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Il Foglio Rassegna Stampa
16.05.2023 Francia, dopo Samuel Paty il terrore intellettuale funziona
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 16 maggio 2023
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Parla Bergeaud-Blackler, accademica scortata»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 16/05/2023, a pag. 1, l'analisi di Giulio Meotti dal titolo “Parla Bergeaud-Blackler, accademica scortata”.

A destra: Florence Bergeaud-Blackler

Informazione Corretta
Giulio Meotti

Roma. “Ripetiamolo, perché sia tutto molto chiaro: siamo nel cuore dell’Europa, non a Kabul o a Teheran. Il terrore ha funzionato. Ci sono state imposte la censura e l’autocensura. Una tale determinazione a ribaltare la situazione è segno di una profonda destabilizzazione dei nostri valori. Il terrore ci sconvolge e ci rende più permeabili a una post-verità orwelliana”. Così l’antropologa francese Florence Bergeaud-Blackler nel suo nuovo libro, “Le Frérisme et ses réseaux. L’Enquête”, con la prefazione di Gilles Kepel. La studiosa del Cnrs francese Bergeaud-Blackler racconta che “i Fratelli musulmani ritengono che le società europee deboli in termini di valori saranno trasformate da un’abile combinazione di conquista dei cuori e delle menti, e dalla guerra”. Non appena il libro è stato pubblicato, ricercatori e attivisti hanno criticato il lavoro dell’antropologa, definendola “islamofoba”. “Calunnie, insulti e diffamazione, non me l’aspettavo”, confida la ricercatrice al Monde. “Florence Bergeaud-Blackler, una ricercatrice presa di mira dai barbuti”, titola Charlie Hebdo, che di minacce di morte se ne intende. Dall’uscita del libro, tre denunce sono state presentate alla procura di Parigi per minacce di morte, precisa il suo avvocato, Thibault de Montbrial. “Attorno a lei si è creato un ciclo simile a quello che ha portato al martirio di Samuel Paty: viene denigrata professionalmente, poi viene chiamata ‘islamofoba’, cosa che le punta un bersaglio alle spalle. Ed è proprio questa esposizione che può generare il passaggio all’atto di un individuo o di un gruppo”. In testa al gruppo degli accusatori l’islamologo François Burgat, direttore di ricerca emerito al Cnrs, che ha subito attaccato il libro, fonte a suo dire di “razzismo scientifico”. Tuttavia, è stato il governo francese a reagire per primo alla minaccia. La scorsa settimana il ministro dell’Interno Gérald Darmanin ha annunciato che incontrerà l’accademica, a poche ore dalla cancellazione di una sua conferenza alla Sorbona per generiche minacce alla sicurezza (la preside della facoltà di Lettere, Béatrice Perez, aveva chiesto la “sospensione” dell’evento per non “gettare benzina sul fuoco”). Bergeaud-Blackler è andata in tv per dire: “C’è un tabù nell’università sull’islamismo che rende la ricerca quasi impossibile dalla decapitazione di Samuel Paty, chi resisteva ancora ha una tale paura che si è quasi arreso”. “Il mio convegno del 12 maggio è stato ‘sospeso’ dal preside della facoltà di Lettere della Sorbona, poi, sotto pressione mediatica, rinviato al 2 giugno”, racconta Bergeaud-Blackler al Foglio. “Che questa forma di censura avvenga in un’università antichissima, nella terra di Voltaire e dell’Illuminismo, dove la ricerca e il dibattito dovrebbero essere garantiti e tutelati, è ovviamente emblematico e sintomatico dell’ampiezza del problema. Ecco perché non ci sono quasi più studiosi che lavorano sull’islamismo. Senza la protezione della polizia, non potrei più lavorare”. Ci sono diverse spiegazioni: “Paura, mancanza di rispetto per la ricerca e insegnanti che non sono più veramente difesi dagli attivisti. Va ricordato che la Fratellanza musulmana si è sviluppata dai campus e questo non è banale. Il mondo accademico – gli studenti e gli insegnanti che non sono quasi mai usciti da quell’ecosistema – è molto permeabile alle idee rivoluzionarie decostruzioniste e relativiste, comprese le ideologie più incoerenti e poco interessate al rigore scientifico, come vediamo oggi con quello che viene chiamato il movimento woke”. Nel suo libro, Bergeaud-Blackler racconta il progetto dell’islam politico. “Chiamo Fratellanza una forma di islam politico-religioso che si è sviluppato nelle società democratiche secolarizzate degli anni Sessanta”, ci dice ancora l’accademica. “Lo distinguo dall’islamismo per i suoi mezzi e il suo obiettivo. In sintesi, la Fratellanza vuole fondare l’islam globalizzato eludendo la politica e usando l’economia e la società globalizzate, la cultura, soft law e soft power, mentre i partiti islamisti vogliono conquistare il potere politico degli stati attraverso le urne o la rivoluzione. Lo spirito della Fratellanza è quello di adattare l’ambiente al’islam piuttosto che adattare l’islam all’ambiente. Hanno dichiarato l’Europa ‘terra del contratto’ (dar el ahd) e hanno dispiegato le loro attività da diversi centri islamici tra cui Svizzera, Germania, Francia e Regno Unito. Hanno aperto ‘associazioni culturali islamiche’ e quindi si sono integrati nel panorama associativo. Troviamo gli alleati politici della Fratellanza a sinistra, il che non impedisce ai funzionari eletti di destra di scendere a compromessi con l’islamismo attraverso il clientelismo”.

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