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Il Foglio Rassegna Stampa
20.11.2023 Francia antisemita
Parla lo storico Pierre Birnbaum

Testata: Il Foglio
Data: 20 novembre 2023
Pagina: 10
Autore: la redazione del Foglio
Titolo: «Per lo storico Birnbaum, la Francia sta vivendo un nuovo momento antisemita»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 20/11/2023, a pag. 10, l'articolo "Per lo storico Birnbaum, la Francia sta vivendo un nuovo momento antisemita".

Pierre Birnbaum: «Nous vivons un étrange moment où la haine produit des  fantasmes» - l'Opinion
Pierre Birnbaum

Pierre Birnbaum, storico, professore emerito all’Università Paris 1 Panthéon-Sorbonne e autore del libro “Le Moment antisémite. Un tour de France en 1898”, analizza le metamorfosi dell’antisemitismo che stanno emergendo dallo scorso 7 ottobre, giorno dell’attacco di Hamas contro Israele. Dinanzi alla recrudescenza degli atti antisemiti nei confronti degli ebrei, Birnbaum ritiene che la France insoumise debba mettere fine con urgenza a qualsiasi affermazione tale da poter alimentare questo odio. Le Figaro – Dall’attacco del 7 ottobre contro Israele, gli atti antisemiti si sono moltiplicati in Francia. Il nostro paese sta vivendo un nuovo “momento antisemita” o ciò si iscrive più in generale in una dinamica di aumento degli atti antisemiti? Pierre Birnbaum – Si potrebbe parlare di “nuovo momento antisemita”, sottolineando le similitudini e le differenze con i precedenti che ha conosciuto la Francia. Fortunatamente, per ora, non ci sono stati morti: ci troviamo di fronte a degli atti antisemiti di cui non conosciamo nel dettaglio la natura perché non sono stati distinti nelle statistiche ministeriali dai soli discorsi; l’unico caso di violenza fisico serio è quello di Lione, ma non si sa ancora esattamente ciò che è accaduto. Bisogna sottolineare che questi “atti antisemiti” vengono commessi in una Francia che, invece, non è antisemita. La differenza è importante. Da una ventina di anni a questa parte, la Commissiona nationale consultative des droits de l’homme (Cncdh), che pubblica un rapporto annuale sugli atti e le intenzioni razziste, mette l’accento sul fatto che nei sondaggi la popolazione francese non condivide le tradizionali accuse di antisemitismo. Si mostra anzi al contrario molto favorevole agli ebrei, alla loro integrazione sociale: si accetta che i propri figli sposino un ebreo o un’ebrea, non c’è alcun problema se un presidente della Repubblica è ebreo, etc. Alcuni pregiudizi sul rapporto degli ebrei nei confronti dei soldi sussistono, ma assistiamo a un’accettazione molto netta da parte della popolazione francese dei propri concittadini ebrei. Ciò non toglie che, da vent’anni a questa parte, gli atti e le dichiarazioni antisemiti sono sempre maggioritari tra i comportamenti razzisti. E di gran lunga: i tre quarti degli atti antisemiti sono atti razzisti. La maggior parte non viene molto notata dall’opinione pubblica, ma questi episodi accadono. I più spaventosi hanno prodotto la morte di undici persone. (…) Ci avviciniamo al decimo anniversario del “Jour de colère”, nel gennaio del 2014, che era stato un momento antisemita particolarmente violento e inatteso che si era prodotto nel prolungamento della Manif pour tous: per le strade di Parigi, alcuni gridavano “Morte agli ebrei”, “Abbasso gli ebrei”, “La Francia ai francesi”. (…) Oggi la giuntura tra l’estrema destra, tradizionalmente antisemita, e alcuni movimenti composti in gran parte da persone dell’immigrazione nordafricana, non si concretizza, e queste grida di odio, per fortuna, non rimbombano per le strade di Parigi. L’aumento degli atti antisemiti in seguito al riacutizzarsi delle tensioni nel vicino oriente è una costante, ma l’odio verso Israele, oggi, è secondo lei originato da un altro tipo di antisemitismo rispetto a quello tradizionale, del Diciannovesimo e Ventesimo secolo? Di certo si osserva con maggiore frequenza un accostamento tra gli ebrei nel mondo e Israele come stato. I francesi di confessione ebraica, per questo motivo, sono talvolta implicitamente accusati di essere soggetti coinvolti nelle decisioni dello stato ebraico. Questa pesante accusa si fa largo dalla creazione di Israele nel 1948. Ma dal Diciannovesimo secolo, Drumont per esempio, così come altri tenori dell’estrema destra, desideravano un’alleanza tra l’estrema destra francese e gli arabi contro gli ebrei di Francia e non solo, accusati di voler dominare il medio oriente. Eppure, oggi, le dichiarazioni che rasentano l’antisemitismo vengono più da sinistra, come quelle di Jean-Luc Mélenchon su Yaël Braun-Pivet che “si accampa a Tel-Aviv”. Non si può sospettare Jean-Luc Mélenchon, un repubblicano per eccellenza, di essere antisemita. Ma le sue affermazioni hanno gettato benzina sul fuoco. Dicendo che Yaël Braun-Pivet “si accampa a Tel-Aviv”, riattiva il mito dell’ebreo errante che “si accampa”. Ciò si iscrive in una lunga tradizione: dai tempi di Drumont, si suppone che gli ebrei campeggino da un posto all’altro, senza fissa dimora, senza una vera e propria integrazione alla nazione. E questa idea è piena di pregiudizi. Sarebbe meglio non ravvivare questo tipo di immagine, che arreca danno all’integrazione degli ebrei di Francia e che risale al 1791. E anche quando Jean-Luc Mélenchon dice che il posizionamento meno ostile verso Israele del quotidiano Libération è legato al suo proprietario, rischia nuovamente di alimentare l’antisemitismo.

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