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Il Foglio Rassegna Stampa
25.03.2024 Mosca, la farsa di Putin
Analisi di Micol Flammini

Testata: Il Foglio
Data: 25 marzo 2024
Pagina: 1/8
Autore: Micol Flammini
Titolo: «L’attentato a Mosca è una tragedia vera che Putin sta ricoprendo di farsa»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 25/03/2024, a pag. 1/8, con il titolo "L’attentato a Mosca è una tragedia vera che Putin sta ricoprendo di farsa" l'analisi di Micol Flammini.

Micol Flammini
Micol Flammini
Putin riesce a trasformare la tragedia della strage di Mosca in farsa, con le sue accuse ridicole all'Ucraina. Che sta ricominciando a bombardare

Su alcuni di questi episodi i giornalisti russi con ex agenti dei servizi di sicurezza condussero inchieste dettagliate che portavano in una direzione: le esplosioni erano state organizzate dalle autorità. Le indagini si concentravano su alcuni attentati, non su tutti, ma hanno lasciato sul regime di Vladimir Putin il sospetto che qualsiasi cosa accada in Russia sia in realtà frutto di una messa in scena, pensata per legittimare guerra, violenze, repressione, controllo e ovviamente consenso. Prima che l’attentato di venerdì venisse rivendicato dallo Stato islamico con un messaggio che con chiarezza definiva l’attacco un episodio della guerra contro chi minaccia l’islam, già si affollavano voci pronte a tirare fuori dettagli su dettagli in grado di dimostrare che i servizi di sicurezza russi avevano creato una farsa mortale. E invece no: la Russia è stata colpita da un attentato vero che ha assunto le dimensioni di una catastrofe. Tutto sembra posticcio nella Russia di Vladimir Putin, anche le elezioni lo sono state, con i loro seggi trasformati in luna park e, ancora prima, con la pantomima dell’annuncio della candidatura di Putin che accetta di partecipare alle elezioni su preghiera spontanea dei suoi militari davanti alle telecamere accidentalmente accese. Anche la dichiarazione di guerra contro Kyiv era stata orchestrata secondo un copione millimetrico: prima il Consiglio di sicurezza, di solito segretissimo e invece a favore di telecamere, in cui Putin fa fare la figura dello sciocco a uno dei suoi collaboratori più preziosi, Sergei Naryshkin, capo del servizi di intelligence internazionale Svr; poi il riconoscimento delle repubbliche ucraine sedicenti separatiste di Luhansk e Donetsk; infine il discorso sull’“operazione militare speciale” contro Kyiv. Anche la marcia di Evgeni Prigozhin che a inizio luglio dello scorso anno partì dalla città ucraina di Bakhmut verso Mosca per chiedere le dimissioni del ministro della Difesa era stata presa per un teatrino concordato dal capo dei mercenari con il presidente russo. Invece la cavalcata della Wagner era vera, autentica: era un ammutinamento poco convinto. Pure l’uccisione di Prigozhin, colpito ad agosto da un missile mentre viaggiava sul suo aereo privato era stata seguita dalle consuete domande: ma è morto davvero? In Russia accadono cose straordinarie, tragiche, cattive, enormi, e c’è spesso la tendenza a prenderle per una farsa, forse perché sembra tutto eccessivo o perché è il Cremlino che ha trasformato il paese in un palcoscenico per il putinismo. Ma dietro alla cornice di posticcio ci sono avvenimenti nefasti, uccisioni, avvelenamenti, guerre, attentati e carceri con nomi leggendari – come quella in cui era recluso Alexei Navalny, Lupo polare – in cui si muore all’improvviso. Putin ha ridotto la Russia a sceneggiata micidiale e da fuori tutto quello che succede viene letto come un romanzo. Invece dentro alla cornice della farsa le cose terribili accadono seriamente. L’attentato di venerdì era reale, sono morte in modo atroce più di un centinaio di persone, perché il jihad dello Stato islamico non è mai finito, ha giurato di colpire Mosca e detesta la Russia per le bombe in Siria, le guerre in Cecenia, l’invasione sovietica dell’Afghanistan; non fa distinzione tra la Russia e gli Stati Uniti, tra l’Ucraina o l’Iran, tra la Cina o Israele: agli occhi dei jihadisti sono tutti nemici da annientare. Quando Putin ha parlato alla nazione diciannove ore dopo, non si è soffermato su ciò che era reale, sul dolore, sul ritorno del terrorismo nella nazione, sul jihad, ma ha riportato tutto sul palcoscenico della farsa, per allontanare quanto più possibile da lui ogni responsabilità per aver ignorato gli avvertimenti dell’intelligence americana e per creare una rabbia popolare in grado di alimentare la sua guerra. Ha detto che i terroristi avevano contatti con Kyiv per fuggire in Ucraina: avrebbero dovuto farlo attraverso un viaggio rocambolesco tra campi minati, soldati e dispositivi di sicurezza. Gli agenti che avevano catturato i terroristi nel frattempo diffondevano immagini di interrogatori brutali, orecchie mozzate, per mostrare ai cittadini che gli attentatori stavano ricevendo quello che Putin aveva promesso nel suo discorso: “Terroristi, assassini e non umani affronteranno il destino poco invidiabile della punizione e dell'oblio”. La farsa di Putin esiste, ma sul suo palcoscenico, succedono tragedie vere.

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