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Il Giornale Rassegna Stampa
21.09.2022 Iran: la rabbia per Mahsa Amini, protestano le donne
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 21 settembre 2022
Pagina: 15
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Mahsa uccisa per il velo, il pugno duro del regime»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 21/09/2022, a pag.15, con il titolo "Mahsa uccisa per il velo, il pugno duro del regime" l'analisi di Fiamma Nirenstein.

PM Netanyahu Appoints Fiamma Nirenstein as Ambassador to Italy | Prime  Minister's Office
Fiamma Nirenstein

Iranian police say death of Mahsa Amini
Mahsa Amini

La rabbia è di nuovo un fiume in piena, il coraggio del popolo iraniano è dispiegato nelle piazze per fronteggiare un regime che uccide i suoi cittadini pur di conservare il potere degli Ayatollah: una folla di giovani grida slogan di protesta nelle strade di Teheran e della periferia, molte donne di tutte le età si strappano il velo, mettono in gioco di fronte alla brutalità della polizia che picchia e spara, il bene più prezioso, la vita. Si parla già di cinque persone uccise da lunedì a ieri in varie città del Paese. La ragione dell'ira iraniana è un'orrida e non inconsueta vicenda legata alle regole imposte dalla polizia addetta al controllo del comportamento privato di ciascuno: Mahsa Amini, una bella ragazza curda di 22 anni, era in gita con la famiglia da Saqez la nella provincia kurdistana dell'Iran, quando la "polizia della moralità" l'ha arrestata perchè non aveva la testa coperta"propriamente". Trasportata in un furgone al centro di "rieducazione" è stata, si può desumere dagli eventi, picchiata e torturata a morte. La polizia nega ogni responsabilità, il Primo Ministro Raisi ha telefonato alla famiglia dichiarandosi addoloratissimo; la polizia è stata accusata comunque da un deputato iraniano di essere troppo dura... ma non sono molti quelli che credono che Mahsa sia morta di un attacco cardiaco, come le fonti ufficiali suggeriscono, anche perchè la famiglia ha ripetuto che la giovane donna era in perfetta salute e chi ha potuto accedere a foto e documenti parla di una frattura del cranio. Durante il suo funerale, già alcune donne si sono strappate il hijab e la folla ha intonato lo slogan "morte al dittatore". La repressione delle manifestazioni, ormai in corso da tre giorni, spara, uccide, arresta in massa i manifestanti. Mahsa, sulla cui tomba qualcuno ha scritto "Non sei morta, il tuo nome sarà il nostro simbolo", è ormai un simbolo come Nada Sultan , la bella ragazza di cui è impossibile dimenticare la morte in strada freddata da un cecchino a Teheran nel 2009, una musicista di 26 anni il cui nome diventò una bandiera internazionale per i diritti umani nel Paese in cui i diritti umani non esistono. Le leggi che condannano a morte gli omosessuali, le fedifraghe nel matrimonio, che danno alle donne un ruolo dimidiato rispetto agli uomini, che perseguitano tutta una serie di altri pretesi violatori della moralità e della fedeltà istituita dagli Ayatollah nel 1979 hanno fatto dell'Iran, oltre che il Paese numero uno nell' aggressività antisemita che nega(come ha fatto ieri il primo ministro) la Shoah e promette di distruggere Israele, un campione nell'uso della pena di morte. Dal 2010 le esecuzioni sono tate 6825, nel 2022 siamo già a 414. Il cinque di questo mese due donne nella città di Urumieh sono state trovate colpevoli di "traffico di esseri umani" secondo l'Agenzia di informazione della Repubblica Islamica, ma si riporta con molta attendibilità che siano state condannate a morte per omosessualità. Sono la 31enne Zahra Sedughi e la 24enne Elham Chubdar. Le dimostrazioni in queste ore sono potenti, la gente è coraggiosa come tuttavia, nel 2009. E' difficile prevedere l'esito dei moti attuali. L'intensificarsi del ritmo degli scoppi di collera pubblici della popolazione fanno pensare che la rete del dissenso sia migliore, più organizzata di quella che portava la gente in piazza solo una volta ogni dieci anni. La figura di Raisi, simile nella durezza a quella di Ahmadinejad non ha appeal personale, e Khamenei non gode di buona salute. Forse nel nome di Mahsa, donna coraggiosa, si prepara una lunga rivolta per la libertà.

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