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Il Giornale Rassegna Stampa
13.08.2022 L'odio islamista colpisce Salman Rushdie
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 13 agosto 2022
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Una sconfitta per la nostra libertà e per l'Occidente»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 13/08/2022, a pag.12, con il titolo "Una sconfitta per la nostra libertà e per l'Occidente" l'analisi di Fiamma Nirenstein.

A destra: Salman Rushdie

PM Netanyahu Appoints Fiamma Nirenstein as Ambassador to Italy | Prime  Minister's Office
Fiamma Nirenstein

L'attentato a Salman Rushdie colpito con una coltellata al collo a New York, in pubblico, è una sconfitta generale dell'Occidente. É una vergogna, una responsabilità collettiva che sia stato colpito dopo decenni di agguato lo scrittore più platealmente minacciato, da più tempo, con più pubblicità, con più violenza, con più ripetuta insolenza, con dichiarato spregio verso il diritto democratico fondamentale della libertà di espressione da parte della leadership stessa di un Paese che siede all'ONU, l'Iran, e che è sempre stato complice nella condanna a morte di Rushdie. Ci sono molte lezioni che non impareremo neppure questa volta da questo terribile episodio, e tuttavia è il caso di esprimerle chiaramente: la fatwa erogata dall'ayatollah Ruhollah Khomeini, capo supremo dell'Iran, il 14 febbraio 1989 che imponeva ai credenti musulmani di uccidere l'autore de "I versi satanici", come sostennero molti clerici e politici specie e iraniani dopo la morte l'anno dopo, del fondatore della Repubblica Islamica, non è in realtà una "fatwa", ordine religioso-politico (come tutte le indicazioni dell'Islam, religione che implica la sovrapposizione dei due poteri) che si conclude con la morte di chi l'ha promanata, ma un "hukm", ovvero una scelta permanente, inequivocabile, un decreto che non può cambiare finchè non viene eseguito. Ci furono nel corso degli anni vari melensi strumentali distacchi del governo iraniano dalla fatwa: ma essi non condannavano né obliteravano mai la decisione, piuttosto riducendo a opzione religiosa (di cui sia gli inglesi che i tedeschi si vantarono) il compimento dell'ordine di uccidere Rushdie. Anche Rushdie stesso volle crederci per un momento, ma la cifra della ricompensa (per carità, erogata da una fondazione "privata") crebbe a 3 milioni di dollari, e addirittura un'organizzazione di studenti piamente ne raccolse altri 330mila perchè fosse più attraente, il parlamento votò a maggioranza la sua permanenza, e i suoi membri dichiararono spesso che la condanna era sempre valida. La verità, lo vediamo ancora una volta adesso, è che davvero l'Islam è una religione dalla lunga memoria, specie quando si tratta di attaccare il nemico; vediamo che quando parla e minaccia fa sul serio, che quando dichiara intenzioni omicide seguita a seguire la sua strada senza deviare per anni e decenni. Non ha fretta, è solo proteso a vincere. Gli esempi sono tanti, personali e politici: tutti ricordano l'omicidio del regista Theo Van Gogh che aveva osato fare un film sulla condizione della donna islamica; tutti sanno che quando l'Iran minaccia Israele di distruzione intanto sta finanziando davvero la Jihad Islamica e gli Hezbollah perché sparino e uccidano a più ebrei possibile; e che sta preparando anche la bomba atomica. L'Iran degli ayatollah è un nemico molto serio e di lunga lena. Ultimamente i giornali hanno scritto come la determinazione a vendicare la perdita di Suleimani si sia tradotta in tentativi di assassinare Michael Pompeo and John Bolton; i turisti israeliani in Turchia sono stati rimpatriati in fretta o rinchiusi in albergo perché squadriglie di terroristi iraniani li cercavano per la città. Nel caso di Rushdie l'accanimento a uccidere ha avuto esplosioni drammatiche e cali di attenzione, ma chi doveva occuparsene ha seguitato a farlo. Hanno scritto i due maggiori storici del Medio Oriente Bernard Lewis e Fouad Adjami, il grande studioso libanese, che l'Islam dopo la sua sfolgorante gloriosa ascesa non ha mai potuto accettare il susseguirsi di una serie di umiliazioni e di sconfitte che considera ingiuste offese cui rispondere per riparare l'onore offeso. L'Iran più di tutti i paesi islamici si è assunto il ruolo di vendicatore, minaccia l'Occidente in maniera diretta e costante, si arma alla luce del sole minacciando di attaccarlo, dimostra con evidenti simboli come la persecuzione e l'attacco a Rushdie la sua corsa verso lo scontro. Quanto più, ancora una volta, piegheremo la testa, tanto più questo atteggiamento sarà esaltato alla ricerca di nuove soddisfazioni.

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