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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Il Foglio Rassegna Stampa
15.08.2023 Usa, Giappone, Corea alleati contro la Cina
Analisi di Giulia Pompili

Testata: Il Foglio
Data: 15 agosto 2023
Pagina: 1
Autore: Giulia Pompili
Titolo: «Gli omini blu di Xi»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 15/08/2023, a pag.1, con il titolo "Gli omini blu di Xi" l'analisi di Giulia Pompili.

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Giulia Pompili

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Roma. Venerdì prossimo il presidente americano Joe Biden ospiterà il primo ministro giapponese Fumio Kishida e il presidente della Corea del sud, Yoon Suk-yeol, al primo vertice dei leader presso Camp David. E’ l’ennesima dimostrazione di forza dell’alleanza del Pacifico che condivide la triplice minaccia di Cina, Russia e Corea del nord. Biden, Kishida e Yoon parleranno di nuove esercitazioni militari congiunte e la possibilità di istituire una nuova linea telefonica di crisi tra i tre alleati. Il summit, frutto di mesi di negoziazioni, scrive Axios, culminerà nell’annuncio dei “princìpi di Camp David”, un nuovo pacchetto di protocolli di Difesa che aiuterà il coordinamento tra le tre Forze armate. L’annuncio arriva alla vigilia di un anniversario cruciale nel Pacifico: il 15 agosto, giorno della dichiarazione di resa incondizionata del Giappone pronunciata dall’imperatore Hirohito nel 1945, che in Corea è diventato il giorno della Liberazione. Spesso la giornata era accompagnata da dichiarazioni e manifestazioni antigiapponesi, ma negli ultimi anni la percezione in Corea del sud sta cambiando: il pericolo oggi arriva da Pechino e da Pyongyang, non più da Tokyo. Nella strategia della Casa Bianca, creare un’alleanza di ferro con Tokyo e Seul è un elemento fondamentale di deterrenza nei confronti dei paesi ostili, soprattutto della Cina. Da almeno un anno e mezzo la Cina ha intensificato la sua assertività e aggressività nell’area del Pacifico. “Una maggiore cooperazione tra le tre potenze della regione può potenzialmente innescare una catena di reazioni al di là delle loro aspettative e del loro controllo”, si leggeva ieri in un editoriale sul China Daily. “Prima di agire, è importante che le tre nazioni valutino a fondo i rischi e le potenziali conseguenze di una maggiore cooperazione contro la Cina. La stabilità regionale dovrebbe essere una priorità assoluta per tutti e tre i paesi”. Eppure negli ultimi mesi è stata la Repubblica popolare cinese a effettuare il maggior numero di “esercitazioni navali” con l’esplicito obiettivo di mostrare i muscoli e modificare lo status quo nel Pacifico. Ieri Wu Qian, portavoce del ministero della Difesa cinese, durante il regolare briefing con la stampa ha intimato al Giappone di “smettere di interferire con i pattugliamenti marittimi congiunti di Cina e Russia”, perché le dichiarazioni di condanna giapponesi “ostacolano il sano sviluppo delle relazioni Cina-Giappone e minano la pace e la stabilità regionale”. Navi cinesi e russe la scorsa settimana hanno compiuto il loro terzo pattugliamento marittimo congiunto nelle acque del Pacifico occidentale e settentrionale, e le Forze di autodifesa marittima del Giappone hanno inviato navi e aerei per controllare le navi russo-cinesi che attraversavano lo Stretto di La Pérouse – tra Giappone e Russia, tra il Mare del Giappone e il Mare di Okhotsk. Ma il rischio sta aumentando soprattutto nel Mar cinese meridionale, dove la Cina militarizza da anni intere aree e sta iniziando ad avere un atteggiamento sempre più aggressivo. Li chiamano i “piccoli omini blu”, quelli a bordo di imbarcazioni che la Cina definisce pescherecci e che secondo l’intelligence delle Filippine e americana sono invece parte di milizie marittime legate alla Marina dell’Esercito popolare di liberazione cinese. Più di quaranta navi della milizia cinese sarebbero state avvistate la scorsa settimana attorno alle isole principale delle Spratly, nell’area del Pacifico rivendicata dalla Cina e contesa tra Filippine, Malaysia, Vietnam e Cina. A complicare le cose, ci sono gli annunci di nuove armi sviluppate dalla Cina che aumentano il potere di deterrenza di Pechino nell’area. Le navi cinesi hanno già iniziato a usare laser dissuasori e cannoni ad acqua nel Mar cinese meridionale contro le navi filippine che entrano nelle acque rivendicate dalla Cina. Come riportato ieri dal South China Morning Post, gli scienziati dell’Università di Tecnologia della Difesa di Changsha, nella provincia dello Hunan, hanno annunciato di aver sviluppato un nuovo sistema di raffreddamento che consente ai laser ad alta energia di funzionare “all’infinito”, senza accumulare calore residuo. Questa tecnologia renderebbe molto più facile usare i laser come arma per colpire da lontanissimo: perfino un satellite.

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