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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Il Giornale Rassegna Stampa
09.01.2024 La svolta di Israele: basta compromessi
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 09 gennaio 2024
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «La svolta di Israele: basta compromessi»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi 09/01/2024 a pag.12 il commento di Fiamma Nirenstein con il titolo: "La svolta di Israele: basta compromessi"

Fiamma Nirenstein
Fiamma Nirenstein
Issam al Tawil nasrallah
Eliminato Issam al Tawil: nella foto con il capo dei terroristi di Hezbollah, Hassan Nasrallah

Le svolte storiche sono fatte di molte tessere di un mosaico che si compone lentamente, a volte negli anni. Israele dopo il 7 di ottobre ha più volte dichiarato che niente sarà come è stato, e il significato è chiaro: non si dovrà mai più dare una situazione in cui i cittadini debbano subire un’aggressione mortale, in cui siano minacciati giorno dopo giorno, e che da questo derivi un condizionamento della politica, delle idee del comportamento. È arrivato a Gerusalemme Blinken proveniente dall’Arabia Saudita e prima dall’UAE e dalla Turchia, e ha portato la sua politica di solidarietà ma anche di contenimento di Israele: oggi uno scontro con gli Hezbollah è l’ultima cosa al mondo che Biden desidera. Ieri, Netanyahu sul confine col Libano coi soldati che al freddo difendono dal 7 ottobre il confine, ripeteva che i profughi sarebbero stati riportati a casa loro, le montagne bombardate e dove una sede di controllo aereo era stata colpita da Hezbollah sarebbe divenute sicure, pena un attacco sul Libano simile a quello su Gaza. Sempre ieri, “secondo fonti straniere”, Israele ha eliminato Issam al Tawil, molto vicino a Nasrallah, fra le foto ricordo quella con Kassem Suleimani, il generalissimo iraniano dell’asse sciita patron di Hamas. Israele ha già eliminato il 2 gennaio a Beirut, a Dahiah, fra gli Hezbollah, Saleh al Aruri, un altro nome importante, ma sunnita e di Hamas. La sfida non era così diretta e Hezbollah ha risposto con la solita guerra di attrizione. Adesso sotto gli occhi di Blinken, che non gradisce, Israele mostra che sul serio non sopporterà che Hamas gli sposti il confine: le città e i kibbutz vuoti come ha detto ieri in un’intervista all’Wall Street Journal il ministro della difesa, Yohav Gallant, sono una vittoria dell’Iran. Israele sta anche spostando con la terza fase le sue pedine nella guerra a Gaza con una strategia che implica maggiore impegno nel centro sud, dove Sinwar si nasconde e dove si spera di riuscire anche a progredire nella ricerca dei rapiti: qui ogni passo è difficile, è la questione più dolorosa e politica per uscire dall’ombra nera del 7 di ottobre. La resa dei conti è rimandata ancora per un po': un’unica bandiera, molto difficile, si vede nella scelta di Netanyahu di scegliere il giudice Aharon Barak, 87 anni, sopravvissuto alla Shoah, il suo grande oppositore nella questione giudiziaria, per andare all’Aia a contrattaccare il Tribunale Internazionale che da giovedì discuterà l’accusa di genocidio del Sud Africa. Un’accusa del genere sarebbe stata ignorata fino a ieri: tutte le organizzazioni onusiane sono prevenute contro Israele, in genere Israele non si cura delle continue accuse, assurde accuse dominate dal doppio standard. Stavolta è diverso: à la guerre comme à la guerre, ovunque, guerra di sopravvivenza.

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