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Il Foglio Rassegna Stampa
24.11.2022 Come far cadere Putin
Analisi di Cecilia Sala

Testata: Il Foglio
Data: 24 novembre 2022
Pagina: 1
Autore: Cecilia Sala
Titolo: «Navi-robot in Crimea»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 24/11/2022, a pag.1, con il titolo "Navi-robot in Crimea", l'analisi di Cecilia Sala.

Cecilia Sala (@ceciliasala) | Twitter
Cecilia Sala

Guerra in Ucraina, le notizie di oggi. Zelensky: «Kherson è nostra,  giornata storica». Mosca: «La nostra ritirata non è un'umiliazione»

Putin terrorista hi-res stock photography and images - Alamy

Roma. Mosca aveva incolpato Kyiv e Londra per gli attacchi in Crimea e, oltre alle bombe sui civili alle otto di mattina di un lunedì, la reazione del Cremlino era stata sospendere l’accordo sull’esportazione di grano attraverso il Mar Nero. Una interruzione durata poco, poi l’accordo è stato rinnovato perché tenerlo in vita è nell’interesse di tutti. Per attacchi in Crimea si intendono sia il sabotaggio ucraino al ponte di Kerch, sia quello con dei droni marittimi (delle piccole imbarcazioni scure lunghe cinque metri e mezzo, senza pilota, con un carico esplosivo e una telecamera sul dorso) a Sebastopoli, la città più importante della Crimea e la sede della flotta russa del Mar Nero. Le accuse a Londra riguardano solo questo secondo tipo di operazioni, e le navi-robot. A Ochakiv – il punto sulla costa nel territorio controllato da Kyiv da cui sarebbe più logico far partire un attacco verso la Crimea – c’è la più preziosa base navale ucraina. Una struttura militare moderna e ultraccessoriata, costruita dagli americani con l’aiuto del Regno Unito secondo gli standard della Nato. Doveva essere completata nel 2024 ma è entrata in funzione in anticipo per ragioni di necessità. Ad aprile è filtrato alla stampa un documento in cui le spie inglesi chiedevano al governo britannico di sostenere gli ucraini nelle operazioni di ricognizione delle coste controllate dai russi in quell’area. La guerra di Vladimir Putin all’Ucraina è cominciata nel 2014 e nel momento in cui il presidente russo ha annesso illegalmente la penisola dopo averla occupata con i carri armati, ha anche rubato a Kyiv la base della sua Marina militare e la sua flotta, che abitavano in Crimea. A quel punto l’Ucraina aveva chiesto aiuto alla Nato per ricostituire la propria presenza militare nel mare e Ochakiv ne è il risultato. Fonti militari ucraine sentite dal Foglio, per evidenti ragioni di retorica di guerra (messaggi da mandare al nemico), preferiscono restare anonime quando dicono che “minacciare la Crimea non ha come unico possibile scopo quello di preparare un assalto lì”: farlo è funzionale a rendere più difficili e rischiosi i rifornimenti di armi che poi arrivano nelle zone occupate nel 2022 “e c’è anche un’utilità, diciamo, psicologica”, nell’ambito della guerra psicologica da fare a Vladimir Putin per costringerlo a cedere. Che i generali di Mosca siano capaci di rinunce penose per loro lo si è già visto nella ritirata da Kyiv a marzo e in quella da Kherson a novembre. Portando all’estremo il ragionamento sull’utilità di tenere sotto tiro la penisola: il Cremlino sa fare delle rinunce, ma considera la Crimea irrinunciabile e gli attacchi in Crimea un’umiliazione intollerabile; mantenere la pressione su un punto tanto sensibile serve a farlo cedere sul resto (pur di far cessare le minacce alla conquista più vecchia e a cui è più affezionato). L’impatto sui russi di un bombardamento in Crimea è imparagonabile a quello di qualsiasi evento nel resto dell’Ucraina. Martedì sera c’è stato un altro bombardamento a Sebastopoli. Secondo la Difesa britannica, i comandanti russi sono preoccupati e si sentono vulnerabili anche in altre zone costiere in Russia. Tre giorni fa ci sarebbe stato un attacco a un terminal petrolifero a Novorossijsk, una città portuale nel sud della Federazione e vicina allo stretto di Kerch. Per gli esperti il primo indiziato è di nuovo il drone marino che era comparso per la prima volta a settembre incastonato tra gli scogli di Sebastopoli e che a ottobre aveva bombardato le navi russe affondando almeno una nave piccola e forse danneggiandone una molto grande, la fregata Makarov. Guardando il mare in una giornata di cielo terso, dalla base ucraina di Ochakiv si vedono due obiettivi militari all’orizzonte: uno più lontano, la Crimea, uno vicinissimo, la lingua di terra di Kinburn. Kinburn è un punto strategico ed è quello dove la fine del fiume Dnipro si apre al Mar Nero: è occupato. A due settimane dal ritiro da Kherson, gli ucraini starebbero provando a riprendersi quel pezzo di terra. Kyiv potrebbe aver meditato delle distrazioni per tenere impegnati i russi, per evitare che esista un fianco “rilassato” del fronte che permetterebbe ai soldati di concentrarsi tutti in un altro punto dove costruire le condizioni per sfondare. Se poi avvenisse davvero la liberazione, farebbe crollare il principio secondo cui i russi a est del fiume Dnipro sono al sicuro, metterebbe le linee di rifornimento dei russi che passano dalla Crimea e sbucano a nord nel raggio d’azione delle armi ucraine e avvicinerebbe le truppe di Kyiv alla penisola per mettere più paura a Putin. Secondo la stessa filosofia, Zelensky ha appena annunciato che la colletta online per dotarsi di una vera grande flotta di navi-robot, i droni marittimi che si comandano via radio e sono diventati fondamentali nel sud, ha già raggiunto adesioni da 93 paesi del mondo tra donatori istituzionali, imprese e privati cittadini generosi.

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