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Il Giornale Rassegna Stampa
10.07.2021 L'Afghanistan talebano e le sue conseguenze
Analisi di Gian Micalessin

Testata: Il Giornale
Data: 10 luglio 2021
Pagina: 1
Autore: Gian Micalessin
Titolo: «Se l'Afghanistan torna talebano rischio ondata di immigrati»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 10/07/2021, a pag.1 con il titolo "Se l'Afghanistan torna talebano rischio ondata di immigrati" l'analisi di Gian Micalessin.

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Gian Micalessin

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Noi li abbiamo abbandonati, ma loro faranno di tutto per non lasciarci. La nemesi afghana bussa già alle porte dell'Europa e dei nostri confini orientali. Ha le sembianze disperate dei migranti in marcia sulla rotta balcanica ed è pronta a moltiplicarsi fino a raggiungere le dimensioni di una nuova, incontenibile ondata. Un'ondata che neppure gli ulteriori tre miliardi (dopo i sei concordati nel 2016) promessi da Bruxelles alla Turchia di Recep Tayyp Erdogan potrà arginare. Perché, per quanto sostenga un Joe Biden ridottosi a confidare in un irreale ottimismo, la caduta di Kabul in mani talebane è una pratica già annunciata. L'unica incognita, dopo la decisione del presidente statunitense di anticipare il ritiro al 31 agosto, è se Kabul capitolerà questo autunno o la prossima primavera. Se avessero ragione i talebani, che proprio ieri annunciavano di controllare l'85 per cento del Paese, l'ipotesi autunnale diventerebbe più probabile. Per noi fa poca differenza. In Afghanistan milioni di disperati terrorizzati dall'avanzata integralista sono già pronti a marciare verso i confini europei.

Dall'inizio del 2021 il numero degli sfollati interni è aumentato di 200mi1a unità, aggiungendosi agli oltre 380mi1a del 2020 e portando a oltre sei milioni la massa di disperati pronti a tutto pur di non incrociare l'avanzata talebana. Un'avanzata che il demotivato esercito afghano, privo della copertura aerea di Nato e americani, non può più fermare. E lo conferma la caduta, da maggio a oggi, di oltre 80 distretti passati nelle mani dei nipotini del Mullah Omar. In tutto ciò i sei milioni di sfollati in movimento dentro l'Afghanistan sono però solo la punta dell'iceberg. In Iran, prima tappa della marcia verso la rotta balcanica, vivono già oggi, secondo l'Onu, oltre 780mi1a rifugiati afghani. In verità il loro numero reale supera i due milioni. Ma l'Iran, piegato dalle sanzioni, non è certo un nuovo Bengodi. Molti di quei due milioni, una volta caduta Kabul e persa la speranza di rientrare in patria, non esiteranno a muovere verso Occidente. Per ora quelli già entrati in Turchia e registrati ufficialmente sono 116mila, ma le stime reali parlano di oltre mezzo milione di afghani. La metà dei quali, secondo un sondaggio delle agenzie umanitarie, sogna di continuare la marcia fino a raggiungere Trieste o, meglio ancora, l'Austria e la Germania. Ma i sei milioni di sfollati in movimento in Afghanistan aggiunti ai due milioni parcheggiati in Iran e ai 500mi1a bloccati in Turchia rappresentano una massa critica difficile da bloccare anche con i metodi spicci di una Turchia allettata dai miliardi europei. Senza contare che, a differenza dei migranti, in gran parte farlocchi, in arrivo dalla Libia e dall'Africa, quelli afghani fuggono guerre e orrori terribilmente autentici. Davanti ai quali sarà impensabile negare il diritto all'asilo. E tantomeno sperare in ingiustificabili intese per il rimpatrio in un Afghanistan governato dall'oscurantismo talebano.

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