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Il Giornale Rassegna Stampa
27.06.2021 Israele: una scoperta archeologica illumina i primordi dell'umanità
Commento di Matteo Sacchi

Testata: Il Giornale
Data: 27 giugno 2021
Pagina: 19
Autore: Matteo Sacchi
Titolo: «Una mandibola in Israele potrebbe far riscrivere tutta la storia dell'uomo»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 27/06/2020, a pag.19, con il titolo "Una mandibola in Israele potrebbe far riscrivere tutta la storia dell'uomo", l'analisi di Matteo Sacchi.

Archaeology: 'Nesher Ramla Homo', a new type of ancient human, is  discovered in Israel – AustralianNewsReview
I resti del cranio dell'Homo Nesher Ramla

Homo di Nesher Ramla. È una denominazione che ci abitueremo a utilizzare a fianco di quelle che siamo più adusi, come Homo di Neanderthal o Homo di Cro-Magnon. I resti ritrovati in questo sito israeliano e databili tra i 140mila e i 120mila anni fa vanno a inserire un'altra tessera nel complicato puzzle degli ominidi da cui ha avuto origine l'uomo attuale. Un tempo eravamo abituati a immaginare le varie specie del genere Homo come rami che si separavano per non riunirsi più. Rami di cui alla fine sarebbe sopravvissuto solo quello dell'Homo Sapiens sapiens. Ora il panorama è divenuto più complesso, la genetica stessa dimostra che nel nostro pacchetto sono presenti anche geni provenienti dal «cugino» Neanderthal, per quanto riguarda le popolazioni non sub-sahariane, in percentuale variabile dall'1 al 4%. Anche un Homo meno noto, l'Homo di Denisova (Siberia), e vissuto tra i 70mila e i 40mila anni fa, pur non essendo un Sapiens sapiens (l'altisonante definizione che diamo di noi stessi) ha lasciato tracce nel nostro patrimonio genetico: dal 4 al 6% del Dna dei Denisova si trova nelle popolazioni melanesiane. Dentro questo nuovo e complesso panorama di ibridazione diventa molto più difficile dividere le specie di Homo ed è in questo contesto che diventa importante, anzi fondamentale, la scoperta avvenuta Nesher Ramla. Non si tratta di un gran numero di resti. L'oggetto di interesse non è nemmeno uno scheletro completo, come spiegano due studi appena pubblicati su Science. A otto metri di profondità gli antropologi dell'università di Tel Aviv e gli archeologi dell'università Ebraica di Gerusalemme - con il contributo di ricercatori italiani della Sapienza di Roma e dell'Università di Firenze - hanno portato alla luce, tra ossa di cavalli e di daini e strumenti di pietra, dei frammenti di cranio: un osso parietale destro e una mandibola completa. Questi reperti mostrerebbero caratteristiche proprie dei Neanderthal, ma anche di ominidi più arcaici. Il primo dato importante che ne risulterebbe sarebbe l'evoluzione del Neanderthal prima dell'ingresso in Europa. Anche perché gli strumenti litici ritrovati vicino ai resti sono tecnologicamente molto simili a quelli poi utilizzati dalle popolazioni più propriamente Neanderthal dell'Europa e «avanzati», diversi da quelli degli ominidi più primitivi. Come ha detto Giorgio Manzi della Sapienza, uno degli autori dei due lavori appena pubblicati sulla scoperta: «Si riteneva finora che l'evoluzione che portò ai Neanderthal fosse confinata all'Europa, da questi nuovi reperti riteniamo ora che la questione fu più complessa di quanto si pensasse». Insomma ci sarebbe una geografia paleolitica tutta da cambiare. E anche magari la complessa storia di incroci tra Sapiens sapiens e Neanderthal assumerebbe forme nuove. Perché recentemente alcuni paleontologi, in un lavoro pubblicato sempre su Science, si sono soffermati sul fatto che oltre a esserci la presenza di Dna Neanderthal nei Sapiens Sapiens anche in alcuni Neanderthal antichi si ritrovano tracce di Dna Sapiens sapiens come se ci fosse stata anche una precedente ibridazione. Ma dove? Forse in Medioriente? L'Homo di Nesher Ramla un ominide nuovo? L'anello di congiunzione tra Neanderthal e gli altri Homo? Magari un punto di snodo tra diverse specie? Un sottogruppo di Neanderthal figlio di qualche altra ibridazione di cui non sapevamo? La discussione è aperta. Ma indubbiamente ora il Medioriente diventa una zona calda per capire la genesi del genere umano come noi lo conosciamo. E sembra raccontarci sempre più una evoluzione di incroci di «rami» che portano a noi, non di un albero dove tutto si secca tranne il ramo Sapiens sapiens.

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