era malvagio quanto quello sovietico, oggi l'imperialismo occidentale è malvagio quanto il terrorismo islamico.
Wilders ha ricordato, a questo punto, quanto disse a Ground Zero: dobbiamo smetterla di biasimare l'Occidente. Smettiamola di dirci colpevoli. La nostra civiltà è la più liberale di tutte, ed è per questo che tanti immigranti giungono da noi. E poi non esiste una colpevolezza collettiva. Ogni individuo è responsabile per i propri atti.
A Berlino Wilders ha voluto ricordare che la attuale generazione di tedeschi non è colpevole di quanto è successo nel paese; non vi è un motivo per punire i tedeschi di oggi. Ma non vi è neppure un motivo per non lottare per la nostra identità. I tedeschi oggi hanno l'unica responsabilità di evitare gli errori del passato; devono stare coi compatrioti ebrei e con lo Stato di Israele. La Repubblica di Weimar ha rifiutato di lottare per la libertà, e questo fu catastrofico per la Germania, per il resto dell'Europa e per il mondo intero. Non ricadiamo nello stesso errore. Venti anni dopo la riunificazione sembra che la nuova generazione non si senta più colpevole di essere tedesca. Il recente dibattito su Thilo Sarrazin dimostra che la Germania sta venendo a patti con se stessa. Per Sarrazin la Germania si sta annullando, e chiede ai tedeschi di fermare tale processo. Oggi i tedeschi non hanno paura di essere fieri di se stessi. I tedeschi hanno diritto di essere quello che sono, senza confondersi coi francesi, gli olandesi, i turchi o gli americani. Quando il primo ministro turco Erdogan visitò la Germania nel 2008 invitò i turchi della Germania a restare turchi. Disse addirittura che l'assimilazione è un crimine contro l'umanità. Sarebbe andato bene parlare così ai turchi della Turchia, ma la Germania è la terra dei tedeschi, che hanno il pieno diritto di chiedere agli immigrati di rispettare l'identità tedesca.
L'islam si espande in due diversi modi, ricorda ancora Wilders; siccome non è solo una religione, la conversione è un fenomeno marginale. Storicamente si è allargato con la conquista militare o utilizzando l'arma dell'immigrazione. Maometto conquistò Medina con l'immigrazione. E l'immigrazione è quello che sperimentiamo oggi. Mentre l'islamizzazione
continua giorno dopo giorno, l'Occidente si trova senza strategie, dal momento che i nostri dirigenti preferiscono chiedere a noi di adattarci a loro invece di chiedere a loro di adattarsi a noi.
Vi è una lezione che dobbiamo imparare dall'America: gli americani sono fieri delle loro nazione e della loro bandiera. L'America è sempre stata una nazione di immigranti, e il presidente Roosevelt disse che gli immigranti dovevano giungere in America in pace e pronti ad assimilarsi, e che dovevano essere trattati come tutti gli altri.
Wilders non si sente di dire in che cosa consista l'identità tedesca; ma la cultura tedesca si basa sui valori giudaico cristiani, e su quelli umanistici. Una Germania piena di donne velate non sarebbe più la Germania di Goethe, Schiller e Heine, Bach e Mendelssohn. È importante che conserviate queste radici, altrimenti non potreste conservare la vostra identità, sarete cancellati come popolo e perderete la vostra libertà. Di conseguenza anche il resto dell'Europa perderebbe la sua libertà.
Quando Ronald Reagan giunse a Berlino 23 anni fa, ricorda Wilders, disse: signor Gorbachev, tirate giù quel muro! Reagan non cercava il compromesso, ma amava la libertà. Anche oggi dobbiamo tirare giù un muro: non un muro di cemento, bensì quel muro di negazione e oppressione  che è l'islam.
Se in Olanda gli elettori hanno premiato il nuovo partito PVV, ricorda Wilders, come hanno fatto in Danimarca ed in Svezia, è perchè sentono dire parole vere ed autentiche. Reagan ha dimostrato che, dicendo il vero, si può cambiare il senso della storia; non si deve disperare. Non fate solo il vostro compitino. Non abbiate paura. Dite la verità. Difendete la libertà.
Insieme, tutti insieme, potremo difendere la libertà.

LIBERO - Souad Sbai : "  Geert difende le donne, siamo tutti islamofobi"


Souad Sbai

Anche l’Olanda ha proposto il divieto di indossare il burqa, insieme alla limitazione del velo per i dipendenti pubblici. L’iniziativa olandese arriva dopo l’approvazione di provvedimenti simili in Belgio e in Francia. In Italia, invece, la proposta di legge tesa a vietare l’uso del velo integrale in luoghi pubblici o aperti al pubblico resta ancora confinata al vaglio della Commissione Affari Costituzionali della Camera in attesa dell’esame dell’Aula che mi auguro arrivi a breve giro. Il sindaco di Rotterdam, Ahmer Aboutaled, musulmano moderato di origini marocchine e primo straniero eletto in un’amministrazione locale olandese, sostiene una legge che impedisca alle donne con il velo integrale di godere dell’assegno sociale, benefit, concesso alle fasce di popolazione più svantaggiata su quel territorio.
Con un tale atteggiamento, secondo Aboutaled, esse pongono ostacoli enormi per l’integra - zione.Unadonna con il burqa si rende vittima e complice di un’emarginazione che non le consente di concorrere pienamente alla vita sociale ed economica del Paese che le ospita. La ratio legislativa indicata da Aboutaled individua nel velo integrale un impedimento materiale alla possibilità diunimpiego, portandoimplicitamente le donne a dover pesare sul bilancio sociale diunoStato, come l’Olanda, in cui il processo di integrazione è già avanzato. Il nostro Paese è alle prese con una prima generazione poco acculturata, bisognosa di padroneggiare gli strumenti linguistici essenziali per partecipare alla vita pubblica. Perciò presenterò nei prossimi giorni in Parlamento un provvedimento teso a rendere obbligatoria la conoscenza di base della lingua italiana per lo stranieroentro quattro mesi dal suo arrivo nel nostro Paese.
Se, dunque, da un lato, è necessario dare a queste donne la possibilità di apprendere l’ita - liano per renderle autonome ed autosufficienti, dall’altro proibire il velo integrale rappresenta nel contempo un atto dovuto al fine di liberarle dalla segregazione psicologica e fisica.
Chi oggi taccia Wilders di islamofobia per il fatto di aver stretto un accordo per la tenuta del governo a patto che fosse approvato un provvedimento contro il burqa, si schiera dalla parte di quel laissez faire, secondo cui sarebbe tollerante lasciare che le donne vengano trattate alla stregua di fantasmi, così come afferma una certa sinistra buonista e giustificazionista.
“Islamofobo” è chi ammette il divieto di indossare il burqa; è chi si batte per le donne segregate e discriminate dalla politica femminicida; è chi si dedica alla difesa della dignitàumanacontro l’identitarismo comunitario; è far rispettare le leggi del paese ospitante; è, sia, far conoscere i propri diritti agli immigrati, incoraggiandoli all’autodeterminazione, sia, i limiti da rispettare per vivere in un nuovo contesto.
“Islamofobo” significa essere contrario alla politica radicale di un certo estremismo sempre più forte in Europa, temendo le minacce e gli inganni che si nascondono dietro l’accettazione passiva dell’“altro”, del “diverso”. Islamofobo è chidenunciaviolenze come quelle accadute a Novi doveunamadre e una figlia sono state massacrate per non accettare un matrimonio imposto dai maschi della famiglia. Se questo è il significato da attribuire a “islamofobia”, allora siamo tutti tali.

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