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Il Foglio Rassegna Stampa
04.01.2023 Putin il criminale
Analisi di Micol Flammini

Testata: Il Foglio
Data: 04 gennaio 2023
Pagina: 1
Autore: Micol Flammini
Titolo: «Cosa cambia per Putin con la svolta sulla produzione delle armi»

Riprendiamo dal FOGLIO  di oggi, 04/01/2023, a pag. 1, con il titolo "Cosa cambia per Putin con la svolta sulla produzione delle armi", l'analisi di Micol Flammini.

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Micol Flammini

Ucraina: Putin come Hitler? — L'Indro

Roma. Nella città russa di Samara un gruppo di cittadini si è ritrovato martedì nella piazza principale, Piazza Slavy. Con i fiori rossi in mano commemoravano i soldati morti a Makiivka, nella regione ucraina di Donetsk. Gli uomini erano stati raggruppati in un unico edificio, una scuola usata come base militare e colpita dall’esercito di Kyiv. Molti dei soldati venivano dalla regione di Samara, lungo il fiume Volga, ma i cittadini che si erano raccolti per ricordarli non avevano alcuna intenzione di manifestare contro la guerra o contro i comandanti che avevano preso la decisione sconsiderata di esporli, tutti insieme, a un bombardamento nemico. La loro presenza era anzi a sostegno del Cremlino e ascoltavano con attenzione le parole di una donna in pelliccia e con il capo coperto da un fazzoletto bianco, Ekaterina Kolotovkina. “Non dormo da tre giorni e neppure Samara ha dormito. E’ tutto molto difficile e spaventoso, ma non possiamo lasciarci spezzare”. Kolotovkina è la moglie del tenente generale Andrei Kolotovnik, ha ricevuto lodi e premi da parte del Cremlino e davanti ai cittadini vestiti a lutto ha detto di aver chiesto a suo marito vendetta dopo aver saputo del bombardamento di Makiivka. La sua rabbia composta non era diretta al presidente Vladimir Putin, ma all’occidente “intero che si è mobilitato con il fine di distruggere noi e i nostri figli” e non ha lasciato altra scelta ai russi se non combattere. L’attacco a Makiivka ha dimostrato, ancora una volta, le debolezze dell’esercito russo, Putin non ha commentato, ma ha chiesto al ministro della Difesa di presentargli entro il primo febbraio un rapporto dettagliato sulle forniture di armi ai soldati. Fucili, munizioni, equipaggiamento, ha chiesto di essere informato sulle condizioni del suo esercito. Dall’inizio dell’invasione, Putin si è comportato non soltanto come il presidente, ma come lo stratega di quella che chiama “operazione militare speciale”, ma gli analisti russi e internazionali nutrono forti dubbi sul fatto che Putin venga costantemente informato sulle condizioni reali del suo esercito. Lamentele dal fronte per l’equipaggiamento vecchio e scarso arrivano dall’inizio dell’invasione e soltanto adesso il capo del Cremlino avrebbe chiesto dettagli e precisazioni sulle forniture. Più che alle armi, gli ucraini guardano invece con attenzione a un altro dato: i missili. Il capo dell’intelligence militare di Kyiv, Kyrylo Budanov, ha detto che a Mosca rimangono scorte sufficienti soltanto per un paio di attacchi su larga scala e che sta ridimensionando il numero dei missili utilizzati, da circa ottanta a una ventina. L’obiettivo dei bombardamenti martellanti di Mosca è piegare la popolazione, rendere il paese inospitale, gelido, ma finora gli abitanti, tra enormi sacrifici, sono sempre riusciti se non a ricostruire quello che gli attacchi distruggono, a ripristinare la rete elettrica contro cui si accanisce la Russia. Se le capacità dell’esercito russo erano state sopravvalutate all’inizio dell’invasione, la capacità di Mosca di produrre armi era stata sottovalutata e, anche se gli attacchi missilistici non vengono perpetrati con la frequenza che vorrebbe il Cremlino, continuano a essere fitti e ieri il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha detto che Mosca sta pianificando un pesante attacco con i droni iraniani. Il centro della produzione di armi in Russia è il conglomerato statale Rostec, guidato da Sergei Chemezov. Raggruppa le oltre quattrocento aziende che erano attive prima del 2007 nell’ambito militare ed è stata uno dei punti di orgoglio di Putin, che ne ha disposto la creazione. Chemezov ha detto che le fabbriche della Rostec – fino al 2012 chiamata Rostechnologii – lavorano ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, e il loro personale, per rispettare i contratti statali, ha anche rinunciato ai giorni di festa durante il Natale. A novembre era stato Putin a chiedere di aumentare la produzione e anche la qualità delle attrezzature e aveva disposto la creazione di un consiglio speciale che si occupasse di aumentare le forniture di equipaggiamento e missili: ne vengono prodotti circa cinquanta al mese. Tutta la Russia si sta trasformando, neppure troppo lentamente, in un paese in stato di guerra: le fabbriche aperte continuamente, le veglie per i soldati, gli ospedali civili trasformati in ospedali militari.

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