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Il Giornale Rassegna Stampa
07.08.2022 L'attacco della Jihad Islamica contro Israele: centinaia di missili sulle città
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 07 agosto 2022
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «La risposta della Jihad. Da Gaza quasi 400 razzi»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 07/08/2022, a pag.12, l'analisi di Fiamma Nirenstein, con il titolo "La risposta della Jihad. Da Gaza quasi 400 razzi"

PM Netanyahu Appoints Fiamma Nirenstein as Ambassador to Italy | Prime  Minister's Office
Fiamma Nirenstein

Una guerra, piccola o grande, vuole sempre un vincitore e un perdente; spesso non funziona cercare un accordo e una conclusione, sicuri che la pace sia un bene ambito da tutti. Lo scontro attuale Israele-Gaza fino a ieri sera ha cercato il suo sbocco, e ancora ci si chiede quando finirà e come. La Jihad Islamica fino ad ora non ha ottenuto nessun risultato così importante da consentirle di abbassare le armi con onore. I due missili che hanno messo in funzione le sirene a Tel Aviv al tramonto e spedito gli abitanti nei rifugi, come il missile che ha colpito direttamente una casa a Sderot, non hanno portato tuttavia nessun concreto motivo di soddisfazione strategica, non ci sono morti, feriti, distruzioni. Gli abitanti della città israeliana che non dorme mai, hanno seguitato a correre in riva al mare, con un'attenzione speciale al rifugio pubblico più vicino, e gli abitanti del sud resistono all'assedio delle sirene. Lo svantaggio della Jihad è evidente nonostante i 250 missili lanciati ovunque a partire da venerdì alle 16 quando il leader militare della Jihad Islamica Taisir Al Jabari, il numero uno dell'organizzazione affiliata all'Iran, è stato eliminato con un missile di precisione sparato da Israele dentro la finestra della sua casa a Gaza. La Jihad cerca un'occasione per poter salvare la sua fama, il suo onore di organizzazione terrorista. Jabari aveva inaugurato una nuova strategia del terrore che doveva riscattare l'arresto del leader di Jenin, Basem Saadi: con la minaccia è riuscito a rinchiudere metà della popolazione israeliana in casa per tre giorni promettendo bombardamenti sulla popolazione civile. Il via gliel'aveva dato la visita del segretario generale Ziad al Nakhala a Teheran dal presidente iraniano Ebraihim Raisi lunedì scorso. Adesso, la Jihad al contrario di Hamas che non si affaccia sulla scena di guerra, deve rispondere nei risultati dello scontro agli strateghi iraniani, dimostrare di avere ancora diritto ai loro aiuti militari. Interessi diversi da quelli di Hamas, cui è unita dal cinismo verso la povera popolazione della Striscia costretta all'ubbidienza: Hamas però, da padrone di Gaza, fa i conti con i 14mila lavoratori che non possono in tempo di guerra uscire a lavorare in Israele, con la gente che governa che vuole cibo, elettricità, assistenza sanitaria. Israele ha lasciato entrare la benzina necessaria a produrre energia, e ha messo in moto una macchina umanitaria che potrebbe portare a un tregua. Ma per questo Hamas deve restare fuori, e la Jihad smettere di sparare. Inoltre si teme anche un attacco terrorista degli affiliati della Jihad dentro la Giudea e la Samaria. Per ora, nonostante le richieste egiziane e anche di Hamas, ancora i jihadisti sperano di imprimere una ferita memorabile a Israele, colpendo un centro sociale, una casa piena di gente, un autobus... per ora le unità antimissile dell'esercito Israeliano hanno centrato i proiettili in entrata il 95 per cento, in una trentina sono finiti dentro i confini stessi di Gaza, e la gente di Israele ha seguito in maniera precisa gli ordini del Fronte Interno che si susseguono alla radio e alla tv.

EGITTO, Striscia di Gaza. La Jihad islamica a colloquio con i mukhabarat di  al-Sisi | insidertrend.it

Così l'unico missile che ha colpito diritto una casa di Sderot, distruggendola, non ha fatto male a nessuno: la famiglia , era coi suoi due bambini piccoli nel rifugio. I pochi feriti nel sud di Israele sono solo colpiti da schegge o da shock. Ma tutto è ancora possibile, anche che la pressione ideologico-terrorista di Hamas vinca sulla sua prudenza strategica. Di certo, ogni giorno la voce di Gaza, abituata all'istigazione continua verso la guerra a Israele, chiama più forte Hamas alla guerra, e da ieri sera la triste ricorrenza di Tisha be Av, quando nel 70 dC fu distrutto dai Romani il Tempio di Gerusalemme, chiama in causa di nuovo Gerusalemme e il Monte del Tempio. Occasione ghiotta per il richiamo della Moschea di Al Aqsa, simile a quella della guerra dell'anno scorso, protagonista Hamas. Ancora la situazione è fragile, e lo sottolinea un'inconsueta richiesta di Netanyahu al primo ministro Yair Lapid di essere aggiornato: uno per tutti, quando Israele è assediata.

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