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Il Giornale Rassegna Stampa
26.05.2021 La tragedia della funivia e l'eroismo di papà Amit
Commento di Alberto Giannoni

Testata: Il Giornale
Data: 26 maggio 2021
Pagina: 4
Autore: Alberto Giannoni
Titolo: «'Amit figura eroica, lascia un'eredità morale'»
Riprendiamo dal GIORNALE - Milano di oggi, 17/05/2021, a pag. 1, con il titolo 'Amit figura eroica, lascia un'eredità morale' la cronaca di Alberto Giannoni.

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Alberto Giannoni

Funivia Mottarone, il piccolo Eitan Biran salvato dall'abbraccio del padre  - Il Giornale d'Italia
La famiglia Biran: l'unico sopravvissuto alla tragedia della funivia è Eitan, di 5 anni

Eitan ieri ha accennato qualche piccolo movimento: colpi di tosse e momenti di respiro spontaneo, primi segnali positivi di un risveglio che sarà lento e difficile da ogni punto di vista. La sua sorte ha commosso l'intero Paese. E con l'apprensione per il piccolo sopravvissuto, la pena straziante per le sorti della sua famiglia, di origini israeliane ma da anni in Italia: i genitori Amit e Tal, studenti a Pavia, il fratellino Tom (2 anni) e i bisnonni materni, appena arrivati per una vacanza dopo il vaccino anti-Covid. Tutti e cinque uccisi sul colpo dall'assurdo crollo della funivia sul Mottarone, tutti tranne Eitan, salvato probabilmente dal padre in un ultimo, disperato abbraccio protettivo. Poco prima scattavano foto e sorridevano insieme, in una mite domenica italiana di maggio in quella gita sul lago Maggiore. Una famiglia normale, teneramente ritratta in tante immagini di vita quotidiana sui profili social: sul Lungoticino, al parco, al pic-nic con gli amici, e in un ballo romantico nel giorno delle nozze. Una coppia normale e speciale. Una mamma e un papà giovani e laici, che dopo il servizio di leva in patria avevano scelto un'Università italiana e una bella città di provincia per costruire un futuro insieme. La Comunità ebraica di Milano - che frequentavano - è affranta e sta mettendo in campo iniziative per aiutare anche materialmente il piccolo Eitan e i familiari che si prenderanno cura di lui; in particolare la zia che abita alle porte di Pavia, dove intanto si moltiplicano gesti di solidarietà. Il sindaco Fabrizio Fracassi ha proclamato il lutto cittadino e il presidente del Consiglio comunale Nicola Niutta ha annunciato ulteriori iniziative: «Appena possibile - ha scritto - compatibilmente con le volontà della famiglia, ho intenzione di proporre all'Amministrazione e al Consiglio di voler esprimere gesti di vicinanza concreta al piccolo Eitan, che ancora lotta per la vita». Niutta sta pensando a iniziative congiunte con la scuola ebraica (che ha fatto partire una raccolta fondi) e intanto ha commissionato uno striscione da affiggere al Broletto per dare il senso di un'accoglienza amorevole, per quanto triste. E qualcuno ipotizza anche riconoscimenti alla memoria. «Come molti studenti israeliani - spiega Vittorio Robiati Bendaud, che lo conosceva personalmente - Amit aveva scelto medicina in un'Università italiana. Una disciplina che ha un rapporto antico con la nostra tradizione. E medicina significa anche protezione della vita. Inoltre, per mantenersi gli studi e mantenere la famiglia, si occupava della sicurezza del tempio e della scuola ebraica, e ancora torna la questione del proteggere, come in quel gesto di protezione del figlio nel momento estremo, quando istintivamente e amorevolmente ha difeso Eitan facendogli scudo col suo corpo». «Amit - riflette Bendaud, che è fra le voci più autorevoli e ascoltate dell'ebraismo italiano - era un uomo forte e orgoglioso della sua famiglia, ma anche tenero, la figura di un padre che difende, che protegge, che si prende cura, una figura paterna dalla virilità dolce e discreta. Si, la sua è una figura bellissima, e ci dice qualcosa». Amit e Tal erano due giovani innamorati l'uno dell'altro, innamorati dell'Italia e del loro Paese, che proprio in questi giorni difendevano con orgoglio, condividendo articoli e posizioni fuori dal coro della narrazione imperante, quella «anti-sionista». «Quella di Amit - riflette Bendaud - è la biografia di un ragazzo normale, israeliano, che dice qualcosa ai ragazzi di oggi, anche in Italia. Un ragazzo che conosceva l'antisemitismo, che viene da un Paese nato dopo le ceneri della Shoah e che ha continuato ad amare: Israele. E poi l'amore per l'Italia. Amit è vittima di una tragedia ma anche un eroe, un difensore, come ha dimostrato fino alla fine. La sua figura ha una ricchezza, una dignità, una forza e una dolcezza che dovremmo fare nostra. Forse questa commozione generale, che condivido, si spiega anche così: Amit era un modello di cui c'è disperato bisogno».

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