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Il Foglio Rassegna Stampa
09.11.2022 'Goncourt antisemita'. E il blasone letterario finisce nella bufera
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 09 novembre 2022
Pagina: 2
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «'Goncourt antisemita'. E il blasone letterario finisce nella bufera»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 09/11/2022, a pag. 2, l'analisi di Giulio Meotti dal titolo '''Goncourt antisemita'. E il blasone letterario finisce nella bufera''.

Informazione Corretta
Giulio Meotti

Maalouf: «Generosità è la parola del futuro»
Amin Maalouf

Roma. Amin Maalouf, lo scrittore vincitore di un Goncourt con passaporto libanese e francese, non aveva trovato nulla di strano nel rilasciare un’intervista al canale israeliano i24. Sono arrivate richieste di privarlo della cittadinanza libanese, di metterlo a processo, di fargli la pelle. Il regista libanese Ziad Doueiri aveva girato alcune scene in territorio israeliano. La polizia libanese lo ha atteso all’aeroporto di Beirut di ritorno dalla mostra del cinema di Venezia. Doueiri è stato arrestato e interrogato dal tribunale militare, accusato di “collaborazionismo con Israele”. Boualem Sansal, il grande scrittore algerino di 2084, avrebbe dovuto ricevere il Prix du Roman Arabe, il premio al maggiore romanzo arabo in Francia, per il libro Rue Darwin, edito da Gallimard. Ma la giuria ha annullato il riconoscimento. Motivo? Un viaggio di Sansal a Gerusalemme, per partecipare al festival letterario di Mishkenot Shaananim.

Adesso la polemica investe lo stesso Goncourt, il più blasonato premio letterario francese. L’8 ottobre il ministro della Cultura libanese, Mohammed Mortada, vicino a Hezbollah, ha scritto di non per poter permettere che “si apra la porta alla cultura sionista”. Poi il quotidiano Al Akhbar, vicino a Hezbollah, ha pubblicato un articolo dal titolo: “Beirut resiste ai sionisti”. Il riferimento era a Selim Nassib, scrittore francese di origine ebraica libanese, uno dei quattro degli otto giurati del Goncourt che dovevano recarsi a Beirut per il Beirut Books, un evento culturale durante il quale verranno annunciati dalla capitale libanese i quattro finalisti del Goncourt 2022 e organizzato dall’ambasciata francese in Libano. Nassib decide di annullare il viaggio per “motivi di sicurezza”. Anche Pierre Assouline, Tahar Ben Jelloun, Pascal Bruckner ed Eric-Emmanuel Schmitt restano a Parigi, mentre Didier Decoin, Philippe Claudel, Camille Laurens e Paule Constant volano nella capitale libanese il 24 ottobre. Proprio come cento autori invitati dagli organizzatori. E scoppiano le polemiche. Le osservazioni più dure vengono da Philippe Val, l’ex direttore di Charlie Hebdo, che scrive un editoriale dal titolo: “Quando Hezbollah premia il Goncourt”. Il giornalista castiga Philippe Claudel, segretario del premio, parlando dell’“onore perduto del Goncourt”. L’ambasciatrice di Israele in Francia, Yaël German, pubblica un comunicato in cui dice che andare a Beirut in quelle condizioni è “un terribile affronto ai valori di libertà, tolleranza e apertura che caratterizzano la Repubblica francese” e accusa gli scrittore andati a Beirut di essere “complici dell’antisemitismo”. Pierre Assouline, uno dei maggiori critici letterari, dice che “avremmo voluto più solidarietà”. Sull’Express, la scrittrice di origine iraniana Abnousse Shalmani commenta: “Quanta codardia per così poco umanesimo. Come la letteratura è stata in gran parte silenziosa dopo l’attacco a Salman Rushdie, preferendo un micidiale antirazzismo di nicchia all’umanesimo universalista. Una vergognosa capitolazione all’antisemitismo, che è tornato a essere popolare in nome della paura. La paura di danneggiare l’illusione della convivenza. La letteratura ha perso, l’antisemitismo ha vinto e non possiamo che applaudire gli scrittori che hanno rifiutato di inginocchiarsi”. Specie se si considera che la scrittrice francese Annie Ernaux, ultimo Nobel per la letteratura, è una convinta sostenitrice del boicottaggio di Israele. Ernaux ha firmato una lettera chiedendo il boicottaggio del concorso musicale Eurovision a Tel Aviv e un appello per chiedere il rilascio di Georges Abdallah, che ha fondato le Fazioni armate rivoluzionarie libanesi e condannato all’ergastolo per l’assassinio nel 1982 dell’addetto militare statunitense Charles Ray e del diplomatico israeliano Yaakov Bar-Simantov davanti alla moglie e alla figlia di otto anni.

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