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Corriere della Sera,La Stampa,Il Giornale,Libero Rassegna Stampa
20.12.2009 Pio XII sarà beatificato, la decisione del Papa
cronaca, commenti, polemiche e laudatores

Testata:Corriere della Sera,La Stampa,Il Giornale,Libero
Autore: Gian Guidio Vecchi-Giacomo Galeazzi-Francesco Battistini-Andrea Tornielli-Andrea Morigi
Titolo: «La beatificazione di Pio XII»

La notizia di rilievo oggi, 20/121/2009 è la decisione del Papa Benedetto XVI di precedere alla beatificazione di Pio XII. I giornali si dividono tra plaudenti, quelli vaticani, ovviamente, più, fra le testate laiche, GIORNALE e LIBERO, e quelli più equiulibrati nel riportare i diversi pareri. Pubblichiamo gli articoli più significativi da CORRIERE della SERA, STAMPA.
Sull'argomento, la cartolina da Eurabia di Ugo Volli in altra pagina

LA CRONACA;

CORRIERE della SERA-Gian Guido Vecchi: " Il Papa firma il decreto che renderà beato Pio XII "


Pio XII

CITTÀ DEL VATICANO — Con sobrietà ecclesiastica, i due nomi compaiono oltre la metà di un lungo elenco, tra le «virtù eroiche» di Giacomo Illi­rico da Bitteto e quelle di Luigi Brisson: c’è il «Servo di Dio Giovanni Paolo II», e questo si sapeva, ma c’è anche il «Servo di Dio Pio XII», al secolo Euge­nio Pacelli, e questo è il colpo di scena che Benedetto XVI ha riservato al mondo ieri matti­na.

I decreti riconoscono anche il martirio di Jerzy Popie­luzsko, il prete polacco rapito ed ucciso da regime comuni­sta nel 1984. Se per Giovanni Paolo II l’attesa era unanime, nel caso di Pio XII le cose sono più complicate: le polemiche sui «silenzio» di Papa Pacelli, dalle leggi razziali alla Shoah, hanno accompagnato l’intera causa che Paolo VI, nel 1965, avviò assieme a quella di Papa Giovanni XXIII, beatificato nel 2000.

Per Pio XII come per Wojty­la, divenuti «venerabili», non è ancora la beatificazione ma un passo in avanti decisivo: a questo punto manca solo l’ulti­mo passaggio, il riconoscimen­to ufficiale di un miracolo otte­nuto per intercessione del futu­ro beato dopo la sua morte. Nel caso di Wojtyla è già stato scelto, la guarigione improvvi­sa e inspiegabile di suor Marie Simon-Pierre, religiosa france­se, nel 2005: come lui, aveva il Parkinson. A Roma la procla­mazione potrebbe avvenire in­torno al 16 ottobre 2010, nel­l’anniversario dell’elezione (16 ottobre 1978) del Papa polac­co. Tutto molto rapido: la con­gregazione per le cause dei san­ti aveva approvato il decreto sulle «virtù eroiche» a novem­bre.

Per Pio XII i tempi sono stati più lunghi. Il decreto era stato approvato dalla congregazio­ne, con voto quasi unanime (è segreto, ma si parla di un con­trario su 27), nel maggio del 2007. A dicembre di quell’an­no,
più che le polemiche ester­ne, uno scontro interno (un membro della commissione contestava al postulatore di aver raccolto solo testimonian­ze a favore) convinse Benedet­to XVI a rinviare la firma e di­sporre un supplemento di in­dagine, affidato al domenica­no Ambrosius Eszer.

C’è chi diceva che Benedetto XVI non volesse irritare il mon­do ebraico. Ma la spiegazione, in effetti, è più interna e meno contorta: «Paradossalmente, hanno avuto più influenza gli atteggiamenti polemici dei di­fensori a oltranza di Pio XII che hanno suscitato contraccolpi altrettanto aspri», considera lo storico Giovanni Maria Vian, direttore dell’ Osservatore
Ro­mano .

È stato Vian ad avviare un di­battito sul quotidiano e a svi­lupparlo in un libro, «In difesa di Pio XII» (Marsilio) che ave­va la sua chiave nel sottotitolo: «Le ragioni della storia». Stori­ci e teologi, ebrei e cattolici ­Paolo Mieli, Saul Israel, Andrea Riccardi, gli arcivescovi Fisi­chella e Ravasi — a discutere di storia oltre la «leggenda ne­ra » del «Papa di Hitler». Un li­bro «indicativo di un nuovo cli­ma », dice Vian: «Le stesse rea­zioni del mondo ebraico mi pa­re che rispondano all’auspicio del Segretario di Stato Tarcisio Bertone: rispettare un atto reli­gioso interno alla Chiesa. Sem­bra di cogliere una maggiore serenità, critiche che si posso­no non condividere ma vanno rispettate e anche posizioni fa­vorevoli ». Ma il silenzio di Pio XII? «Il silenzio c’è stato, è indubbio. Ma non era il silenzio di chi ha paura o, peggio, è complice o addirittura simpatizzante del nazismo: è la scelta sofferta, re­ligiosa più che politica, di chi sente il dovere di salvare più vi­te possibili. È stato Pio XII a di­sporre che la Chiesa, i monaste­ri, nascondessero tanti ebrei. Pacelli, anticomunista, arrivò a convincere i cattolici america­ni della necessità che gli Usa si alleassero con Stalin contro Hi­tler. Aveva disposto che la reg­genza della Chiesa andasse al­l’arcivescovo di Palermo, libe­rata dagli Alleati, nel caso i na­zisti l’avessero deportato. La sua figura è consegnata alla storia, i documenti disponibili sono innumerevoli e altri ne ar­riveranno ». Oltre la leggenda nera, «e anche la leggenda ro­sa, altrettanto insidiosa: quella degli apologeti incondiziona­ti ».

LE POLEMICHE

CORRIERE della SERA-A.Gar. " Insensibile verso gli ebrei, le critiche della comunità "


Pio XII

ROMA — Papa Benedetto XVI verrà accolto il 17 gennaio dal rabbino Di Segni ( nella fo­to ) nella sinagoga maggiore di Roma. La sua prima volta. Il cli­ma non sarà disteso. Il Papa ha riconosciuto le «virtù eroiche» a Pio XII, ma il giudizio della co­munità ebraica sul Pontefice de­gli anni dal 1939 al 1958 non cambia. In un secco comunica­to firmato dal rabbino capo di Roma, Di Segni, dal presidente della Comunità di Roma, Pacifi­ci, e dal presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italia­ne, Gattegna, si legge: «Se la de­cisione di oggi dovesse implica­re un giudizio definitivo e unila­terale sull’operato storico di Pio XII, la nostra valutazione ri­mane critica». E più avanti: «Non dimentichiamo le depor­tazioni degli ebrei dall’Italia e in particolare il treno dei 1021 deportati del 16 ottobre 1943, che partì verso Auschwitz dalla stazione Tiburtina di Roma nel silenzio di Pio XII». Seconda no­tazione critica: «La commissio­ne congiunta degli storici del mondo ebraico e del Vaticano è ancora in attesa di accedere agli archivi di quel periodo». Di Se­gni, Pacifici e Gattegna non in­tendono «interferire su posizio­ni interne della Chiesa» e ricor­dano la riconoscenza «del mon­do ebraico ai singoli e alle istitu­zioni della Chiesa che si adope­rarono per salvare gli ebrei per­seguitati ».

Il rabbino David Rosen, con­sulente per il dialogo interreli­gioso del Gran Rabbinato d’Isra­ele, ha detto ieri che la decisio­ne del Papa su Pio XII «non mo­stra grande sensibilità nei con­fronti delle preoccupazioni del­la comunità ebraica. Spero che in Vaticano non sia in corso un’accelerazione su Pio XII». Poi si è detto «sorpreso» che una simile decisione sia stata presa a poche settimane dalla visita del Papa alla sinagoga. E in Germania, il segretario gene­rale del Consiglio centrale degli ebrei Stephan Kramer è «furio­so » e «triste» per il decreto fir­mato da Benedetto XVI.

Amos Luzzatto, presidente emerito dell’Unione delle comu­nità ebraiche, dice: «Non so co­sa significhino le 'virtù eroi­che' da un punto di vista teolo­gico. Ma nel senso comune 'eroe' è chi metta repentaglio la propria vita per salvarne al­tre... Se non si sgombrano i dub­bi sui silenzi di Pio XII sulla
sho­ah , la sua beatificazione aprirà una ferita difficilmente rimargi­nabile per il mondo ebraico». Luzzatto è uno dei protagonisti del dialogo fra ebrei e cattolici: «Ora quel dialogo, giunto ad un livello prezioso, incontrerà difficoltà».

LA STAMPA-Giacomo Galeazzi: " Ora la distensione tra Vaticano e Israele rischia un altro stop "


il testo teatrale di Rof Hochut   " Il vicario "

Con la firma al decreto sulle «virtù eroiche» Benedetto XVI indica come esempio ai fedeli la spiritualità e le opere del Papa che ha attraversato il secondo conflitto mondiale, la Shoah, la parte iniziale della Guerra Fredda e mezzo secolo di polemiche. Per la Santa Sede la «leggenda nera» alimentata su Pacelli negli anni Sessanta dalla piece teatrale «Il Vicario», aveva le sue origini non in una «verità storica», ma nel fermo anti-comunismo di Pio XII e anche nel suo sostegno ai diritti dei palestinesi e dei popoli arabi. La sua navigazione verso gli onori degli altari si era incagliata nelle polemiche e negli interrogativi storici su un suo presunto silenzio di fronte alla Shoah, ma già l’anno scorso Benedetto XVI aveva risposto con grande fermezza alle obiezioni del mondo ebraico.
«Pio XII agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perché, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei». Secondo Ratzinger, Pacelli aveva «colto fin dal suo sorgere il pericolo costituito dalla mostruosa ideologia nazionalsocialista con la sua perniciosa radice antisemita e anticattolica». Insomma «un eroismo che merita il riconoscimento ufficiale della Chiesa». La decisione di ieri riaccende le polemiche innescate dal perdono accordato ai lefebvriani (tra cui il negazionista Williamson) e dalla reintroduzione della messa pre-conciliare in latino, con la preghiera del Venerdì santo per la conversione degli ebrei. L’imminente visita di Benedetto XVI «non è a rischio», assicurano nella comunità ebraica, ma «la palla è in mano al Vaticano per indicare in cosa sia esemplare la condotta di Pio XII». Per Pio XII non è ancora stato individuato un miracolo da attribuirgli. Da Roma a Gerusalemme, la polemica ebraico-cattolica, nei summit diplomatici e sui media, non si è mai interrotta, quando sotto traccia, quando scoppiando in superficie. Nel museo della Memoria a Gerusalemme la targa su Pio XII sostiene che «mise da parte una lettera contro l’antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore e anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942, non si associò alla condanna espressa dagli Alleati per l’uccisione degli ebrei. Quando vennero deportati da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne». Le polemiche sulla sua figura sono dunque destinate a proseguire, nonostante il decisivo riconoscimento concesso ieri da Joseph Ratzinger con l’inattesa accelerazione ad una beatificazione che sembrava al palo.

CORRIERE della SERA-Francesco Battistini: " Segev: Ora Ratzinger apra gli archivi "


un'immagine di Yad Vashem

GERUSALEMME — Fu vero bea­to? Se in questa storia di Papa Pa­celli serve «un grado di distanza storica che richiede tempi lun­ghi », come raccomanda David Ro­sen, il rabbino di Gerusalemme in­caricato del dialogo con le altre re­ligioni, perché non chiedere il commento a uno dei più famosi storici israeliani? «Non posso, non voglio avere un'opinione su una faccenda che è comunque un affa­re assolutamente interno alla Chie­sa cattolica. E poi la prego, oggi è Shabbat...», si schermisce Tom Se­gev, 64 anni, esponente della cor­rente revisionistica che smitizzò il sionismo, figlio di scampati all'Olo­causto e autore dieci anni fa d'un discusso saggio sul rapporto fra Israele e la Shoah. Cala il tramonto del sabato di riposo ebraico, quan­do Segev dà un'occhiata ai siti: «E' solo la quinta notizia di Haaretz, e viene liquidata con un titolo sul Nazi-Pope. E' solo la sesta sul Jeru­salem Post. Per ore, Yedioth Ahro­not non ha scritto nulla. Capisco sia una cosa importante, in Italia. L'opinione generale su Pio XII, qui, direi che è piuttosto scontata...».

Definirlo «eroe» della Chiesa provocherà nuovi problemi, nelle relazioni fra ebrei e cristiani?

«Il punto centrale rimane che Be­nedetto XVI dice questa cosa senza aprire i suoi archivi. E' un'afferma­zione rivolta al popolo dei fedeli, che però non accetta obbiezioni da chi non è cattolico. Si parla sem­pre del 'silenzio' di Papa Pacelli, ma come storico mi turba ancora di più il silenzio dei pontefici suc­cessivi, che non hanno dato acces­so alle fonti per capire e valutare. C'è un'intera comunità di studiosi internazionali che aspetta. Se non si aprono questi archivi, il rappor­to rimane problematico».

Papa Wojtyla, santo quasi subi­to, fu più saggio in questo rap­porto?

«Non vorrei dare un giudizio su questo. Ma anche sotto il suo papa­to non furono messi a disposizio­ne molti documenti».

Le comunità ebraiche sono già in subbuglio. Rosen dice che la Chiesa «non mostra grande sensi­bilità », dopo tante polemiche. I rabbini italiani parlano di «consi­derazioni dolorose». E in genna­io, Papa Ratzinger sarà alla Sina­goga di Roma...

«Molta gente s'arrabbierà, è chiaro: tutta la gente che da anni lavora perché i rapporti fra ebrei e cristiani migliorino. Però il proble­ma investe più la base che i vertici. Il livello spirituale, più che quello politico. Perché con lo Stato d'Isra­ele, almeno ufficialmente, molte questioni sono state risolte o si ri­solveranno » .

Vuol dire che dalla riunione do­menicale del governo Netanyahu non uscirà alcuna protesta forma­le?

«Non penso proprio. Può esser­ci la dichiarazione di dispiacere di qualche ministro. O qualche paro­la forte dalla destra. Cose così. Ma la beatificazione di Pio XII non è un tema che riguardi i rapporti bi­laterali. Le discussioni aperte sono sul Cenacolo, sullo status, sulle questioni fiscali. E peraltro le cose più dure si sono già sentite in mag­gio, quando Benedetto XVI è venu­to in visita a Gerusalemme».

Al Museo dell'Olocausto, Rat­zinger non entrò nella «sala della vergogna» e non volle vedere la targa dedicata al «silenzio» di Pa­celli.

«Tutti i suoi discorsi di quei giorni non piacquero. C'era una questione rovente, lui usò frasi troppo fredde. Questo Papa Ratzin­ger è davvero una personalità pro­blematica. Ha fatto un sacco d'erro­ri. Dichiara cose di cui, dopo, è co­stretto a scusarsi. Dice e fa sempre la frase che più dispiace all'interlo­cutore. Ha un eterno problema di comunicazione. E per il mondo ebraico, è difficile instaurare un rapporto con quest'amministrazio­ne vaticana».

I PLAUDENTI:

IL GIORNALE- "  Il Papa stupisce, santo Pio XII"
LIBERO-Andrea Morigi: " Anche Pio XII beato con Woytila "

Sia il GIORNALE, con Andrea Tornielli, che LIBERO con Andrea Morigi, sposano le tesi vaticane su Pio XII. Non un' ombra di dubbio, solo una "leggenda nera" che offusca l'operato di papa Pacelli, che viene addirittura presentato con il " difensore degli ebrei". Su questa polemica informazione corretta è intervenuta più volte, non ci pare il caso di ripetere quanto già scritto. Tocca ora ai rappresentanti ufficiali dell'ebraismo italiano prendere posizione. E  Israele, lo Stato degli ebrei, che sulla condotta di Pio XII durante la Shoà ha espresso il proprio parere all'interno del museo Yad Vashem.

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