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Il Giornale Rassegna Stampa
13.06.2024 Altra condanna per Israele: continua la persecuzione dell’ONU
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 13 giugno 2024
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Altra condanna per Israele: continua la persecuzione dell’ONU»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi 13/06/2024 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein con il titolo: "Altra condanna per Israele: continua la persecuzione dell’ONU".


Fiamma Nirenstein

I soldati dell'IDF messi sullo stesso piano dei terroristi di Hamas: l'ONU condanna ancora una volta Israele, al pari di Hamas, per "crimini contro l'umanità". E' l'ultima di una lunghissima serie storica di condanne a Israele da parte degli organismi delle Nazioni Unite

Avanti un altro. La caccia dell’Onu a Israele continua. Una commissione dell’Onu ieri, dopo un esame alquanto soggettivo (ha dichiaro “crimini sessuali” gli stupri omicidi del 7 ottobre e il fatto che i palestinesi prigionieri avevano dovuto spogliarsi per prevenire aggressioni armate) ha deciso che Israele ha compiuto azioni che includono “crimini contro l’umanità” che includono “atti di sterminio”. L’Onu ha il suo vocabolario per Israele: crimini contro l’umanità, razzismo, apartheid, genocidio, stragi, attacchi sproporzionati, e ora il capitolo speciale sull’uccisione di bambini, che ricalca il blood libel classico, per cui gli ebrei uccidono gli infanti per utilizzarne il sangue. Il blood libel è un classico di tutti i tempi: Ariel Sharon fu immortalato in una vignetta che vinse un premio internazionale mentre, col petto nudo lordo di sangue, sgranocchia teste di bambini. Solo pochi giorni fa su suggerimento di un’impiegata dell’Onu che purtroppo è italiana, Israele è messo nella “lista nera” di chi uccide i bambini. Niente è più estraneo al popolo ebraico, trascinato in una guerra indispensabile di difesa dalla peggiore organizzazione terrorista del mondo. Ma l’UNHRC, la Commissione per i Diritti Umani creata nel 2006 può vantarsi che il numero delle risoluzioni contro Israele è pari a quelle comminate a tutto il resto del mondo intero. La Commissione mette sullo stesso piano i crimini compiuti da Hamas e da Israele. Per Israele si tratta “di un largo e sistematico attacco diretto alla popolazione civile di Gaza… con crimini di sterminio, delitto, persecuzione di genere contro uomini e ragazzi palestinesi, trasferimento forzato, torture e crudeli trattamenti”.

L’Onu, di nuovo mette sullo stesso piano i terroristi che fanno una dottrina professata e conclamata dell’uccisione degli ebrei, e che hanno con compiacimento esibizionista compiuto i più inenarrabili crimini e proseguono, detenendo ostaggi innocenti, e Israele, costretto a difendersi. Sinwar teorizza il sacrificio delle vite dei suoi stipati con i lanciamissili, i mitra, i terroristi della Nukba nelle scuole dell’UNRWA (sempre dell’Onu!) negli ospedali, nelle case, nelle gallerie piene di tritolo e di missili insieme ai rapiti del 7 ottobre, così da rendere la guerra un carnaio inevitabile. “Abbiamo gli Israeliani esattamente dove li vogliamo” ha detto Sinwar per spiegare il successo della teoria della carneficina dei suoi. E avrebbe dovuto aggiungere: abbiamo l’Onu esattamente dove ci serve, con le maggioranze automatiche dal tempo dell’URSS, col più esplicito odio antisemita: nel ’75 la risoluzione “sionismo uguale razzismo”, via via fino al 2001 con la conferenza di Durban che con Arafat, Mugabe, Fidel Castro, che raccoglie tutto l’odio razzista antioccidentale e anti Israele. Poi, la relazione Goldstone, nel 2009, sempre a cura del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che Goldstone amaramente rinnegò spiegandone i meccanismi di menzogna. Guterres dal primo momento dopo il 7 di ottobre ha impegnato la sua grossa macchina con sede a New York, nata per combattere l’antisemitismo, a promuoverlo in tutto il mondo, quando ha detto che la strage “non nasceva nel vuoto” ma che doveva essere colpa degli ebrei. E poi la Corte internazionale di giustizia, con la condanna per genocidio, la Corte penale internazionale che mette Sinwar e Netanyahu sullo stesso piano, anzi, nella stessa cella.

Non è facile sapere se il mondo si sveglierà dalla completa obliterazione di ogni criterio di buon senso, a partire dall’elementare punto di non prendere i numeri dei morti forniti dal “Ministero della Salute” di Hamas per buoni, come poi tante volte è stato dimostrato.  New York dovrebbe recuperare il suo grande edificio imbandierato per dedicarlo a una vera coalizione di Paesi desiderosi di verità e di buon senso. Essi, dopo il minuto di silenzio dedicato dal Consiglio di Sicurezza al Primo Ministro iraniano Raisi, un silenzio dimentico delle stragi delle donne “mal velate” e dei gay impiccati in cui risuonavano le risate di Sinwar, dovrebbero decidere che l’ONU non ha più diritto di parlare a loro nome.   

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