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Il Foglio Rassegna Stampa
10.07.2024 Salvini/Le Pen/Orbàn gettano la maschera
Editoriale di Claudio Cerasa

Testata: Il Foglio
Data: 10 luglio 2024
Pagina: 1/IV
Autore: Claudio Cerasa
Titolo: «Contro i Patrioti per Putin»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 10/07/2024, a pag. 1/IV, con il titolo "Contro i Patrioti per Putin" l'editoriale del direttore Claudio Cerasa.

ClaudioCerasa
Claudio Cerasa

Le Pen e Orbàn nel gruppo dei Patrioti per l'Europa, di cui fa parte anche la Lega di Salvini. Si tratta di un gruppo che sta dalla parte di Putin, contro gli interessi dell'Europa. 

All’Europa servono più Patriot per l’Ucraina, non più Patrioti per Putin. Ci sono momenti, in politica, in cui la chiarezza del messaggio che un partito vuole veicolare conta persino di più dello stesso messaggio. E quando un politico sceglie di essere chiaro, prima ancora di valutare il tipo di messaggio che veicola quel politico deve essere semplicemente ringraziato. Perché essere chiari, non ambigui, è il modo migliore per essere onesti, con se stessi e anche con i propri elettori. Ci sono momenti, in politica, in cui la chiarezza del messaggio improvvisamente si manifesta così, sorprendentemente, clamorosamente, di fronte a te, quasi in purezza. E nella politica europea quel momento è arrivato grazie alla nascita di una formazione politica che ha un nome che è tutto un programma: “Patrioti”. Andiamo sulla Treccani: “Patriota è una persona che ama la patria e mostra il suo amore lottando o combattendo per essa”. Da un certo punto di vista, la definizione non è per nulla paradossale: i patrioti che si sono ritrovati allegramente a far parte dello stesso gruppo parlamentare, che al momento rappresenta la terza forza del nuovo parlamento europeo, fanno effettivamente di tutto per mostrare il proprio amore per la patria, “lottando o combattendo per essa”. Quello che però difetta nel messaggio offerto da coloro che, allegramente, hanno scelto di animare questo gruppo, è il riferimento alla patria per la quale lottano e combattono esplicitamente, con chiarezza. E se volessimo rendere il messaggio ancora più preciso dovremmo completare così la definizione del gruppo: patrioti per Putin. Martedì scorso, Petr Fiala, premier ceco, leader di un partito (il Partito democratico civico) che fa parte dello stesso gruppo europeo guidato da Meloni (Ecr), ha utilizzato un’espressione forte, ma azzeccata, per inquadrare bene, e senza ipocrisia, tutto ciò che gira attorno al nuovo gruppo europeo fondato da Viktor Orbán (premier ungherese) e partecipato dal Rassemblement national (Marine Le Pen), dalla Lega (Salvini & Vannacci) e dai nazionalisti spagnoli di Vox (Santiago Abascal, appena uscito dal gruppo di Meloni).

Sentite Fiala: “Chiamiamo le cose con il loro nome. I ‘Patrioti per l’Europa’ servono gli interessi della Russia, consciamente o inconsciamente. E così minacciano la sicurezza e la libertà dell’Europa”. Si potrebbe dire che il ragionamento di Fiala è eccessivo, provocatorio, ingiusto, perché in fondo Orbán in Europa ha votato ogni singolo pacchetto di sanzioni contro la Russia, perché in fondo Salvini fa parte di un governo che sostiene con forza l’Ucraina, perché in fondo Le Pen ha detto più volte negli ultimi mesi di essere dalla parte dell’Ucraina. Si potrebbe pensare così. Ma è sufficiente mettere in fila qualche puntino per capire che il ragionamento di Fiala, sui patrioti per Putin, purtroppo non fa una piega. Prendete il caso del premier ungherese Viktor Orbán che da presidente del semestre europeo, senza alcun mandato degli altri ventisei paesi dell’Unione europea, si è fatto ricevere al Cremlino da Vladimir Putin, per portare un messaggio di pace. Risultato: il giorno dopo la visita di Orbán al Cremlino, il leader ungherese ha preso le difese della Russia, accusando la Nato di aver trasformato l’Alleanza atlantica in un motore di guerra e non di pace (senso del messaggio: se la Russia attacca l’Ucraina, lo fa perché si sente aggredita, smettetela di aiutare l’Ucraina e vedrete che Putin non farà più danni). Due giorni dopo la visita di Orbán al Cremlino, Putin, come messaggio di pace, ha lanciato più di quaranta missili in Ucraina, colpendo anche un ospedale pediatrico. Qualche giorno prima, precisamente il 4 luglio, a poche ore dal ballottaggio francese, il partito guidato da Marine Le Pen, partito che in passato ha usufruito di prestiti agevolati per finanziare le proprie campagne elettorali da una banca russa vicina a Putin (9 milioni di euro), ha ricevuto l’endorsement esplicito, diretto, chiaro del ministro degli Esteri di Putin. Così l’account su X del ministero degli Esteri russo: “Il popolo francese sta cercando una politica estera sovrana che serva il suo interesse nazionale e una rottura con i dettami di Washington e Bruxelles”. Senso del messaggio: cari patrioti europei, continuate così. Infine, ecco ieri Matteo Salvini che dopo aver aspettato qualche ora prima di mostrare il suo sdegno per l’attacco russo a un ospedale pediatrico in Ucraina ha trovato infine il coraggio per non condannare Putin con queste parole: “Più armi si inviano e più la guerra va avanti”. Senso del messaggio: se Putin colpisce l’Ucraina, la colpa è di chi lo sta provocando. Quando Petr Fiala – dando voce probabilmente a ciò che anche Giorgia Meloni pensa ma che probabilmente non ha il coraggio di dire, essendo uno dei soggetti coinvolti un suo alleato di governo – afferma che i patrioti per l’Europa servono gli interessi della Russia, consciamente o inconsciamente, minacciando la sicurezza e la libertà dell’Europa non sta dunque compiendo un semplice esercizio di stile ma sta inquadrando una verità concreta. Non significa naturalmente che i patrioti per Putin facciano il gioco di Putin perché finanziati da Putin. Significa molto più banalmente che i patrioti per Putin hanno scelto ormai da tempo di giocare in Europa una battaglia politica, per fortuna irrilevante, che è la stessa che giocherebbe Putin se avesse la possibilità di muoversi politicamente in prima persona sullo scacchiere europeo. I patrioti per Putin, esattamente come Putin, vogliono un’Europa più debole, meno integrata, meno solidale, meno sovrana, meno unita, meno armata, meno in grado di difendere se stessa dalle minacce esterne e lo dicono esplicitamente ogni volta che ne hanno la possibilità. Meno Europa, più Italia, ha scritto Matteo Salvini nei manifesti della sua campagna elettorale. Più pace, meno provocazioni a Putin, ha detto in campagna elettorale, esplicitamente, il premier ungherese. Meno armi all’Ucraina, ha detto esplicitamente in campagna elettorale il simpatico fantoccio di Marine Le Pen, Jordan Bardella. I patrioti per Putin, molti dei quali senza i soldi dell’Europa sarebbero probabilmente falliti, sognano un’Europa più debole per permettere alle proprie patrie di riferimento di allontanarsi dalla gabbia dell’Europa. I patrioti europei, in questi giorni a Washington, durante il vertice della Nato, cercheranno di trovare un modo per aiutare ancora di più l’Ucraina, cercheranno un modo per far arrivare a 200 miliardi di dollari il volume degli aiuti militari stanziati per Kyiv e cercheranno un modo per far sì che all’Ucraina possano arrivare nuovi equipaggiamenti di difesa anche dall’America. Equipaggiamenti come gli aerei F-35. Equipaggiamenti come i carri armati da combattimento Abrams. Equipaggiamenti come alcuni sistemi missilistici speciali di nome Patriot. E non ci vuole molto a capire che quando una democrazia è aggredita, avere più Patriot per l’Ucraina può essere più utile che avere più patrioti per Putin.

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