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Il Giornale Rassegna Stampa
18.11.2023 Ore drammatiche per la sorte degli ostaggi
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 18 novembre 2023
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Ore drammatiche per la sorte degli ostaggi»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi 18/11/2023 l'analisi di Fiamma Nirenstein con il titolo "Ore drammatiche per la sorte degli ostaggi".

Fiamma Nirenstein, vita e passioni della prossima ambasciatrice di Israele  in Italia - Formiche.net
Fiamma Nirenstein

Ancora non c’è una decisione sullo scambio, il gabinetto di guerra in Israele si interroga sulla sua realtà, sui rischi e i vantaggi: un patto con Hamas non è una stretta di mano fra gentiluomini, specie se garantito dal Qatar. Ma l’esasperazione è alle stelle. “Voi chiedete pazienza, dopo 42 giorni noi non ne abbiamo più! Viviamo in un incubo, avete la responsabilità del ritorno dei nostri cari. Decidete per una parte, per tutti, decidete qualcosa che ci riporti a casa i nostri cari!”. È stata una delle esclamazioni furiose raccolte ieri dal ministro Miki Zoar in visita ai parenti degli ostaggi nelle mani di Hamas.
Dalle ceneri rosse di sangue dei kibbutz, mentre il plotone 12 del battaglione Golani dentro Gaza occupava, dopo aver perduto dall’inizio della guerra 72 dei suoi, lo spiazzo da cui erano partiti l’8 ottobre i terroristi, sull’autostrada che porta da Tel Aviv a Gerusalemme si svolgeva un altro capitolo fondamentale, basilare, della guerra: quello per riavere a casa i 239 ostaggi rapiti da Hamas.
Seimila persone stanno da giorni compiendo una via dolorosa, una marcia che da un urlo per rivedere i nipotini, i figli, i coniugi e i nonni prigionieri diventa esasperazione politica e si concretizza nella richiesta dei partecipanti, di accogliere qualsiasi proposta, non importa se limitata, incerta, non interessa se riferita solo a un gruppo di età o di qualsiasi altro genere… l’importante è rompere il silenzio: dopo 42 giorni di agonia i parenti dei rapiti, e con loro tutto il Paese, vogliono che qualcosa di questa insopportabile situazione si muova.

Ma in questo abilmente Hamas ha posto un’altra enorme carica esplosiva per il futuro di Israele. La proposta di Hamas negli ultimi due giorni si è stabilizzata su 50 ostaggi, donne bambini e donne anziane (si dice) contro 150 prigionieri delle carceri israeliane, donne terroriste e cosiddetti bambini, che sono in realtà giovani terroristi. Punto centrale dello scambio anche la tregua, che Hamas vuole pari a cinque giorni, e per ora starebbe a tre giorni da parte israeliana. Inoltre un’altra richiesta vorrebbe che durante la riconsegna, non si sa in quante rate, e dove, e a chi, Israele rinunciasse a qualsiasi sorveglianza che scopra le postazioni di Hamas, i suoi nascondigli segreti.
Ci sono molti dilemmi nella proposta di Hamas, e Sinwar sa bene di stare semplicemente tentando di interrompere le operazioni militari che stanno distruggendo il suo potere. Per farlo chissà quante trappole ha messo sulla eventuale restituzione degli ostaggi, per esempio una rateizzazione infinita, gestita da lui. Ma per Israele il recupero degli ostaggi è una componente fondamentale della guerra in corso.
Non si sa quanto sia direttamente legato a questa situazione, ma ieri con decisione molto drammatica, si è deciso di consegnare a Gaza 1300 litri di gasolio. Il gabinetto non è concorde su questo. È tutta energia che lungi dall’essere utilizzata per i cittadini, dato che a Hamas della crisi umanitaria non importa niente, servirà per rimettere in sesto le gallerie tana di Hamas e altri strumenti strategici della sua organizzazione.

Il governo sostiene che si tratta di una decisione che non danneggerà le operazioni di guerra, dovuta alla necessità di non danneggiare i cittadini innocenti, di rispondere alle richieste internazionale. Il consigliere strategico di Netanyahu, Tzachi Hanegbi, dice che la guerra continua finché non siano eliminati tutti i responsabili dell’aggressione a Israele. L’ingresso della benzina è stato criticato anche da ministri molto vicini a Netanyahu, può danneggiare il morale dei soldati che combattono in condizioni difficili: ma Israele risponde incoraggiandoli a combattere e nega anche per ora ci sia un accordo. Aggiunge però che un eventuale interruzione del fuoco, sarebbe breve, molto breve.
Ma le famiglie sono disperate: insistono che un accordo ne porterà un altro. E una delle domande più drammatiche che lungo la strada sono state fatte a Zoar, è se le due rapite che sono state ritrovate morte, non siano state forse uccise da fuoco amico. Questo contraddirebbe quanto ha ripetuto anche ieri Tzachi Hanegbi a nome del governo: la guerra, portata ha detto, senza ledere i malati e i medici e agendo perché i cittadini sgomberino dalle zone di guerra verso il sud, aiuta a salvare i rapiti. Anzi quanto più è decisa tanto più possiamo sperare nella loro salvezza. Tutti punti di dubbio, di rottura, di angoscia, in un Paese che più di tutto in questo momento ha bisogno di unità, e i cui ragazzi combattono ogni giorno.   

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