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Il Foglio Rassegna Stampa
19.03.2024 Di Segni (Ucei): Università, ci vuole la polizia
Appello di Noemi Di Segni

Testata: Il Foglio
Data: 19 marzo 2024
Pagina: 8
Autore: Redazione de Il Foglio
Titolo: «Di Segni (Ucei): Grave il clima nelle università. Ci vuole la Polizia»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 19/03/2024, a pag. 8, con il titolo "Di Segni (Ucei): Grave il clima nelle università. Ci vuole la Polizia" l'appello di Noemi Di Segni

Noemi Di Segni
Manifestazione anti-sionista all'Università di Roma, La Sapienza. Il clima è talmente pesante e la situazione è diventata così pericolosa per gli ebrei che la presidente dell'UCEI, Noemi Di Segni, chiede l'intervento della polizia 

 

“La situazione nelle università è talmente grave che ci aspettiamo che si intervenga in maniera decisa per tutelare gli studenti ebrei. C’è bisogno di un presidio delle forze dell’ordine. Non si può più sottovalutare questo clima d’odio”. La presidente dell’Unione delle comunità ebraiche (Ucei) Noemi Di Segni è in attesa di capire cosa uscirà dall’incontro di giovedì tra la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e la presidente della Conferenza dei Rettori delle università italiane (Crui) Giovanna Iannantuoni. Le due si sono date appuntamento dopo gli ultimi fatti di cronaca, come quello dell’Università Federico II di Napoli, dove un collettivo studentesco ha impedito al direttore di Repubblica Maurizio Molinari di parlare. “Eppure a Napoli la condanna è stata facile perché s’è capito subito che bloccare qualcuno, non farlo parlare, è sbagliato. Ma ci sono contesti universitari dove sono successe cose ancor più gravi”, dice Di Segni al Foglio. “Prendete il caso di Pisa, dove di certo non c’è stato alcun equilibrio tra oratori odiatori di Israele e noi, che non siamo stati nemmeno invitati. Ma anche della stessa università Bicocca di Milano, di cui Iannantuoni è rettrice. Anche lì si è tenuto un convegno allucinante che ha fatto meno notizia”. L’interlocuzione tra la Crui e il ministero nelle intenzioni del governo dovrebbe servire a dotarsi di strumenti per evitare che si possa reprimere la libera manifestazione del pensiero, come avviene sempre più spesso negli atenei. “Ma nel nostro caso ci aspettiamo ovviamente anche una tutela nei confronti degli studenti di religione ebraica. Non è colpa nostra se dal 7 ottobre in poi viviamo sotto minaccia. Il dissenso in sé non va represso, ma è evidente la matrice di incitamento all’odio di alcune componenti universitarie”, analizza Di Segni, riandando alle statistiche che parlano di un crescendo di casi di antisemitismo registrati dai diversi osservatori nelle università italiane. Cosa vi aspettate? “Sarebbe già un bel segnale il recepimento della definizione di antisemitismo adottata dall’Ihra. In quella definizione non si fa solo riferimento agli ebrei, ma anche alla conseguente demonizzazione dello stato di Israele. E cioè esattamente quello che sta succedendo da noi. Ma l’incontro dovrebbe servire anche a stabilire che non ci può essere alcun boicottaggio nei confronti delle università e dei docenti israeliani. Perché anche su questo punto da parte di alcuni atenei c’è stata una grande ambiguità”. 

La presidente dell’Ucei già in occasione dell’ultima giornata della Memoria aveva puntato il dito contro la timidezza di alcuni rettori che non si erano spesi abbastanza nella condanna dei fatti del 7 ottobre. La stessa Crui, anche a causa di un vuoto di leadership, s’era espressa in termini molto generici parlando unicamente di pace e mostrandosi equidistante. “Da quando Iannantuoni è stata eletta le ho chiesto un incontro 3-4 volte. Sto ancora aspettando”, confessa Di Segni al Foglio. E in effetti il grande tema è il tipo di risposta che dimostrerà di voler intraprendere la Conferenza dei rettori. La presidente in un’intervista al Corriere ha sottolineato come “la situazione nelle università sia difficile” e ha detto che “impedire a qualcuno di parlare è incompatibile con l’idea stessa dell’Università”. Parole che sarebbero state prese male da una parte degli altri rettori, che preferiscono invece una Conferenza più ecumenica, che non entri nel merito del dibattito sul tema. Fatto sta che dall’incontro di giovedì la comunità ebraica si aspetta risposte concrete: “Abbiamo bisogno di sentirci protetti. Siamo noi quelli che subiscono le vere prevaricazioni”, conclude Di Segni. “Non è più accettabile”.

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