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Il Foglio Rassegna Stampa
09.01.2023 Difendere il mondo libero
Analisi di Robert Kagan

Testata: Il Foglio
Data: 09 gennaio 2023
Pagina: 5
Autore: Robert Kagan
Titolo: «Difendere il mondo libero»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 09/01/2023, a pag. 5, con il titolo 'Difendere il mondo libero' il commento di Robert Kagan.

Robert Kagan | Aspen Ideas
Robert Kagan

Prima del 24 febbraio 2022, la maggior parte degli americani concordava sul fatto che gli Stati Uniti non avessero interessi vitali in gioco in Ucraina. “Se c’è qualcuno in questa città che sostiene che dovremmo prendere in considerazione l’idea di entrare in guerra con la Russia per la Crimea e per l’Ucraina orientale”, aveva detto nel 2016 l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama in un’intervista all’Atlantic, “che lo dica”. Lo fecero in pochi. Il consenso è però cambiato quando la Russia ha invaso l’Ucraina. All’improvviso, il destino dell’Ucraina è diventato abbastanza importante da giustificare una spesa di miliardi di dollari in risorse e da sopportare l’aumento dei prezzi del gas; abbastanza importante da espandere gli impegni di sicurezza in Europa, compreso l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato; abbastanza da rendere gli Stati Uniti un co-belligerent virtuale nella guerra contro la Russia, con conseguenze ancora da vedere. Questi passi hanno finora goduto di un sostanziale sostegno in entrambi i partiti politici e nell’opinione pubblica. Un sondaggio dell’agosto scorso mostrava che quattro americani su dieci sono favorevoli all’invio di truppe statunitensi per aiutare a difendere l’Ucraina, se necessario, anche se l’Amministrazione Biden ripete che non ha intenzione di farlo. L’invasione della Russia ha cambiato la visione degli americani non soltanto dell’Ucraina, ma anche del mondo in generale e del ruolo degli Stati Uniti. Per più di una decina di anni prima dell’invasione russa e con due diversi presidenti, il paese ha cercato di ridurre i propri impegni all’estero, anche in Europa. Secondo il Pew Research Center, la maggioranza degli americani ritiene che gli Stati Uniti debbano “farsi gli affari propri a livello internazionale e lasciare che le altre nazioni se la cavino come meglio possono”. Secondo il sondaggista Andrew Kohut, l’opinione pubblica americana si sentiva “poco responsabile e poco incline ad affrontare i problemi internazionali che non sono visti come minacce dirette all’interesse nazionale”. Eppure oggi gli americani si trovano ad affrontare due controversie internazionali che non rappresentano una minaccia diretta all’“interesse nazionale” comunemente inteso. Gli Stati Uniti si sono uniti a una guerra contro una grande potenza aggressiva in Europa e hanno promesso di difendere un’altra piccola nazione democratica contro una grande potenza autocratica in Asia orientale. L’impegno del presidente Joe Biden a difendere Taiwan in caso di attacco – “un’altra azione simile a quanto accaduto in Ucraina”, l’ha definita Biden – è diventato più netto dopo l’invasione della Russia in Ucraina. Gli americani ora vedono il mondo come un posto più pericoloso. In risposta, i budget della difesa stanno aumentando (marginalmente); le sanzioni economiche e i limiti al trasferimento di tecnologia stanno aumentando; le alleanze vengono rafforzate e ampliate.

La storia si ripete
La guerra in Ucraina ha messo in luce il divario tra il modo in cui gli americani pensano e parlano dei loro interessi nazionali e il modo in cui si comportano effettivamente nei momenti di crisi. Non è la prima volta che la percezione degli interessi degli americani cambia in risposta agli eventi. Per più di un secolo, il l’America ha oscillato in questo modo, passando da periodi di ripiegamento, indifferenza e disillusione a periodi di impegno globale e interventismo. Gli americani erano determinati a rimanersene fuori dalla crisi europea dopo lo scoppio della guerra nell’agosto del 1914, per poi inviare milioni di truppe a combattere nella Prima guerra mondiale tre anni dopo. Erano determinati a rimanersene fuori dalla crescente crisi europea degli anni Trenta, per poi inviare molti milioni di persone a combattere nella Seconda guerra mondiale, dopo il dicembre 1941.

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lettere@ilfoglio.it

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