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Il Foglio - L'Unità Rassegna Stampa
17.06.2010 Israele indaga un suo soldato per la guerra a Gaza
Intanto Hamas continua a mentire sulla situazione nella Striscia. Commento del Foglio, cronaca di Udg

Testata:Il Foglio - L'Unità
Autore: La redazione del Foglio - Umberto De Giovannangeli
Titolo: «Se Gaza può esportare - Piombo Fuso a Gaza. Incriminato il sergente S»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 17/06/2010, a pag. 3, l'editoriale dal titolo " Se Gaza può esportare ". Dall'UNITA', a pag. 30, l'articolo di Umberto De Giovannangeli dal titolo " Piombo Fuso a Gaza. Incriminato il sergente S ", preceduto dal nostro commento. Ecco i due articoli:

Il FOGLIO - " Se Gaza può esportare "


Hamas

Qui a Gaza abbiamo numerose qualità di generi alimentari, possiamo anche esportarli negli Stati Uniti a prezzi simbolici. Non vogliamo la maionese di Obama, non vogliamo l’elemosina”. Barack Obama farebbe bene a prendere nota di queste parole di scherno di un leader di Hamas, e prima di dichiarare che a “Gaza la situazione è insostenibile” (e prima di inviare grandi container di maionese) dovrebbe parlare con Bassam Naim, che conosce la situazione alimentare e sanitaria della Striscia perché è il responsabile della Sanità. Altrettanto dovrebbe fare Lady Ashton, capa della diplomazia europea, che considera “inaccettabile che Israele tenga chiusi i valichi di Gaza” (dimenticando che i principali valichi sono tenuti chiusi dall’Egitto, con l’appoggio peraltro dell’Unione europea). Così dovrebbero fare anche i media che continuano a dipingere Gaza come un lager in cui si muore di fame e di mancanza di cure. Bassam Naim, che ha il merito di parlare chiaro, ha aggiunto: “Quello che vogliamo è l’apertura di tutti i valichi, libertà di movimento in terra, in cielo e in mare”. Libertà che l’ex premier Ariel Sharon riconobbe a Gaza e che Hamas utilizzò per rapire il caporale Gilad Shalit su territorio israeliano e per gettare centinaia di razzi contro Ashkelon e Sderot. Libertà utilizzata per far passare soldi e armi. Per questo oggi il governo di Bibi Netanyahu cerca di arginare le pressioni internazionali ricordando le premesse che portarono all’embargo di Gaza. Il ministro degli Esteri israeliano Lieberman ha detto che non si inizia neanche a parlare di allentamento del blocco, se Hamas non permette alla Croce Rossa di visitare il caporale Gilad Shalit, rapito nel 2006. Naturalmente il gruppo palestinese non ha neanche preso in considerazione la proposta, mentre le anime belle del politically correct in Europa e negli Stati Uniti si agitano per l’embargo ignorando lo scandalo della detenzione in una “prigione del popolo” del caporale Shalit.

L'UNITA' - Umberto De Giovannangeli : " Piombo Fuso a Gaza. Incriminato il sergente S "


Tzahal

Udg ricorda pedantemente che i morti palestinesi di Piombo Fuso sono più numerosi di quelli israeliani. Nel conteggio delle vittime israeliane, però, non vengono incluse quelle dei bombardamenti di Hamas. Dato che Piombo Fuso è stata una guerra di difesa iniziata con lo scopo di fermare Hamas e i suoi razzi, andrebbero aggiunte anche loro. E anche quelle dei cittadini di Gaza usati come scudi umani, sono da imputare ad Hamas.
L'articolo descrive l'inchiesta aperta a carico di un soldato di Tzahal il quale avrebbe sparato su alcuni civili. In guerra succede. Stando alle versioni riportate nell'articolo, alla famiglia palestinese era stato chiesto di abbandonare la casa. Perchè non l'ha fatto? In ogni caso, se il soldato sarà ritenuto colpevole verrà  condannato. Così succede in democrazia. Anche i palestinesi processeranno i 'combattenti' di Hamas per aver ucciso deliberatamente civili israeliani con i razzi ?
Per quanto riguarda la situazione a Gaza, consigliamo a Udg la lettura dell'editoriale del FOGLIO riportato in questa pagina della rassegna, gli sarà utile per chiarirsi le idee.
Un altro argomento citato nell'articolo è l'abbattimento delle case abusive in Israele. Udg prende le difese dei palestinesi, lasciando intendere che quella dell'abbattimento delle case non sia altro che una mossa israeliana per discriminare la popolazione araba. Non è così. Le case vengono abbattute perchè abusive. Questo non ha nulla a che vedere con i loro proprietari.
Ecco l'articolo:

Il «sergente S» sarà incriminato per l'uccisione di due donne palestinesi nel gennaio 2009 durante l'operazione militare «Piombo Fuso» nella Striscia di Gaza. L'udienza davanti al tribunale militare israeliano per stabilire l'esatta natura dell'incriminazione è stata fissata per il 22 giugno,ma dato che nell'ordine di comparizione figura la parola «uccisione », si ritiene che l'incriminazione potrebbe essere per omicidio colposo o negligenza, riferiscono i media israeliani. Il soldato, identificato solo come sergente S., è accusato di aver ucciso due donne palestinesi, la 64enne Raya Salma Abu Hajjaji e sua figlia Majda, 34 anni. Le due vittime facevano parte di un gruppo di civili, fra cui numerosi bambini, che sventolavano bandiera bianca ed erano stati costretti a lasciare le loro case in seguito ad un ordine israeliano. La vicenda era stata inizialmente denunciata dall'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tseleme viene riportata anche nel rapporto internazionale Goldstone che accusa sia Israele che Hamas di crimini di guerra in relazione all' operazione «Piombo Fuso». Straziante il racconto di Youssef, figlio e fratello delle due vittime, riportato sul sito israeliano Ynet news. Quel 4 gennaio la casa degli Hajjaji, vicino alla città di Gaza, era stata raggiunta dai colpi di un tank israeliano e una bambina di 13 anni era stata ferita. Tutti si erano allora rifugiati in casa di vicini, i Safadi.Manel pomeriggio i soldati israeliani avevano ordinato di evacuare l'area.Ungruppo di circa 27 persone, la metà dei quali bambini, era uscito dalle case. Majda e Ahmad Safadi, il capofamiglia che li ospitava, agitavano bandiere bianche di fortuna ricavate dai lenzuoli. Maper ben due volte, ha raccontato Youssef, i soldati hanno aperto il fuoco contro di loro. La prima ad essere stata colpita è stata Majda. «Il fuoco era così intenso -ha detto- che abbiamo dovuta lasciarla indietro. Mia madre gridava: “Majda è caduta, Majda è caduta” Abbiamo pregato per lei ma abbiamo proseguito. Cento metri più avanti c'è stata un'altra esplosione di colpi e questa volta le pallottole hanno colpito al petto mia madre Raya. È caduta e siamo stati costretti ad abbandonare anche lei». La famiglia ha potuto recuperare i corpi per seppellirli solo due settimane dopo. Secondo le accuse, il sergente S. avrebbe sparato senza che nessuno gliene avesse dato l'ordine,ma il militare -interrogato solo nel 2010- si è difeso dicendo che ha agito in situazione di pericolo e che ha mirato alle gambe. Si tratta del terzo soldato che viene messo sotto accusa nell' ambito dell'operazione «Piombo Fuso » in cui morirono 1400 palestinesi e 13 israeliani. Gli altri due casi riguardano abusi minori, senza morti o feriti. «La demolizione delle case palestinesi da parte di Israele»: il nuovo documentopubblicato ieri daAmnesty International (AI) rivela la dimensione della distruzione delle abitazioni e di altre strutture nei Territori palestinesi occupati, in quanto considerate «costruzioni illegali». Secondo l’Onu, nel 2009 oltre 600 palestinesi (più della metà dei quali bambini) sono rimasti senzatetto dopo che le forze israeliane avevano demolito le loro abitazioni. «Ai palestinesi che vivono sotto l’occupazione israeliana vengono imposte restrizioni talmente rigide su cosa e dove costruire, da essere equiparate a violazioni del diritto a un alloggio adeguato», afferma Philip Luther, vicedirettore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di AI. «Le autorità israeliane stanno ponendo i palestinesi in una situazione impossibile: qualunque cosa facciano, rischiano di rimanere senza casa. Nella maggior parte dei casi - spiega Luther - , le persone si vedono negare il permesso di edificazione da parte di Israele, talora al termine di procedure lunghe,costose e burocratiche. Così, non hanno molta altra scelta se nonandare avanti senza permesso, consapevoli che ciò che hanno costruito potrà presto essere abbattuto dai bulldozer israeliani ». Le demolizioni vengono generalmente eseguite senza alcun preavviso della data e dunque senza alcuna possibilità per i residenti palestinesi di salvare i loro beni o cercare un’altra sistemazione. Si calcola che gli ordini di demolizione da eseguire siano 4800. Sullabasedella legge israeliana,le famiglie sgomberatenon hannotitolo a un alloggio adeguato o a un risarcimento. Oltre alle case, che sono le strutture più colpite dalle demolizioni, sono state raggiunte dalle ordinanze di demolizione israelianeanche scuole, ospedali, strade, cisterne per l’acqua, piloni dell’elettricità capannoni e stalle. Amnesty International cita il caso del piccolo villaggio di Khirbet Tana nella valle del Giordano, i cui abitanti hanno dovuto ricostruire le loro case due volte in cinque anni. Nel 2005 le autorità israeliane avevano demolito la scuola del villaggio e alcune case, stalle e cisterne per l’acqua. Dopo la ricostruzione, il 10 gennaio di quest’anno le forze armate israeliane sono ritornate e hanno demolito 100 case (lasciando 34 bambini senzatetto), di nuovo la scuola e 12 recinti per pecore e capre, la principale risorsa del villaggio. Raeda Nasasreh, 24 anni, madre di due bambini, ha raccontato ad Amnesty International: «Le jeep dell’esercito sono arrivate alle 6 di mattina. Appena le abbiamo viste nella valle, abbiamo iniziato a portare via le nostre cose fuori dalle case. Non abbiamo avuto il tempo per finire di mungere le pecore. Hanno demolito tutto. Alle 9.30 avevano finito». Nell’ottobre 2009 le forze israeliane hanno distrutto la casa di Rida Nimr e di suo marito Nimr Ali Nimr, nel villaggio palestinese di Jabal al-Mukabbir. Tre generazioni della famiglia, tra cui cinque bambini, sono rimaste senza casa. «I bambini stavano ancora dormendo racconta Rida -, quando 30 uomini della polizia e delle forze speciali sono arrivati insieme a tre bulldozer, guidati da impiegati civili. Hanno rapidamente circondato e isolato la zona. Gli addetti alle demolizioni hanno portato fuori solo poche cose dalle abitazioni e non ci hanno permesso di prendere nulla se non, dopo averli supplicati, il computer portatile di nostra figlia Amal, di cui ha bisogno per gli studi universitari» .

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