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Il Giornale Rassegna Stampa
24.06.2021 Arturo Schwarz (1924-2021), lo storico dell'arte che amava i surrealisti e Israele
Analisi di Luca Beatrice

Testata: Il Giornale
Data: 24 giugno 2021
Pagina: 22
Autore: Luca Beatrice
Titolo: «Morto Arturo Schwarz, lo storico dell'arte che amava i surrealisti»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 24/06/2021, a pag.22 con il titolo "Morto Arturo Schwarz, lo storico dell'arte che amava i surrealisti" il commento di Luca Beatrice.

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Qualsiasi definizione gli risultava stretta. Critico, storico, collezionista, editore, scrittore, gallerista e mercante. Scomparso ieri a Milano, per quasi un secolo, aveva compiuto 97 anni lo scorso febbraio, Arturo Schwarz è stato tra i protagonisti dell'arte italiana, avendo però sempre percorso strade laterali rispetto al sistema. La sua lunga biografia ne riporta i natali ad Alessandria d'Egitto nel 1924, da padre tedesco di origine ebraica e madre italiana, dove compì fino al 1948 i primi passi di un attivismo politico nell'ambito del trozkismo che gli procurò non pochi problemi, anche diciotto mesi di galera. Laureato a Oxford in Scienze naturali e in Filosofia alla Sorbona, Schwarz arriva a Milano; dal 1954 al 1975 apre la sua galleria, prima in via Sant'Andrea dove accanto alle opere sviluppa l'altra grande passione per l'editoria e la poesia, quindi in via del Gesù. Surrealismo e Dada costituiscono l'ambito di ricerca dove ha competenza assoluta, in particolare su Marcel Duchamp che lesse in maniera "eretica" rispetto alla storia dei movimenti, considerandolo consequenziale all'opera onirica del Surrealismo. Schwarz possedeva almeno 500 lavori di queste due avanguardie, tra cui Le Château de Pyrénées di Magritte, Main Ray la scultura di Man Ray, Surrealist Essay di Dalí, la Gioconda con i baffi e le edizioni della celeberrima Fountain R. Mutt, ovvero il ready made dell'orinatoio. Tali repliche - 13 e un prototipo - sono state riedite nel 1964 proprio da Schwarz che dall'artista francese aveva ottenuto l'autorizzazione e oggi possono superare anche il milione di euro ciascuna. Non fu esente da polemiche l'intenzione da parte di Arturo Schwarz di donare la sua collezione allo Stato italiano.

Dopo una trafila burocratica estenuante, le opere destinate a Milano andarono alla Galleria d'Arte Moderna di Roma. «Non fu per niente facile. Si giunse al paradosso che ero io che dovevo giustificare il lascito e non lo Stato italiano quello di fornire le garanzie per la gestione. La cosa più comica accadde con la mia biblioteca di testi dada e surrealisti che era compresa nella donazione. E che gli specialisti consideravano un pezzo unico. Fu rifiutata perché qualcuno allora insinuò che era robaccia pornografica!». Così Schwarz commentò un paradosso che colpi altri collezionisti. La raccolta è poi finita all'Israel Museum di Gerusalemme, di cui è stato membro fondatore, preferita all'offerta milionaria del Getty Museum. E’ stato anche nel board del Tel Aviv Museum of Art e della Università Ben Gurion del Negev. Come curatore di mostre si ricordano almeno New York Dada. Duchamp, Man Ray, Picabia (1973-74) a Monaco di Baviera e a Tubinga; El espíritu Dada 1915-1925 (1980) a Caracas; Man Ray, carte varie e variabili (1983-84) al Pac di Milano; I surrealisti (1989) a Palazzo Reale a Milano; Dada, l'arte della negazione (1994) al PalaExpo di Roma. Ha scritto diversi testi sui più svariati argomenti seguendo la complessità come vocazione: tra i saggi d'arte, La sposa messa a nudo in Marcel Duchamp, anche (Einaudi), Il surrealismo. Ieri e oggi (Sidra), Man Ray (Giunti), Breton e Trotsky. Storia di un'amicizia (Massari), l'autobiografia Sono ebreo, anche. Riflessioni di un ateo anarchico (Garzanti, 2007), e intense digressioni mistiche come Introduzione all'alchimia indiana (Laterza). Tra i giovani artisti, fu lo scopritore di Ugo Nespolo e il valorizzatore di Enrico Baj nel periodo patafisico, ma non ha mai messo da parte la curiosità anche in anni recenti. Ciò che praticò anzitempo fu la necessità di uno sguardo internazionale, quando viaggiare per il mondo oltre che un lusso era uno stile di vita riservato a pochi.

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