mercoledi` 05 ottobre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






Il Giornale Rassegna Stampa
18.03.2022 Le parole di Zelensky
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 18 marzo 2022
Pagina: 8
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Quel 'mai più' e l'Olocausto degli ucraini»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 18/03/2022, a pag. 8, l'analisi di Fiamma Nirenstein dal titolo "Quel 'mai più' e l'Olocausto degli ucraini".

Mo, Nirenstein:

Fiamma Nirenstein

L’appello del Pericle dei nostri tempi, Zelensky, ai parlamenti dei Paesi democratici ha una sua tappa fondamentale domenica a Gerusalemme, alla Knesset. Modulato, memore di episodi differenziati, è un'unica chiamata alla guerra per la libertà. E domenica, è la volta del Parlamento e del popolo che, sulla memoria della persecuzione genocida porta idealmente scritto «never again» a caratteri di fuoco. È evidente che Zelensky userà queste parole, anche perché sono quelle che gli suggerisce la sua memoria di ebreo ucraino: dal 1.600 agli anni del nazismo e poi del comunismo, il popolo ebraico è stato in Ucraina perseguitato, sterminato, legato, confinato e costretto a fughe infinite. Zelensky alla Knesset proporrà di sicuro il tema «never again» e subito, a ragione, ci sarà chi gli dirà che la Shoah non ha paragoni. Ed è vero: mille volte abbiamo spiegato come lo sterminio degli ebrei sia stato lo scopo primo che ha condotto alla guerra di dominio di Hitler.

Russia-Ukraine war LIVE updates - India Today

Ora è una guerra di dominio che porta alle stragi cui assistiamo, che per misura e intenzione non sono comparabili a quelle della Shoah. E tuttavia: la sofferenza è sempre comparabile, simile lo strazio della morte, la fame e il freddo dei bambini, la fuga privati di tutto. Il tema per ogni israeliano è evidente ed è tutto là: per questo da qui, a frotte, giovani religiosi e laici si sono precipitati ai confini ad aiutare le mamme e le nonne coi bambini. Fra russi e ucraini ci sono più di un milione di vecchi immigrati, parlano dei 9900 sopravvissuti della Shoah rimasti a languire a Kiev e dintorni. E quei bambini, fino a ieri vestiti col l'ultimo giaccone stile benetton, parlano dello stupore che immobilizza: dal tutto al niente, dal «diritto alla felicità» alla morte. Never again vale per tutto questo? Certo che sì, e Zelensky lo sa e ne parlerà. Valore e memoria. Zelensky sa che Gerusalemme possiede lo spirito, oltre alla famosa equidistanza politica di cui tutto il mondo parla, al gran numero di russofoni e di leader ucraini di oggi e di ieri (Golda Meir, Jabotinsky). Biden si fida di Bennett, sa che comunque può. Anche Putin non ignora la spinta morale in più che Israele può fornire al mondo, e qui non si sente odiato. Israele resta nell'immaginario collettivo l'approdo dopo la grande terribile tempesta, la spiaggia su cui per sempre si combatte la battaglia per la storia e la vita, per non obliterare, cancellare, mettere in fuga. Lo sa Zelensky, e anche Putin non lo ignora. La pace di Gerusalemme ha qualche chance. Israele però deve chiedere un contraccambio a tutti gli interlocutori: non vendeteci all'Iran per i vostri scopi. Anche noi rischiamo la vita.

Per inviare al Giornale la propria opinione, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


segreteria@ilgiornale.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT