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Il Giornale Rassegna Stampa
17.01.2016 L'islam secondo Giovanni Sartori: la sinistra che ragiona, intervista di Luigi Mascheroni
Leggere l'islam, consigli di Alessandro Gnocchi

Testata: Il Giornale
Data: 17 gennaio 2016
Pagina: 18
Autore: Luigi Mascheroni,Alessandro Gnocchi
Titolo: «Siamo al disastro perchè ci siamoi illusi di integrare l'islam- Cos'è successo a Colonia ? Ce lo spiegano i francesi»

Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 17/01/2016, a pag.18, l'intervista di Luigi Mascheroni a Giovanni Sartori. Nella stessa pagina, il commento di Alessandro Gnocchi sul dibattito culturale in Francia sul terrorismo islamico. Entrambi preceduti da un nostro commento.

Luigi Mascheroni: " Siamo al disastro perchè ci siamo illusi di integrare l'islam", intervista a Giovanni Sartori

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Luigi Mascheroni                               Giovanni Sartori

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Giovanni Sartori ha avuto il grande merito di essere stato uno dei rari editorialisti italiani a scrivere del pericolo mortale per le società democratiche rappresentato dall'islam. Se non ricordiamo male, furono tre i suoi editoriali sul Corriere della Sera, poi più nulla. Per i nostri media più importanti l'islam era soltanto una religione, in più una delle tre monoteiste, che scriveva mai Sartori ! Non gli pubblicarono più nulla, pur essendo Sartori politicamente super corretto, di sinistra. Ma non bastava.
Per questo pubblichiamo molto volentieri l'intervista che segue, con una breve presentazione dello stesso Giornale.  Del suo ultimo libro, uscito lo scorso anno, non ricordiamo alcuna recensione,  chissà come mai ?

Giovanni Sartori, nato a Firenze nel 1924, è un politologo di fama internazionale. È stato nominato Albert Schweitzer Professor Emeritus in the Humanities alla Columbia Universi-ty di New York e professore emerito di Scienza politica all'Università di Firenze. Considerato un «liberale progressista» e insignito di molti riconoscimenti, è autore di numerosi libri, fra cui «Pluralismo, multi-culturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica» (la prima edizione Rizzoli è del 2000; la seconda, aggiornata, del 2002) e «La democrazia in trenta lezioni». L'ultimo è «La corsa verso il nulla. Dieci lezioni sulla nostra società in pericolo» (Mondadori, 2015).

Giovanni Sartori, fiorentino, 91 anni (quasi 92), considerato fra i massimi esperti di scienza politica a livello internazionale, da anni è attento osservatore dei temi-chiave di oggi: immigrazione, Islam, Europa. che il multiculturalismo ò fallito,
Professore su queste parole si gioca il nostro futuro.
«Su queste parole si dicono molte sciocchezze».
Su queste parole, in Francia, intel ettuali di sinistra ora cominciano a parlare come la destra. Dicono «Non mi importa nulla di destra e sinistra, a me importa il buonsenso. Io parlo per esperienza delle cose, perché studio questi argomenti da tanti anni, perché provo a capire i meccanismi politici, etici e economici che regolano i rapporti tra Islam e Europa, per proporre soluzioni al disastro in cui ci siamo cacciati».
Quale disastro?
«Illudersi che si possa integrare pacificamente un'ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica. Su questo equivoco si è scatenata la guerra in cui siamo».
Perché?
«Perché l'Islam che negli ultimi venti-trent'anni si è risvegliato in forma acuta - infiammato, pronto a farsi esplodere e assistito da nuove tecnologie sempre più pericolose - è un Islam incapace di evolversi. E un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo. Ed è un Islam incompatibile con il "monoteismo" occidentale. Per molto tempo, dalla battaglia di Vienna in poi, queste due realtà si sono ignorate. Ora si scontrano di nuovo».
Perché non possono convivere?
«Perché le società libere, come l'Occidente, sono fondate sulla democrazia, cioè sulla sovranità popolare. L'Islam invece si fonda sulla sovranità di Allah. E se i musulmani pretendono di applicare tale principio nei Paesi occidentali il conflitto è inevitabile».
Sta dicendo che l'integrazione per l'islamico è impossibile?
«Sto dicendo che dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l'integrazione di islamici all'interno di società non-islamiche sia riuscita. Pensi all'India o all'Indonesia». Quindi se nei loro Paesi i musulmani vivono sotto la sovranità di Allah va tutto bene, se invece...
«...se invece l'immigrato arriva da noi e continua ad accettare tale principio e a rifiutare i nostri valori etico-politici significa che non potrà mai integrarsi. Infatti in Inghilterra e Francia ci ritroviamo una terza generazione di giovani islamici più fanatici e incattiviti che mai».
Ma il multiculturalismo...
«Cos'è il multiculturalismo? Cosa significa? II multiculturalismo non esiste. La sinistra che brandisce la parola "muIticulturalismo" non sa cosa sia l'Islam, fa discorsi da ignoranti. Ci pensi. I cinesi continuano a essere cinesi anche dopo duemila anni, e convivono tranquillamente con le loro tradizioni e usanze nelle nostre città. Cosi gli ebrei. Ma i musulmani no. Nel privato possono e devono continuare a professare la propria religione, ma politicamente devono accettare la nostra regola della sovranità popolare, altrimenti devono andarsene».
Se la sente un benpensante di sinistra le dà dello xenofobo.
«La sinistra è vergognosa. Non ha il coraggio di affrontare il problema. Ha perso la sua ideologia e per fare la sua bella figura progressista si aggrappa alla causa deleteria delle porte aperte a tutti. La solidarietà va bene. Ma non basta».
Cosa serve?
«Regole. L'immigrazione verso l'Europa ha numeri insostenibili. Chi entra, chiunque sia, deve avere un visto, documenti regolari, un'identità certa. I clandestini, come persone che vivono in un Paese illegalmente, devono essere espulsi. E chi rimane non pub avere diritto di voto, altrimenti i musulmani fondano un partito politico e con i loro tassi di natalità micidiali fra 30 anni hanno la maggioranza assoluta. E noi ci troviamo a vivere sotto la legge di Allah. Ho vissuto trent'anni negli Usa. Avevo tutti i diritti, non quello di voto. E stavo benissimo».
E gli sbarchi massicci di immigrati sulle nostre coste?
«Ogni emergenza ha diversi stadi di crisi. Ora siamo all'ultimo, lo stadio della guerra - noi siamo gli aggrediti, sia chiaro - e in guerra ci si difende con tutte le armi a disposizione, dai droni ai siluramenti».
Cosa sta dicendo?
«Sto dicendo che nello stadio di guerra non si rispettano le acque territoriali. Si mandano gli aerei verso le coste libiche e si affondano i barconi prima che partano. Ovviamente senza la gente sopra. E l'unico deterrente all'assalto all'Europa. Due-tre affondamenti e rinunceranno. Cosi se vogliono entrare in Europa saranno costretti a cercare altre vie "ordinarie", più controllabili».
Se la sente uno di quegli intellettuali per i quali "la colpa è sempre dell'Occidente"...
«Intellettuali stupidi e autolesionisti. Lo so anch'io che l'Inquisizione è stata un orrore. Ma quella fase di fanatismo l'Occidente l'ha superata da secoli. L'Islam no. L'Islam non ha capacità di evoluzione. E, e sarà sempre, cib che era dieci secoli fa. E un mondo immobile, che non è mai entrato nella società industriale. Neppure i Paesi più ricchi, come l'Arabia Saudita. Hanno il petrolio e tantissimi soldi, ma non fabbricano nulla, acquistano da fuori qualsiasi prodotto finito. II simbolo della loro civiltà, infatti, non è l'industria, ma il mercato, il suq».
Si dice che il contatto tra civiltà diverse sia un arricchimento per entrambe.
«Se c'è rispetto reciproco e la volontà di convivere si. Altrimenti non è un arricchimento, è una guerra. Guerra dove l'arma più potente è quella demografica, tutta a loro favore». E l'Europa cosa fa?
«L'Europa non esiste. Non si è mai visto un edificio politico più stupido di questa Europa. E un mostro. Non è neppure in grado di fermare l'immigrazione di persone che lavorano al 10 per cento del costo della manodopera europea, devastando l'economia continentale. Non è questa la mia Europa».
Qual è la sua Europa?
«Un'Europa confederale, composta solo dai primi sei/sette stati membri, il cui presidente dev'essere anche capo della Banca europea cosa da avere sia il potere politico sia quello economico-finanziario, e una sola Suprema corte come negli Usa. L'Europa di Bruxelles con 28 Paesi e 28 lingue diverse è uri entità morta. Un'Europa che vuole estendersi fino all'Ucraina... Ridicolo. Non sa neanche difenderci dal fanatismo islamico». Come finirà con l'Islam?
«Quando si arriva all'uomo-bomba, al martire per la fede che si fa esplodere in mezzo ai civili, significa che lo scontro è arrivato all'entità massima».

Alessandro Gnocchi: "Cos'è successo a Colonia ? Ce lo spiegano i francesi "


Alessandro Gnocchi

Che sia la Francia a produrra la maggiore quantità di studi sui pericoli del terrorismo islamico, anzi, dell'islam tout court, non deve stupire, ospitando la componente musulmana in assoluto la più alta d'Europa. Come scrive bene Gnocchi, ormai non ha più nessun senso parlare di destra o sinistra, la divisione è tra chi non si ribella a un futuro neanche lontano di sottomissione all'islam e chi invece vuole combatterlo. Ecco alcuni titoli che raccomandiamo ai nostri lettori.

Diversi tra loro per idee, biografie, carriere. Sono politologi, sociologi, romanzieri, filosofi, giornalisti. In Francia hanno appiccicato loro l'etichetta (malevola) di «neo-reazionari». In realtà alcuni neppure possono essere considerati di destra, tanto è vero che lo sforzo per catalogarli ha prodotto ircocervi come «neo-con di sinistra». In comune però hanno l'attenzione verso temi «di destra»: lo scetticismo sulla globalizzazione dei mercati; l'accento sui problemi dell'istruzione; l'insistenza sulla laicità dello Stato; la riflessione sul concetto di identità nazionale; il rifiuto della immigrazione incontrollata e la critica dei suoi riflessi culturali, soprattutto nel caso di quella islamica; l'ostilità verso il multiculturalismo al quale preferiscono l'integrazione nella cornice dei valori repubblicani; il dissenso verso l'Europa dei burocrati.
Questa «agenda» si è imposta nel dibattito pubblico. Ecco un piccolo quadro dei libri che Oltralpe tengono banco. Puntiamo soprattutto su nomi di richiamo anche in Italia e sulle uscite più recenti, alcune previste nell'immediato futuro anche dalle nostre parti.
La rassegna è parziale: si potrebbero aggiungere anche libri appena più lontani, come Du diable en politique•Réflexions surl'antilepénisme ordinaire (CNRS, 2014) di Pierre-André Taguieff o La France Peripherique. Comment on a sacrifié les classes populaires di Christophe Guilluy (Flammarion, 2014) o Elogio delle frontiere di Régis Debray (ADD, 2012).
Senza dimenticare le analisi del mensile Causeur diretto da Elisabeth Lévy o le riflessioni controcorrente di un intellettuale come Renaud Camus.
Partiamo, per comodità, dalla letteratura. Infatti è fresco di stampa, in Francia, Houellebecq 1991-2000 (Flammarion) di Michel Houellebecq. Il suo Sottomissione (Bompiani) è stato il caso editoriale del 2015. Uscito quasi in coincidenza della strage di Charlie Hebdo, il romanzo immagina l'islamizzazione della Francia. Una trasformazione non traumatica. A Parigi, come nel resto d'Europa, la libertà è ormai awertita come un fardello. il primo volume delle opere complete canonizza in vita Houellebecq, fatto inconsueto. Nel volume di oltre 2000 pagine, si va dalla biografia dell'anti-moderno Lovecraft al turismo sessuale come forma d'oblio di Lanzarote.
In mezzo ci sono i bestseller Estensione del dominio della lotta e Le particelle elementari. I temi sono la decadenza dell'Europa, l'alienazione dello stile di vita capitalistico, la convinzione che l'individuo sia un'illusione pronta a dissolversi davanti a quelle quattro regole sociologiche, ben note al marketing, che spiegano quasi tutti i nostri comportamenti.
Proprio Houellebecq ha indicato nel romanzo 2084. La fine del mondo (Gallimard, in Italia uscirà a maggio per Neri Pozza) dell'algerino Boualem Sansal un tentativo di affrontare gli stessi temi di Sottomissione in modo ancora più radicale. In Abistan, c'è una spietata teocrazia in cui tutti sono sottomessi alla legge divina di Yölah. Questa distopia islamista affonda le radici nel 1984 di Orwell. Come in 1984 i solerti discepoli di Yölah hanno inventato una neolingua per intrappolare il pensiero, cancellato il passato e imposto il terrore. In Francia è andato benissimo. L'autore non si può ascrivere al gruppo «neo-reazionario» ma proprio per questo la sua opera testimonia quanto le idee conservatrici siano diventate moneta comune. Alain Finldelkraut ha pubblicato nell'ottobre dell'anno scorso La seule exactitude (Stock), antologia di interventi che accompagnano la cronaca degli anni 2013-2015. II filosofo riflette sull'identità sempre più incerta della Francia, messa a dura prova dalle rivendicazioni di un'immigrazione che rifiuta, per la prima volta, di integrarsi. Tra i molti spunti, la polemica contro l'islamofobia, la «secessione» culturale delle periferie musulmane, la necessità di ricostruire la scuola. Da segnalare anche la ristampa di Sii sottomesso (Piemme, 2015) di Eric Zemmour che si offre come chiave di lettura del capodanno con stupro di Colonia. Da una parte, dice Zemmour, c'è una Francia materna e accogliente, dall'altra un islam «machista» che della dignità femminile si fa beffe. Se la femmina Francia (ma il discorso vale per l'intero Occidente) non tornerà virilmente combattiva, sarà violentata. Scrive Zemmour. «Intorno al Mediterraneo, la paura della femminilità si regola da sempre con una virilità esagerata, sovraccaricata, e nascondendo i richiami della sensualità femminile, capelli e caviglie, seno e fianchi, sotto vesti ampie, informi. Gli arabi delle nostre città reagiscono così. I più religiosi obbligano le sorelle a portare il velo. Gli altri esigono dalle ragazze che portino gli stessi loro vestiti, tuta e scarpe da tennis. Così, travestite da ragazzi, fanno meno paura. Se insistono a voler essere più femminili, a voler fare paura, a sfidare la loro virilità incerta e fragile, allora, per poterle desiderare, per essere sicuri di eccitarsi, applicano l'altro sistema maschile, il piano B dell'uomo fin dall'homo sapiens, il disprezzo manifesto, tanto più rabbioso e violento quanto più sia turbato e inquieto». Quando uscì in Francia, nel 2006, il libro sollevò un dibattito acceso per la tesi ritenuta allora controversa. Oggi possiamo considerarla semplicemente lungimirante.

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