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Il Foglio Rassegna Stampa
29.11.2022 Il piano Iran/Cina per bloccare il dissenso delle donne
Analisi di Cecilia Sala

Testata: Il Foglio
Data: 29 novembre 2022
Pagina: 1
Autore: Cecilia Sala
Titolo: «Repressione tech»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 29/11/2022, a pag.1, con il titolo "Repressione tech", l'analisi di Cecilia Sala.

Cecilia Sala (@ceciliasala) | Twitter
Cecilia Sala

Cina-Iran, alleati sulla Via della Seta

Roma. Due anni fa Teheran ha cominciato un programma per il controllo del dissenso studiato in collaborazione con Pechino. A settembre gli iraniani hanno iniziato le proteste più capillari e determinate da decenni prima che la Repubblica islamica avesse il tempo di implementare un sistema di sorveglianza e censura paragonabile a quello cinese. Ad agosto, per la prima volta, un ufficiale iraniano aveva ammesso la presenza di telecamere intelligenti piazzate negli uffici pubblici, agli incroci delle strade e dentro le fermate della metro, e aveva detto che sarebbero state usate per punire le donne che non indossano bene l’hijab. Due settimane dopo Mahsa Amini è morta nelle mani della polizia religiosa che l’aveva fermata per il velo mal messo in una di quelle stazioni della metropolitana. Il senso della sorveglianza era questo: anticipare la repressione di piazza portandola nelle case, per renderla invisibile ed evitare che il coraggio di alcuni contagiasse molti. Ma le proteste sono arrivate prima della sofisticata trasformazione tecnologica degli ayatollah che doveva permettergli di reprimere il dissenso “in privato”, senza clamore e senza lasciare prove troppo evidenti – con i video girati nelle strade in tutto il paese (dalle città conservatrici come Mashhad a quella sacra di Qom, alle regioni delle minoranze come Khuzestan, Kurdistan e Sistan-Baluchistan) – dell’odio che monta nei loro confronti e della propria risposta brutale. Al centro del programma per rendere ipersorvegliato il popolo iraniano – e soprattutto le donne – c’è una società che si chiama Tiandy, una delle leader mondiali della videosorveglianza collegata agli algoritmi che ha sede a Tientsin, a sud-est di Pechino. Tiandy, dal 2022, sta ridisegnando lo spazio pubblico iraniano – dalle banche ai parchi giochi – piazzando ovunque “occhi” del regime. Il 5 luglio il presidente Ebrahim Raisi aveva annunciato una stretta “su velo e castità” che nella pratica sarebbe poi stata affidata al ministero per la Promozione della virtù e la prevenzione del vizio. Un mese dopo le autorità ufficializzano la presenza delle telecamere intelligenti cinesi e dicono che saranno usate per punire le donne che non stanno attente a come si velano e a come si vestono, per esempio impedendo loro l’accesso agli sportelli bancari e agli uffici pubblici, e sospendendo o licenziando quelle che lavorano per lo stato. Alla fine di settembre, due settimane dopo la morte di Mahsa Amini, le proteste delle ragazze sono già cominciate e il capo della commissione Giustizia del Parlamento iraniano, Moosa Ghazanfarabadi, dice che bisogna sbrigarsi a rafforzare la presenza di telecamere per il riconoscimento facciale per ridurre gli scontri tra la polizia e i manifestanti. Lui avrebbe voluto che, dopo il primo corteo, si fosse evitato il secondo senza spargimenti di sangue evidenti ma seguendo questa tecnica: individuare i presenti e gli organizzatori, controllare la loro rete di contatti sui social, andarli a prendere a casa per strozzare la rivolta alla fonte. In questo momento in Iran sta accadendo un fatto insolito: la stampa conservatrice si lamenta che la repessione è fiacca rispetto al passato. E’ una posizione bizzarra da tenere da parte di giornali che appartengono alla fazione che ha occupato tutto il potere: i conservatori sono al governo, hanno la maggioranza qualificata in Parlamento, ovviamente occupano la massima istituzione della teocrazia con la Guida suprema Ali Khamenei e occupano anche il potere giudiziario – quindi, con chi ce l’hanno? Oltre alle crepe, alle lotte interne, alle proteste degli ultimi due mesi e mezzo hanno preso parte anche le ragazze delle scuole medie e dei licei: i pasdaran non hanno schierato le loro unità soprannominate “squadroni della morte” come avevano fatto nel novembre del 2019, quando le manifestazioni erano iniziate per l’aumento del prezzo della benzina e in piazza c’erano soprattutto maschi adulti e poveri. La “repressione tech” serviva a Teheran esattamente in casi come questi, per identificare i partecipanti e impedire i raduni senza dare troppo nell’occhio, ma i manifestanti si sono mossi prima che la polizia potesse costruirsi una mappa completa della dissidenza delle ragazze. Ora il regime vuole recuperare. Parlando con i giornalisti e rispondendo alle accuse della stampa conservatrice, il presidente della commissione Giustizia Ghazanfarabadi ha chiesto fiducia e tempo, e ha fatto una promessa che – alle orecchie dei manifestanti – è una minaccia: “La necessità di una massiccia presenza di polizia nelle strade sarà superata se i nostri sforzi per dotarci di tecnologie intelligenti, incluso il riconoscimento facciale basato sull’intelligenza artificiale, ora saranno accelerati”.

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