sabato 28 gennaio 2023
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Ecco l'Israele che non ti aspetti (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Il Foglio Rassegna Stampa
21.01.2023 Berlino non sblocca i Leopard
Analisi di Cecilia Sala

Testata: Il Foglio
Data: 21 gennaio 2023
Pagina: 1
Autore: Cecilia Sala
Titolo: «Tra Ramstein e il fronte»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 21/01/2023, a pag.1, con il titolo "Tra Ramstein e il fronte", l'analisi di Cecilia Sala.

Cecilia Sala (@ceciliasala) | Twitter
Cecilia Sala

Ukraine's
Churchill & Zelensky

Roma. “Dobbiamo darci una mossa”, ha detto ieri Volodymyr Zelensky all’apertura del vertice degli alleati di Kyiv a Ramstein, in Germania. Il capo del Pentagono, Lloyd Austin, ha aggiunto: “Gli ucraini ci stanno guardando, il Cremlino ci sta guardando e la storia ci sta guardando”. Zelensky è meno retorico e ha una richiesta secca: “Ci servono i carri armati”. Per ora, non ha ottenuto né quelli migliori del mondo – i Leopard tedeschi – né gli Abrams americani. Il cancelliere Olaf Scholz non ha preso una decisione né sull’invio di Leopard da parte di Berlino né su quelli in possesso di altri eserciti europei: la Polonia ha detto che in qualche modo cercherà di mandare i suoi anche senza il via libera di Scholz, e ci sono state manifestazioni di protesta contro il cancelliere sia a Berlino che in altre capitali europee. Se Zelensky non ha ottenuto i carri armati, sta però ricevendo molte armi (e molte informazioni) pensate su misura per la sua controffensiva. Sono utili per spezzare le difese russe lungo i 1.300 chilometri di linea del fronte questa primavera, o prima. Oltre ai veicoli da combattimento modello Bradley, gli Stati Uniti ne manderanno quasi cento del tipo Stryker: sono meno potenti dei carri armati e la blindatura che protegge le truppe è meno spessa, però sono più veloci, più silenziosi, più semplici da usare e trasportano un numero maggiore di soldati. Il generale americano in pensione Mark Hertling, che all’inizio degli anni Duemila comandava la prima brigata americana a utilizzare gli Stryker, ha detto che chiedere i carri armati pesanti è legittimo, ma snobbare veicoli da combattimento come questi sarebbe un’idiozia. Hertling racconta che anche i soldati americani in Iraq e Afghanistan all’inizio preferivano i carri armati, ma la predilezione è durata solo fino a quando non hanno scoperto quanto fossero funzionali e agili gli Stryker e che, a un certo punto, li volevano tutti: anche le forze speciali per le operazioni più rischiose. La manutenzione degli Abrams è complicata e questi carri armati funzionano con un carburante particolare che è più simile a quello che si usa per gli aerei che a quello che si trova alle pompe di benzina (ciò comporta una serie di problemi per reperire la miscela adatta e trasportarla). “Invece i soldati che hanno usato gli Stryker dicono che la manutenzione è semplice e rapida”. Gli Stryker consumano il carburante per auto e in quantità limitata (la logistica diventa più semplice) e quando si impantanano nel fango è molto più facile tirarli fuori. “Insieme alle decine di migliaia di nuove munizioni per l’artiglieria e agli Himars, questo tipo di mezzi può fare la differenza nella prossima controffensiva”, dice Hertling. I militari americani parlano più spesso del prossimo passo della controffensiva ucraina che della prossima offensiva russa e ipotizzano che avvenga anche prima della primavera. Kyiv è ancora in vantaggio sul campo di battaglia e dovrebbe sfruttarlo anticipando la riorganizzazione di Mosca. Le macchine per ripulire il terreno dalle mine – protagoniste sia del pacchetto di aiuti militari svedese da 400 milioni di euro che di quello americano da due miliardi e mezzo di dollari – servono dopo una riconquista e sono un altro segnale che è ai futuri territori liberati che si pensa a Ramstein, più che a un’Ucraina in difesa e ai possibili e non molto rilevanti arretramenti in Donbas. La mossa più attesa è la creazione di un corridoio ucraino che spezzi quello occupato dai russi all’inizio dell’invasione: è nella fascia sud, costeggia il mare d’Azov e poi il fiume Dnepr, collega il territorio della Federazione russa alla Crimea occupata passando per la città-simbolo della guerra, Mariupol, e per la nuova capitale dei partigiani ucraini, Melitopol. Il nuovo pacchetto di armi è pensato soprattutto per questo. I Bradley americani sono veicoli corazzati con dei cannoni potenti da 25 millimetri montati sopra e con dei missili guidati adatti a distruggere i carri armati dei russi: sono pensati per muoversi in un territorio pericoloso e sono utili per provare a raggiungere l’autostrada M14. La M14 è una sintesi del corridoio che gli ucraini dovrebbero recuperare, lo percorre partendo da Kherson per poi raggiungere Melitopol a circa metà strada e alla fine arrivare a Mariupol. La controffensiva che si immaginano gli americani prevede di usare varie tipologie di armi in un attacco combinato: Kyiv dovrebbe puntare le linee di difesa russe dentro quel corridoio sparando da nord con gli aerei e con gli Himars, poi usare i nuovi mezzi blindati per portare fino alla M14 le proprie truppe. I soldati di Putin schierati in quella zona possono contare su una retrovia piuttosto sicura come la Crimea, lì ci sono le loro basi, i depositi di armi che vengono continuamente riforniti e decine di migliaia di colleghi a presidiare il territorio. E’ urgente indebolire quella retrovia ed è soprattutto nell’ottica di riconquistare Melitopol e Mariupol che andrebbe letto il cambio di visione della Casa Bianca: l’Amministrazione Biden ancora a dicembre considerava gli attacchi ucraini in Crimea rischiosi, adesso – secondo il New York Times – è pronta ad appoggiarli. Gli analisti se lo spiegano con nuove informazioni di intelligence che gli americani hanno ottenuto di recente e che mostrano una Russia più debole del previsto. Forse sono le stesse informazioni che il direttore della Cia ha portato a Zelensky nel loro incontro della settimana scorsa.

Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@ilfoglio.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT