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Il Giornale Rassegna Stampa
14.05.2021 Israele, l'incubo della guerra civile
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 14 maggio 2021
Pagina: 14
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «L'incubo della guerra civile tra vicini di casa»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 14/05/2021, a pag. 14 con il titolo "L'incubo della guerra civile tra vicini di casa" l'analisi di Fiamma Nirenstein.

A destra: la vignetta di Dry Bones: Quattro elezioni, una politica meschina e la vittoria sulla pandemia... ma adesso siamo ben svegli e pronti a dimostrare chi siamo... ma dobbiamo subire migliaia di missili di Hamas e un mondo che ignora l'attacco alla nostra popolazione!

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Fiamma Nirenstein

La guerra è su due fronti: ormai oltre alla pioggia di missili un feroce scontro interno fra cittadini ebrei e arabi tormenta Israele. Certo, i missili di Hamas non distinguono fra cittadini israeliani dell'una o dell'altra etnia o religione: Khalid e Nadin Awad, un padre di 56 e la figlia di 16 anni, arabi, sono stati uccisi insieme a Lod da un missile proprio come il bambino di cinque anni ebreo che ha lasciato la vita mercoledì a Ashdod proprio nello stesso modo. Ma episodi come questi ormai corrono paralleli alla frattura della vita quotidiana dei cittadini di Lod, Acco, Kfar Kassem, Jaffa, Bat Yam... E cento altre cittadine. "Il mio caro vicino arabo" -racconta una donna ebrea di Acco- “non mi guarda più negli occhi dopo tanti anni di buoni rapporti, né io a lui. L'ho visto dalla finestra dare fuoco alla mia macchina qui nel parcheggio". Ci sono ebrei che tolgono la mesusà, la benedizione della casa, dalla porta, perchè gli arabi non sappiano. Vetrine sfondate, inseguimenti e tentativi di linciaggio, e gruppi di giovani ebrei che diventano violenti bulli, c'è di tutto: in un grande ospedale Assaf ha Rofè, gli arabi hanno assalito medici e infermieri ebrei chiamandoli "collaborazionisti", un ebreo è stato pugnalato stamani a Acco per strada verso la sinagoga, c'è chi, terrorizzato, lascia la città e cerca ospitalità altrove... Per Israele è una frattura dell'ispirazione pluralistica e democratica, e soprattutto è un danno per gli arabi israeliani che vivono una condizione unica. La festa di Ramadan, la rivendicazione della difesa di Al Aqsa sono diventate, insieme al fatto che il Partito arabo centrale, la Lista Unita, si è accodato all'incitamento una tromba di battaglia. Ieri Abu Obeida, il portavoce dell'ala militare Izzedin al Kassam, l'ha detto da Gaza: "La nostra arma oggi sono gli arabi israeliani". Ma i politici arabi danno segno di avvertire il pericolo e chiedono con gli ebrei di abbandonare la violenza. Tuttavia ci vorrà tempo, così anche sul fronte bellico: il messaggio del Gabinetto di Sicurezza è che sarà compiuto senza remissione e senza sconti il lavoro di tagliare le gambe all'apparato bellico di Hamas, uomini e missili. L'obiettivo è troncare la struttura missilistica, i suoi ingegneri, i suoi generali. Una ventina ne sono già stati eliminati, e fra loro personaggi di primo grado come Jamal Tahla, vice del superterrorista Muhammed Deif, una prestigiosa primula rossa che ha anche inventato il sistema degli ultimatum ("Se non vi ritirate alle 8 bombardiamo Gerusalemme.E poi Tel Aviv" e lo fa). Ma il ritmo deve aumentare e si capisce il perché. Prima di tutto, i missili continuano a piovere a centinaia. Poi, se l'atteggiamento di Biden segnala a Israele comprensione perché Hamas ha aggredito la popolazione israeliana, e il Paese deve difendersi via via che i morti aumentano e la guerra asimettrica costringe gli israeliani a colpire i siti dei missili nascosti fra i civili facendo vittime anche fra di loro, sorge la solita protesta internazionale sulla "reazione sbilanciata". Aumenterà di giorno in giorno, tagliando i tempi. Ieri dopo una micidiale raffica di razzi Cornet che ha mandato nei rifugi il 75 per cento della popolazione israeliana e la sorpresa a Tel Aviv di un grosso missile "Yehie Ayash", una nuova creatura che può fare 250 chilometri, Israele ha colpito a Rafiah un altro grosso edificio che come quello di 14 piani a Gaza città, conteneva uffici e abitazioni fondamentali per il funzionamento di Hamas. Ma l'organizzazione è molto strutturata e flessibile nella parte militare e molto aiutata all'estero, come si vede anche dal fatto che leader come Ismail Hanjye non si trovano certo in sede e che di nuovo un alto dirigente ha ringraziato l'Iran delle armi. Il fine di Netanyahu adesso è colpire al cuore l'organizzazione, smantellandone le armi e gli uomini; e dall'altra parte ridurre alla quiete con mezzi "senza precedenti" alla polizia, come afferma, lo scontro interno. Tutto insieme.

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