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Il Giornale Rassegna Stampa
08.06.2022 Valanga rossa d'odio, non è un caso isolato
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 08 giugno 2022
Pagina: 4
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Valanga rossa d'odio, non è un caso isolato»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 08/06/2022, a pag.4, l'analisi di Fiamma Nirenstein, dal titolo "Valanga rossa d'odio, non è un caso isolato".

A destra: Michele Foggetta

fiamma nirenstein - Protagonisti - la Repubblica
Fiamma Nirenstein

Michele Foggetta è in buona compagnia: ogni ottanta secondi un post genocida antisemita appare sul web in più di venti lingue. Dedicato agli ebrei, con accento assai marcato su Israele. E, come per lui nel 2014, è proprio durante gli scontri con Gaza che gli attacchi si moltiplicano. La vetta la si nota quando Israele è costretto a rispondere a Hamas che bombarda case scuole agricoltori (l'anno scorso con 4.500 missili). Dal 2020 al '22 gli attacchi sono raddoppiati, in Inghilterra nel 2021 sono 2.225 contro 1.684, nell'Ue l'89% degli ebrei si sente investita dal nuovo antisemitismo, 8 su 10 hanno subìto un attacco, in Francia c'è stata una sequela infinita di uccisioni, il primo fu Ilan Halimi torturato a morte nel 2016: per il 51% gli attacchi hanno per slogan che «gli ebrei fanno ai palestinesi quello che nazisti hanno fatto agli ebrei». La frase «Hitler was right» è stata postata 17mila volte in un mese, maggio, l'anno scorso. Nelle manifestazioni, si picchia molto chi ha una stella di David, «Fuck the jews» va molto forte, insieme a «Dal fiume al mare», «From the river to the sea Palestine will be free». A questo seguono morti nelle sinagoghe di tutto il mondo, mentre ne auspica la distruzione qualcuno invoca il diritto alla legittima critica dello Stato d'Israele. Ok, vorrei che questa legittima critica si esplicitasse, e che quando i tipi come Foggetta scrivono che Israele è «una montagna di merda», con un «popolo e un governo criminali», si sottoponesse a un piccolo esame da cui si evinca che conosce la storia, la società, la tortura del terrorismo continuo, le mille volte che ha offerto la pace per vederla rifiutare, la ferocia del mondo palestinese che pratica l'eliminazione dei dissidenti, la persecuzione dei gay, l'oppressione familiare, la corruzione della leadership. Perché uso tante parole per le due frasi ignoranti di Foggetta? Perché sono scritte in rosso fuoco nel nostro tempo, in cui una nuova ondata di antisemitismo ci sta sommergendo. E anche se lui adesso si arrampica su «due Stati per due popoli» (ma ha chiesto ai suoi amici?) la sua passione forsennata contro gli ebrei in quelle frasette è così straripante e così paradigmatica che deve suonare alla sinistra come un campanello d'allarme, anzi, una tromba che non può essere ignorata. Se uno può dire «apartheid» sulla società multietnica israeliana, eroicamente democratica, in cui gli arabi ricoprono ogni tipo di carica, e non può invece denunciare i tormenti cui sono sottoposti i cristiani a Gaza, o l'assassinio di Nizar Banat, dissidente massacrato nell'Autorità Palestinese, come può la gente fidarsi di lui? È il passato, dice lui, ma è un errore di ignoranza e un errore di bandiera, non personale, lo stesso accecamento di Alessandro Di Battista che dice «allora se diamo le armi a Zelensky dobbiamo darle anche ai palestinesi». L'ignoranza e la confusione non devono essere leader. La sinistra deve porre fine a questi svarioni, pena lo smantellamento dell'ammantarsi del tema dei diritti civili. Ma può farlo?

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