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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Il Giornale Rassegna Stampa
16.01.2024 Calciatore arrestato dai turchi perché manifesta per i rapiti
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 16 gennaio 2024
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Calciatore arrestato dai turchi perché manifesta per i rapiti»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi 16/01/2024 a pag.12 il commento di Fiamma Nirenstein con il titolo: "Calciatore arrestato dai turchi perché manifesta per i rapiti"

Fiamma Nirenstein
Fiamma Nirenstein


Sagiv Yehezkel, il calciatore israeliano punito per avere ricordatogli ostaggi in mano a Hamas dal 7 ottobre

Ha alzato una mano dopo aver legato al polso, come un piccolo manifesto, una fascia bianca con scritto “7 ottobre, 100” e accanto una piccola Stella di David, il numero da giorni da quando gli ostaggi israeliani sono nelle mani di Hamas. Poi ha disegnato un cuore con le mani, nel cuore della Turchia che odia Israele. Domenica Sagiv Yehezkel era appena riuscito a condurre la sua squadra l’Antalyaspor al pareggio contro il Trabzonspor nel campionato turco quando ha fatto la sua manifestazione. Sapeva certo che nella Turchia di Erdogan questo è un delitto da punire: i 132 ostaggi sono per il regime turco solo una meritata punizione per il regime sionista nella guerra in cui Erdogan parteggia per Hamas sin da prima del 7 di ottobre. Mentre il club dell’Antalyaspor sospendeva il giocatore israeliano, cancellava dal sito tutte le foto del celebrato goal licenziando in tronco il giocatore perché “ha agito contro la sensibilità di Antalya, dell’Antalyaspor e del nostro paese” (un licenziamento che gli costerà, dicono gli esperti, più di un milione di dollari) la Federazione turca del calcio trovava il gesto del tutto “appropriato”. E qui, il Ministro della Giustizia ha aperto un caso giudiziario contro il giocatore “per aver incitato il popolo all’odio e all’ostilità” col suo “disgustoso gesto di supporto per il massacro israeliano di Gaza” e gli ha mandato la polizia. Sagiv è stato quindi portato in prigione nello stile di Erdogan le cui carceri sono piene di giornalisti, di donne che non seguono le regole dell’Islam e osano protestare, di curdi, di dissidenti di ogni tipo che hanno nei decenni osato ribellarsi alla prepotenza del neosultano. Ma stavolta la protesta internazionale, probabilmente riscaldata dalla guerra in corso, e quell’elasticità opportunista che fa di Erdogan sia un membro della Nato che l’estremista della Fratellanza Musulmana amico di Hamas, che organizzò lo sbarco armato della Mavi Marmara, che chiama Netanyahu “Hitler”, ha suggerito di espellere subito Sagiv invece di lasciarlo marcire nelle carceri del regime. Così i fan della squadra Hapoel Be'er Sheva, la squadra originaria di Sagiv, hanno ieri sera già ricevuto con le bandiere all’aeroporto Ben Gurion l’eroe che non ha avuto paura di mostrarsi solo di fronte a un popolo aizzato e a un regime che lo odia. Sagiv Yehezkel portato in trionfo al grido di “gibor”, eroe, ha detto alla folla solo la frase che ripetono i soldati in questi giorni: “Nessuno è come il popolo d’Israele. Ora, però, vado a riposarmi un po' a casa”. Erdogan si è distinto dal sette di ottobre nel suo consueto odio per Israele e sostegno per il terrorismo: nei giorni scorsi durante il processo dell’Aya ha anche dichiarato che si stava dando da fare per fornire prove all’ICJ che Israele è un Paese genocida, cosa che peraltro aveva già sostenuto in vari modi. Da vero Sultano ottomano Erdogan si vede, e l’ha dichiarato più volte, come liberatore di Gerusalemme e della Moschea di Al Aqsa, riceve e ospita a casa sua alti rappresentanti di Hamas e degli Hezbollah, ha contatti strategici con l’Iran e la Russia. Il ministero degli esteri israeliano ha lavorato, ha detto, per rimuovere tutti gli ostacoli per il ritorno; i toni di preoccupazione e d’ira, anche di Netanyahu, si sono acquietati per consentirlo dopo dichiarazioni durissime, fra cui quella del ministro Ben Gvir che ha invitato gli Israeliani a non andare mai più in Turchia, di Yoav Gallant, Ministro della Difesa, che ha ricordato la generosità con cui Israele ha aiutato la Turchia durante il terremoto e ne ha deplorato l’ ipocrisia e ingratitudine; mentre il ministro degli esteri Israel Katz ha detto che “chi arresta un giocatore di calcio per aver espresso solidarietà con 136 ostaggi detenuti da 100 giorni nelle mani di una delittuosa organizzazione terrorista, rappresenta una cultura di odio e violenza”. Adesso, ancora si attendono le reazioni delle grandi organizzazioni sportive: sono loro che devono proteggere lo sport come la libertà di opinione quando non inciti alla violenza. Quando dopo l’uccisione di George Floyd i giocatori si inchinarono su tutti i campi di calcio, lo fecero nel rispetto generale. Per i sequestrati, bambini vecchi, donne, nemmeno una piccola fascia bianca su un braccio?

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