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Il Giornale Rassegna Stampa
02.06.2024 L’ambiguità costruttiva degli Usa. Ma sui terroristi Israele non può cedere
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 02 giugno 2024
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «L’ambiguità costruttiva degli Usa. Ma sui terroristi Israele non può cedere»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi 02/06/2024 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein con il titolo: "L’ambiguità costruttiva degli Usa. Ma sui terroristi Israele non può cedere".


Fiamma Nirenstein

Biden e Netanyahu. La proposta di pace del presidente americano è inaccettabile e Netanyahu l'ha definita un "non starter". Non se ne parla nemmeno: finché Hamas non lascia il potere, non ci potrà essere pace in Medio Oriente.

Lo spirito di Kissinger si è librato ieri sul Medio Oriente, per cercare di imporre a Israele con “constructive ambiguity” ambiguità costruttiva, la posizione americana sulla pace, e suscitare un consenso mondiale, un abbraccio molto avvolgente. A ognuna delle due parti che si vogliono placare si cerca di dire qualcosa di vicino a quello che vuole sentire, e si cerca di indurlo a seguire la tua ricetta. In particolare, nel caso di Israele, cui sembra che Biden abbia fatto una vera sorpresa nel citare e reinterpretare la sua proposta, il presidente si muove su un cavo sospeso in prossimità delle elezioni: dalla sua parte, ma sempre in un ruolo di vecchio saggio e punitivo. Basta con la guerra, ha detto Biden, e come alla decisione di un direttore d’orchestra, tutti gli strumenti dalla Francia all’Inghilterra, hanno suonato. Macron ha persino scritto in Ebraico. Ma il fatto che Biden sia stanco della guerra, come tutti del resto, soprattutto gli israeliani che perdono i loro figli sul campo di battaglia, non rende la guerra più facile da concludere come per la Russia e l’Ucraina dove Putin non ha intenzione di lasciare il campo. Ci sono nemici irriducibili.

E Hamas farà di tutto per mantenere il potere, ha come suo scopo basilare distruggere Israele, e l’ha provato. Biden nell’assicurare, venerdì, che conviene la pace perché comunque “Hamas non è più capace di compiere un altro 7 ottobre” di fatto cancella la promessa degli USA di partnership nello sradicare Hamas. Netanyahu nel rispondere a Biden, non ha detto “no”, ha parlato di una proposta “non starter” a meno di “un’eliminazione delle capacità belliche e governative”, di cui Biden non ha parlato. Ma anche il linguaggio è più morbido, il PM non parla della solita “vittoria completa”. Le porte non sono chiuse. Biden ha ripreso la proposta israeliana che Hamas aveva respinto. Hamas fa una capriola poco credibile nel dichiararsi interessato. Bibi l’aveva recuperata dopo che una crisi con la squadra che gestisce la trattativa aveva scosso il governo: due mercoledì or sono il PM l’aveva accettata, ed era poi passata domenica ai mediatori. Hamas l’ha trovata pessima, niente da fare.

Ma ora riappare in mano di Biden. Ma perché Netanyahu gli ha risposto, persino di Shabbat, giorno (non scelto a caso, probabilmente, dagli USA) in cui Israele è fuori uso se non per questioni di vita o di morte? Perché Biden nella proposta, riveduta e corretta, chiude la guerra all’inizio del processo, mentre Hamas è ancora al potere, e questo non c’è nella proposta israeliana, che prevede sei settimane di stop al fuoco, senza chiudere la guerra: qui si riconsegnano i rapiti “umanitari”, e si verifica, avviando una trattativa per la seconda fase in cui tornano a casa tutti gli ostaggi. La guerra finisce quando Hamas lascia il potere. Impegnarsi a chiudere prima è un azzardo, e Biden sbaglia a chiamare il dissenso contro Netanyahu: la sua determinazione invece cresce nei consensi, perché Israele odia la guerra, vuole i rapiti, ma combatte Hamas per necessità. Bibi incarna la determinazione nel distruggere Hamas, e insieme nel recuperare i propri cari. Tre sono le fasi, lo stop alla guerra fin dall’inizio non funziona. Biden ha evitato di parlare dello Stato palestinese, preferendo indicare un futuro in cui balena la presenza dell’Arabia Saudita garante di un futuro sicuro e luminoso. Notevole anche che non dica una parola sullo Tzir Filadelfi e Rafah: Biden sa che da là Hamas trae l’ossigeno. È un messaggio a Bibi: l’America capisce perfino Rafah, ma concludi la guerra. Il PM in queste ore ci pensa su, ma per lui le tre fasi devono lasciare spazio alla distruzione di Hamas.  Non c’entra con l’eventuale dissenso di Ben Gvir e Smotrich.

Ha pronto il ricambio per un nuovo Governo. Per lui Israele è pronto a compromessi, a soli 33 rapiti nella prima fase, alla scelta di Hamas dei prigionieri, anche pericolosi assassini. Ma non sulla possibilità che Hamas seguiti a regnare su Gaza. 

 

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