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Il Giornale Rassegna Stampa
28.11.2023 Hamas straccia le intese. Separa le famiglie e prova a logorare Israele. Doppia tortura per i piccoli
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 28 novembre 2023
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Hamas straccia le intese. Separa le famiglie e prova a logorare Israele. Doppia tortura per i piccoli»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi 28/11/2023 l'analisi di Fiamma Nirenstein con il titolo "Hamas straccia le intese. Separa le famiglie e prova a logorare Israele. Doppia tortura per i piccoli".

Fiamma Nirenstein, vita e passioni della prossima ambasciatrice di Israele  in Italia - Formiche.net
Fiamma Nirenstein

Palloncini, sorrisi, discorsi di tenerezza e benvenuto. Israele è un Paese che da quando è nato non fa altro che festeggiare commosso la sua resurrezione da guerre, il superamento dei suoi terribili lutti, la sua gioia di essere vivo e l’incredibile resistenza dei suoi cittadini e soldati. La gioia di chi ritorna e di chi lo accoglie dopo il timore di una separazione definitiva è in questi giorni fonte di grande fiducia. Così è in questi giorni: si cerca di risorgere un po' nei ritorni quotidiani degli ostaggi. Ma è difficile ripararsi dalle immense contraddizioni che la gioia contiene, i soldati aspettano sulla sabbia di Gaza, è un confronto perdente col sadismo di Hamas: anche ieri la restituzione è contestata ritardata, alla fine arriva dopo la rottura del sempre ritardati, sempre contestati nel buio di gaza dal sadismo di Hamas.
Hamas rompe i patti, divide madri e bambini a suo piacimento in modo da allungare i tempi e avere tregue più lunghe, offre ostaggi ottenendo un sì per i prossimi due giorni senza promettere i bambini di cui anzi lascia intendere di aver perso le tracce per il bel numero di 18 creature. Non a caso ieri su 9 bambini c0erano solo due mamme; e ancora, i due bambini Bibas dai capelli color carota che tutto il mondo ormai conosce, uno dei quali ha dieci mesi, non sono fra i restituiti. Un altro gesto di odio e ripicca.

Hamas cerca anche di confondere la testa del mondo suggerendo una sindrome di Stoccolma con finti saluti gentili dei mostri e delle loro vittime. Ma poi è chiaro: Elma Avraham 84 anni, appena giunta in Israele è crollata in una sorta di coma finale con cui i dottori lottano, tutti sono denutriti, Adina Shoshani di 72 anni, il cui marito era stato appena assassinati quando i terroristi l’hanno caricata sulla moto, scendendo dalla macchina ha respinto con la mano il braccio del terrorista. La gente d’Israele seguita a combattere con tutte le sue forze per l’ossigeno del ritorno dei propri cari.
 Ma se sono una bandiera le foto di Avigail, 4 anni, restituita dopo 50 giorni di prigionia, è difficile ignorare che questa bambina non ha più casa, la sua mamma e il suo babbo sono stati assassinati a Kfar Aza, le restano i nonni e i due fratellini Michael di 9 anni e Amalia di 6 che si sono salvati restando zitti chiusi un armadio per sei ore mentre i mostri cercavano altre vittime nella casa. Avranno di che pensare e parlare nel futuro. E se tutta Israele tesse una tela di positività indispensabile, di generosità unica, pure la tragedia del 7 di ottobre è immanente, onnipresente finché Hamas non sarà sconfitto. Hila, 13 anni, accolta nelle braccia dello zio, è tornata senza mamma: Raya Rotem era con la figlia fino a poche ore prima del rilascio e Hamas dice invece che ne ha perso le tracce. Manipolazioni. Anche Maya Regev è stata restituita mentre Itay suo fratello di 18 anni, è sempre nelle mani dei terroristi. Chi ha visto la foto di Chen Goldstein che finalmente riceve fra le sue braccia Agam di 17 anni, Gal di 11 e Tal di 9 sente un grande dolcezza e consolazione: ma forse i bambini ignorano che sono orfani del padre e orbati della sorella diciannovenne Yam, rimasta col papà, uccisi. Ella Elyakim di 8 anni e la sorella Dafna di 14  che finalmente abbiamo potuto vedere nelle braccia della mamma, hanno visto assassinare il padre, la sua compagna, il loro bambino Tomer. Le storie che accompagnano queste e tutte le altre vicende sono complicate una ad una, con nascondigli, bruciati vivi, tagliati a pezzi… sono peggiori di qualsiasi film dell’orrore, sono storie di caccia alle donne ai bambini. L’amore della gente di Israele, generoso, consistente, accompagna uno ad uno chi ritorna; anche chi li accoglie è orfano, vedovo, scioccato.

Gli ultimi ostaggi, quasi tutti bambini, sono stati scortati con boria militare dai gruppi di terroristi che Sinwar ha usato nelle operazioni di sterminio, e persino con le stesse macchine pickup bianche. Dentro il nord di Gaza, dove specie a Sajaia sembra essere viva la forza di Sinwar, i soldati aspettano il segnale. Ci vorrà ancora del tempo, lo scambio durerà altri due giorni almeno. Molti calcoli dicono che anche dopo queste manovre, Hamas si terrà ancora 18 bambini in mano. Ma alla fine, è escluso che Israele non riprenda la battaglia per tornare a dare ai suoi, a tutti quanti, una casa.  

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